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Lotta allo spopolamento e recupero colture abbandonate, ok alle risoluzioni della commissione per le aree interne

Di qui alla fine del 2025 verranno immessi circa 340 milioni di nuove risorse

Due proposte di risoluzione unanimi a sostegno delle aree svantaggiate della Toscana e l’audizione della vicepresidente della Regione, Stefania Saccardi. È questo il risultato dei lavori della commissione per il sostegno, la valorizzazione e la promozione delle aree interne della Toscana, di ieri pomeriggio (11 ottobre), presieduta da Marco Niccolai (Pd). Una delle proposte di risoluzione approvate all’unanimità sarà inserita direttamente nell’ordine del giorno del consiglio regionale che si apre questo pomeriggio.

“Attivare una fiscalità di vantaggio per le aree interne al fine di combattere lo spopolamento e dare nuove opportunità di lavoro soprattutto ai giovani”, questo l’obiettivo dell’atto d’indirizzo. La fiscalità di vantaggio consiste nell’insieme delle disposizioni tributarie studiate per fornire incentivi a particolari aree geografiche di uno stato, o a settori sociali e imprenditoriali, per favorirne lo sviluppo. Il governo nazionale ha approvato un disegno di legge delega lo scorso martedì 5 ottobre per la revisione del sistema fiscale, il riequilibrio territoriale tra aree interne e centrali è tra le priorità dell’azione di governo della Toscana. Una fiscalità di vantaggio per le aree interne, insulari e i comuni di montagna risulta opportuna, si legge nella risoluzione, al fine di attrarre e far rimanere nei territori imprese e cittadini. Favorire il ripopolamento dei borghi delle aree interne, insulari e montane, introdurre misure che incentivino l’apertura di botteghe e negozi, sostenere la riqualificazione urbana e abitativa oltre che il potenziamento dei servizi essenziali sui territori. La risoluzione impegna la giunta regionale “ad attivarsi nei confronti del governo, e in prospettiva del parlamento” per fare in modo che siano inserite specifiche agevolazione fiscali nella complessiva riorganizzazione del fisco. La cosiddetta fiscalità di vantaggio, per le aree interne, insulari e i comuni di montagna, appunto, con l’obiettivo di combattere fenomeni di spopolamento e favorire l’insediamento di imprese.

L’audizione della vicepresidente della regione (con delega ad agricoltura, sviluppo rurale, foreste, politiche per la montagna e aree interne), Stefania Saccardi, è stata incentrata sulle tipologie di territori a cui sono soggetti alcuni interventi del programma di sviluppo rurale, “con particolare riferimento alle aree leader delle zone parzialmente montane”. Questo, a seguito della mozione approvata dal consiglio regionale e anche su sollecitazione dei consiglieri Vittorio Fantozzi (Fratelli d’Italia) ed altri, come ha spiegato il presidente Niccolai.

Si è parlato delle indennità compensative per la aree montane svantaggiate, della questione del ricambio generazionale in agricoltura, dei temi inerenti alla forestazione. La vicepresidente ha ricordato che “Il biennio 2021-22 è in una sorta di deroga del Feasr-Psr 2014-20”, che le aree sono classificate in cinque tipologie, sulla base di criteri definiti a livello nazionale e che grazie alla recente iniezione di risorse, saranno finanziate tutte le domande presentate per bando sul biologico (dotazione innalzata a 72milioni di euro), per le zone montane (misura 13,1 del Psr)  e per quelle soggette a vincoli naturali o ad altri vincoli specifici (misura 13,2), la cui dotazione finanziaria è stata portata da 3milioni a oltre 21 milioni (circa 10 milioni e mezzo per ciascuna misura). Quanto alla “suddivisione territoriale delle aree cosiddette leader – ha ricordato la vicepresidente Saccardi –, abbiamo innalzato la dotazione per da 10 a 17milioni. Stiamo ora aspettando che la commissione europea ci dia il via libera: confidiamo che verso la metà di ottobre si possa avere la certificazione della regolarità della nostra proposta e a novembre la calendarizzazione dei bandi, con modulistica già predisposta”.

La Toscana ha deciso già negli anni passati di “fefinire eligibili tutte le aree classificate D (aree rurali con problemi di sviluppo) e C2 (aree rurali intermedie in declino). Per garantire continuità, sono stati compresi anche i territori classificati C1 (aree intermedie di transizione) già leader nel Psr 2007-13”. C’è l’intenzione di sanare “alcune anomalie, richiedendo una zonizzazione più inclusiva”. Il riferimento è all’esclusione di alcuni territori del pistoiese, “quali l’Orsigna, che non sono rientrati nell’area leader, mentre il confinante comune di San Marcello vi è rientrato”. Riguardo alla nuova classificazione, “Bisognerà aspettare la definizione per il 2023-27 – ha spiegato Saccardi – ci sarà un piano strategico nazionale. Abbiamo avuto rassicurazioni dal ministero e anche dal commissario europeo, riguardo all’autonomia di programmazione delle regioni”.

C’è tuttavia “un’ampia discussione in conferenza stato-regioni” – ha proseguito la vicepresidente – Il ministro Carfagna ha presentato nel mese di settembre una proposta di aggiornamento della mappatura delle aree interne, ridisegnata secondo una impostazione molto teorica. Ci siamo trovati di fronte una ridefinizione che sostanzialmente andava a stravolgere il quadro delineato, con una esclusione di 59 comuni nella nostra regione (da 189 a 130)”.

