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L’avvocato Olmi: “È incostituzionale revocare la patente automaticamente in caso di guida in stato di ebbrezza”

Il noto legale fiorentino con le colleghe Sara Palandri e Irene Cecchi ha presentato ricorso

Revocare automaticamente la patente in caso di guida in stato di ebbrezza, con l’aggiunta di soli danni materiali in caso di incidente, è incostituzionale.

È una questione di illegittimità costituzionale quella sollevata dall’avvocato Antonio Olmi, del foro di Firenze, con le colleghe Sara Palandri e Irene Cecchi, che  hanno depositato ieri (19 febbraio) un ricorso in Cassazione contenente una questione di legittimità costituzionale della revoca della patente quale sanzione accessoria nei casi di guida in stato di ebbrezza aggravato dall’incidente, ma senza danni alle persone.

Questo il caso. 

Il loro assistito il 10 aprile 2019 veniva colto in stato di ebbrezza alcolica, colpendo con la propria autovettura un semplice specchietto di altro automobilista, La legge è chiara sul punto: trattasi incidente a tutti gli effetti e, pertanto, l’articolo 186 comma 2 bis del codice della strada prevede che il giudice applica in via automatica la revoca della patente al pari di chi nelle stesse condizioni causa un danno alle persone.

La Consulta ha già avuto modo di pronunciarsi sempre su stimolo dello stesso pool di legali nel 2019 quando oggetto della censura era in quel caso  la revoca automatica del titolo di guida in caso di lesioni stradali e omicidio stradale non aggravati. Con la nota sentenza 88/2019 La Corte Costituzionale ha restituito al Giudice il potere di valutare caso per caso se applicare o meno una sanzione accessoria cosi grave.

“In questo caso, pur trattandosi di fattispecie di reato diversa, il principio di diritto che si intende tutelare è il medesimo – commenta l’avvocato Olmi –  Non si possono disciplinare allo stesso modo situazione ontologicamente e giuridicamente dissimili come il caso di chi urti contro uno specchietto di una autovettura e chi invece provochi un danno materiale di grave entità”

L’intento perseguito dai legali è quelli di restituire al giudice e solo a lui il compito di commisurare la sanzione accessoria alle circostanze del caso specifico in modo ragionevole e costituzionalmente orientato.

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