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Il caso Tortora nelle lettere alla compagna al Verzura foto

Cara Francesca, mi sento umiliato fino al midollo. Roma, carcere di Regina Coeli, 23 giugno 1983: Enzo Tortora, 54 anni, spedisce incredulo la sua prima lettera alla compagna Francesca Scopelliti.
45 lettere per raccontare 7 mesi di carcere che adesso sono un libro (Lettere a Francesca, Pacini Editore), con una prefazione di Beniamino Migliucci, presidente dell’Unione delle camere penali.

Ieri sera (21 agosto) appuntamento al Teatro di Verzura di Borgo a Mozzano con Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora, per parlare dell’errore giudiziario che coinvolse il popolare presentatore, diventato poi grande leader politico della battaglia per una giustizia giusta, culminata con la vittoria schiacciante (poi tradita dal Parlamento) del referendum per la responsabilità civile dei magistrati.
A quasi trent’anni dalla morte di Enzo Tortora, la sua compagna Francesca Scopelliti consegna alla memoria degli italiani una selezione delle lettere che il celebre giornalista e presentatore televisivo le scrisse dall’inferno del carcere.
Il volume nasce dall’incontro di Francesca Scopelliti e della Fondazione Enzo Tortora con l’Unione delle camere penali italiane e si propone come uno strumento per continuare la battaglia politica che un uomo ha combattuto fino all’ultimo insieme al suo Partito per l’affermazione della responsabilità civile dei magistrati, della terzietà del giudice, della separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante nonché della cultura di un processo penale che non venga inquinato dal circo mediatico-giudiziario.
“Sicuramente lo faremo leggere nelle nostre scuole”, ha detto il sindaco Patrizio Andreuccetti. Un libro che rivela sentimenti, speranze e paure di un imputato che è diventato un simbolo e che contiene pensieri validissimi ancora oggi.

Frida Morganti

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