Il provvedimento “stava quasi passando sotto silenzio – ha spiegato Saccardi, è stato proprio l’intervento della Toscana ad aprire un confronto, condiviso da molte altre regioni, che ha portato – al blocco del progetto. Ora stiamo chiedendo al governo che si tenga conto delle particolarità. Siamo impegnati a far avere una nuova proposta della Toscana e speriamo di riuscire a farla accogliere”.

In questo senso, ha aggiunto la vicepresidente della regione, “Una iniziativa del consiglio regionale, un atto d’indirizzo da rivolgere al ministero, sarebbe d’aiuto”. Il capogruppo del Partito Democratico, Vincenzo Ceccarelli, ha chiesto di “conoscere i criteri sulla base dei quali il governo si appresta a condurre la ridefinizione”. La commissione metterà presto in calendario un approfondimento in commissione con l’audizione della struttura regionale che sta seguendo questo aspetto.

“Dall’interlocuzione che ho avuto col ministero la scorsa settimana, ho capito che ci sono stati degli errori da parte di Istat nell’individuazione dei poli e quindi dei comuni periferici – ha comunicato il presidente Niccolai alla commissione – Questo ha riguardato anche altre regioni, il ministero sta facendo incontri bilaterali con le singole regioni, so che la nostra ha mandato una serie di argomentazioni puntuali, che adesso sono all’esame del ministero. Il governo, a quello che mi consta, ha fretta di arrivare a una definizione che dovrebbe dare la possibilità a ulteriori zone della Toscana. Accolgo comunque con favore la sollecitazione a tenere una seduta specifica sul tema”.

Nel corso del dibattito, la consigliera Elena Rosignoli (Pd) ha chiesto chiarimenti sulle questioni relative all’irrigazione. La vicepresidente Saccardi ha segnalato “Una modalità di gestione paradossale del bando nel Pnrr da 1miliardo e 600milioni destinato ai consorzi di bonifica. Una gestione che ha portato a risultati assurdi e fortemente penalizzanti per la Toscana – ha spiegato Saccardi –: sono stati inseriti nel finanziamento 26 progetti del Friuli Venezia Giulia, 12 della Lombardia e soltanto 3 della Toscana. Poi: i nostri Consorzi di bonifica hanno difficoltà a fare progettazioni complesse, perché su questo fronte hanno pochissime risorse. Servirebbe un fondo di rotazione”.

Il presidente Niccolai ha chiesto un approfondimento sul ricambio generazionale in agricoltura. “Appena avremo la certificazione del Psr attueremo i nuovi bandi. Contestualmente andremo allo scorrimento delle graduatorie attualmente aperte: vi faremo fronte con 11milioni di euro”, è stata la risposta di Stefania Saccardi” Le risorse riservate ai giovani in questi e nei prossimi anni  “Sono davvero rilevanti, ammontano a circa il 25 per cento dell’intero Psr: di qui alla fine del 2025 immetteremo circa 340 milioni di nuove risorse. Stiamo lavorando sulle semplificazioni”, ha aggiunto il responsabile di settore, Antonino Melara.

“I nuovi bandi destinati ai giovani – ha aggiunto Saccardi – saranno collegati a tanti filoni di finanziamento. Rispetto alla previsione iniziale e grazie anche al lavoro di questa commissione, abbiamo implementato le risorse in modo consistente”.

“Giusto tenere in considerazione le peculiarità di ogni regione. Importante che l’uscita dei bandi sia contemporanea all’uscita della modulistica – ha commentato la vicepresidente della commissione Luciana Bartolini (Lega), che si è detta anche – Colpita dalla questione di consorzi rispetto all’irriguo: dovremmo capire che differenza c’è tra i consorzi toscani e quelli di altre regioni”.

Sì unanime anche alla proposta di risoluzione “per il sostegno e il recupero delle colture arboree abbandonate nelle aree interne e rurali della Toscana, con particolare riferimento all’olivicoltura e agli alberi da frutto”, che andrà all’esame dell’aula in una delle prossime sedute. “Il tema non riguarda solo la montagna, ma anche le zone collinari – ha detto Niccolai – Questa risoluzione nasce da una serie di confronti e riflessioni con alcuni colleghi e prende in considerazione alcune esperienze nella zona del Montalbano”. La vicepresidente Bartolini valuta positivamente l’inserimento dei punti proposti dalla Lega, in particolare sulle “Colture tradizionali che non sono ulivo o alberi da frutto”. Con la risoluzione “teniamo sul tavolo il tema dell’abbandono – ha spiegato il presidente – e sosteniamo l’investimento delle imprese agricole che anche con modalità innovative si fanno carico del problema”.

La risoluzione impegna la giunta regionale “ad attivare specifiche misure volte a recuperare e valorizzare le colture arboree pluriennali e permanenti abbandonate, a partire dal patrimonio olivicolo toscano e dagli alberi da frutto, tenendo conto dei tempi necessari per rimettere in produzione tali colture in abbandono”. Questo, “al fine di difendere il paesaggio agronomico tradizionale toscano, nonché contribuire a contrastare i cambiamenti climatici e il dissesto idrogeologico, con particolare attenzione alle aree interne, rurali e montane. A definire idonee procedure di identificazione di tali aree in stato di abbandono, al fine di ottenere un accurato monitoraggio del patrimonio agricolo toscano sul quale è necessario intervenire prioritariamente”. Le misure dovranno essere attuate “tenendo conto delle risorse comunitarie destinate allo sviluppo rurale presenti nello stesso programma di sviluppo rurale o nel Pnrr”.

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