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Sanità e aree interne, in Regione si discute sulla carenza di medici professionisti

L'assessore regionale alla salute: "Sono stati istituiti quattro gruppi di lavoro per creare percorsi che facilitino la collocazione di professionisti anche nei contesti ritenuti meno attrattivi"

Sanità nelle aree interne. Ieri (14 giugno) le rispettive commissioni presiedute da Enrico Sostegni e da Marco Niccolai si sono riunite ieri in seduta congiunta per fare il punto sull’organizzazione del sistema sanitario regionale e dei servizi di emergenza nelle aree periferiche.

È stata un’intensa giornata di audizioni che si inquadra nel percorso appena avviato verso gli Stati generali della salute. L’assessore alla salute Simone Bezzini, l’Agenzia regionale di sanità, le tre Asl, Anci e Upi al mattino mentre nel pomeriggio, rappresentanze sindacali, federazioni dei medici di medicina generale, coordinamento centrali operative, Misericordia e Pubbliche assistenze hanno fatto il punto sulla situazioni.

Il quadro illustrato nei dettagli da Ars, consegna dati complessivamente incoraggianti: non emergono gravi disparità tra i territori dal punto di vista sanitario. La tipologia delle aree nelle quali si vive rimane una significativa determinante di salute, ma l’accessibilità ai servizi sanitari (territoriali e ospedalieri) risulta sostanzialmente simile tra le aree interne e i territori delle aree più avanzate e urbanizzate, nei quali si trovano i poli sanitari più rilevanti. Si registra comunque una forte variabilità tra zone socio sanitarie a livello regionale, che però non risulta direttamente correlata alle aree più periferiche o disagiate per posizione geografica o marginalità economica.

“A fronte di questi elementi sostanzialmente positivi – commenta Bezzini – permangono campanelli d’allarme che è bene non sottovalutare, se non vogliamo che sfocino in arretramento dei servizi, a cominciare proprio da quelle aree: il rischio estremamente rilevante correlato alla difficoltà di reperire professionisti, con l’emergenza-urgenza che segna la maggiore carenza di professionisti; lo sforzo per preservare le funzioni di tutti i presidi ospedalieri, definendo bene la funzione di ogni livello. E poi c’è la questione del territorio: dalle Case della salute alle Case di comunità, come definire e mettere a sistema i diversi fattori per una riorganizzazione e un uso ottimale. Nel giro di un paio di settimane, la giunta trasmetterà un documento per cercare di mitigare l’effetto di minore attrattività di certe aree. Sono stati istituiti quattro gruppi di lavoro per creare percorsi che facilitino la collocazione di professionisti anche nei contesti ritenuti meno attrattivi, ragionando su aspetti di natura contrattuale, organizzativa, assicurativa e anche sul contesto ambientale”.

Dalle Asl i direttori generali Maria Letizia Casani (nord ovest), Antonio D’Urso (sud est) e Paolo Morello Marchese (Toscana centro) segnalano che la fase critica per il reperimento del personale medico, di medicina generale ma in particolare nell’emergenza-urgenza, riguarda prioritariamente le aree interne, e si sta allargando. Ormai l’allarme è per l’immediato presente: “Non sappiamo come faremo a superare l’estate”.

Dalle organizzazioni di volontariato, Misericordia con il presidente della federazione toscana Alberto Corsinovi e Pubbliche assistenze con il presidente Anpas Toscana, Dimitri Bettini, la richiesta di uno strumento di governo unico regionale del sistema-emergenza urgenza. Richiesta avanzata, sulla funzione del coordinamento delle maxi-emergenze sperimentata nella pandemia anche dal coordinamento delle centrali operative. C’è poi il rilancio del progetto di distribuzione dei defibrillatori per formare anche i cittadini e permettere di avere subito interventi primari nell’arresto cardiaco e quindi salvare tante persone.

“Abbiamo avuto la possibilità di uno sguardo più ampio su tutti i problemi che riguardano la sanità in questi territori. Dall’Agenzia regionale di Sanità ci sono arrivate indicazioni utili sulle quali basare la nostra riflessione e le nostre ulteriori decisioni – dice il presidente Niccolai -. C’è un tema immediato sulla carenza del personale medico: riguarda ora le aree interne, presto si estenderà a tutto il territorio regionale. Si tratta di normative nazionali, ma la Regione cercherà a breve di dare alcune soluzioni. Così come dovremo tornare con una valutazione più complessiva sui singoli presidi ospedalieri nelle aree disagiate e sui servizi di sanità territoriale, per i quali il Pnrr può aiutare a dare valide risposte”.

“Sono deluso per gli interventi che in buona parte si sono mostrati poco pertinenti rispetto al tema delle aree interne e quando sono stati pertinenti, si sono rivelati lontani dalla realtà dei territori e privi di soluzioni – commenta il consigliere di Fratelli d’Italia Diego Petrucci -. Ho comunque apprezzato l’intento di questa seduta congiunta, ma ritengo che il tema del coinvolgimento dei medici non specializzati per rispondere alla carenza di personale medico sia da tenere in considerazione: presto, le difficoltà drammatiche delle aree interne riguarderanno tutta la regione. Il numero chiuso a medicina è in parte responsabilità della politica, in parte dalle lobby dei medici. E gli incentivi non è detto che debbano essere solo di carattere economico, ma formativi o previdenziali-pensionistici. Servono ragionamenti e strumenti che potrebbero essere oggetto di una rivoluzione della sanità, proprio a cominciare dalle aree interne”.

“Dopo l’emergenza Covid, qualcosa nel sistema sanitario va rimodulato e la questione deve essere posta a livello nazionale. Per incentivare i medici a trasferirsi in aree periferiche – suggerisce la vicepresidente della commissione aree interne della Lega Luciana Bartolini – si potrebbe pensare anche a formule semplici come casa e ambulatorio in comodato gratuito. Quanto all’accessibilità ai servizi, rilevo un certo ottimismo: nelle aree montane i problemi in realtà ci sono”.

Apprezzamento per il lavoro congiunto delle commissioni e riflessioni su quanto emerso nella lunga giornata di audizioni anche dai consiglieri del Partito democratico Donatella Spadi, Mario Puppa e Andrea Vannucci.

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