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“Un posto su tre è vuoto”: le richieste di Sinistra Italiana per aumentare i tecnici della prevenzione

“Quelli in servizio sul nostro territorio sono passati da dieci a otto, mentre il numero delle ispezioni è aumentato”

“La sicurezza di chi lavora non è un costo da comprimere né una bandiera da agitare nelle ricorrenze: è un livello essenziale di civiltà”. Ne è certo il circolo Lucca e Piana di Sinistra Italiana, che sottolinea come “Dietro ogni cifra citata ci sono le lavoratrici e i lavoratori delle cartiere, dei cantieri, delle fabbriche e dei servizi della Piana e della valle. A loro, e a chi ogni giorno con organici ridotti prova comunque a proteggerli, va il nostro sostegno: alle istituzioni, a ogni livello, chiediamo atti conseguenti”.

La richiesta del partito nasce da una constatazione: “I tecnici della prevenzione in servizio sul nostro territorio sono passati da dieci a otto, mentre il numero delle ispezioni è aumentato. Otto persone per vigilare su un tessuto produttivo che comprende il distretto cartario e cartotecnico – con impianti a ciclo continuo, attivi anche di notte – l’edilizia, la manifattura e migliaia di aziende pubbliche e private. Non è una criticità astratta. A inizio 2025 la provincia di Lucca figurava in zona rossa nella mappatura nazionale del rischio infortunistico, tra le province più pericolose d’Italia per chi lavora.

Nel corso dell’anno la nostra provincia ha contato quattro vittime sul lavoro, e le malattie professionali – a partire da quelle osteomuscolari e del sistema nervoso, in crescita costante – raccontano una sofferenza che i numeri degli infortuni da soli non dicono. Nei primi due mesi del 2025, nell’intera Asl Toscana nord ovest, è stato possibile ispezionare appena 290 cantieri su 1.679 notificati: meno di uno su cinque. Non per mancanza di impegno di chi ci lavora – che anzi ringraziamo, perché garantisce anche turni di pronta disponibilità notte e giorno – ma per mancanza di braccia.

E qui la responsabilità politica ha nomi e cognomi. Mentre in Lucchesia si lavora in otto, il Governo Meloni presenta la sicurezza sul lavoro come una priorità ma i dati ufficiali dicono l’esatto contrario: tra il 2023 e il 2025 il personale ispettivo in servizio presso Ispettorato Nazionale del Lavoro, Inps, Inail e Carabinieri è diminuito di 402 unità, una riduzione verificabile sui rapporti annuali sull’attività ispettiva, in aperta contraddizione con la crescita rivendicata dalla ministra Calderone. L’Ispettorato Nazionale del Lavoro conta oggi appena 5.176 dipendenti effettivi a fronte di una dotazione fissata per legge in 7.776: un posto su tre è vuoto. E mentre il personale operativo cala tra concorsi mancati e dimissioni, si moltiplicano le posizioni dirigenziali della sede centrale e si progetta lo smantellamento dell’Ispettorato con il suo assorbimento nel Ministero, contro il parere dei sindacati.

Non ci si venga a rispondere con gli annunci sulle mille assunzioni autorizzate di ispettori tecnici: restano annunci finché gli organici reali diminuiscono e finché – come denuncia lo stesso gruppo di lavoro lucchese – i tecnici delle Asl continuano a lasciare il servizio pubblico sanitario per condizioni economiche e organizzative migliori altrove. Anche l’ultima legge di bilancio ha stanziato risorse per le assunzioni in sanità destinandole di fatto alle liste d’attesa, senza riservare una sola quota certa ai servizi di prevenzione, e lasciando in piedi quel tetto di spesa sul personale che da anni strangola i Dipartimenti di prevenzione”.

Sinistra Italiana Lucca e Piana, dunque, chiede: “Al Governo -al quale spetta il compito di assicurare le coperture necessarie- di conferire alla Regione Toscana risorse adeguate per consentire l’immediato rafforzamento delle unità funzionali di prevenzione di Lucca e della Valle del Serchio con assunzioni stabili e non con incarichi a termine” e, poi, “Un piano di adeguamento degli organici dei servizi di prevenzione verso il parametro fissato dalla Strategia nazionale 2026-2030 – 34 operatori ogni centomila occupati – oggi lontanissimo dalla realtà dei nostri territori e incentivi economici e di carriera per trattenere tecnici della prevenzione e medici del lavoro nel servizio pubblico, fermando la fuga verso altre amministrazioni e verso il privato”.

Al Governo infine, chiede anche “il superamento strutturale del tetto di spesa per il personale sanitario con una quota vincolata alla prevenzione nei luoghi di lavoro, la copertura integrale della dotazione organica dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro e lo stop a ogni ipotesi di smantellamento della sua autonomia”.