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Palestina Libera Garfagnana chiede “una sede alternativa idonea e conforme ai vincoli per la targa dedicata alle vittime di Gaza”

“È il momento di verificare la reale volontà politica di questa amministrazione: l’impegno per i diritti umani si dimostra trovando soluzioni, non sollevando formalismi”

“È il momento di verificare la reale volontà politica di questa amministrazione: l’impegno per i diritti umani si dimostra trovando soluzioni, non sollevando formalismi”. Lo dice Palestina Libera Garfagnana commentando la recente rimozione della targa dedicata alle vittime di Gaza in piazza Umberto I a Castelnuovo di Garfagnana.

“L’amministrazione comunale – spiegano – ha tenuto a precisare, tramite una nota ufficiale, che si è trattato di un atto puramente tecnico e dovuto, legato ai vincoli di tutela storico-monumentale del selciato della piazza, respingendo qualsiasi lettura politica del provvedimento. Vogliamo essere propositivi, senza entrare nel merito delle contraddizioni della maggioranza e volendo tacere sul possibile operato strumentale di chicchessia; prendiamo atto delle motivazioni burocratiche e della dichiarata ‘vicinanza ideale’ della municipalità al dramma della popolazione civile della Striscia.

Tuttavia, proprio partendo da queste premesse, crediamo che lo spirito dell’iniziativa non possa e non debba esaurirsi in un fatto meramente estemporaneo o in una dichiarazione d’intenti su carta. Le centinaia di persone della Garfagnana che in questi mesi si sono mobilitate attivamente contro il genocidio a Gaza, contro le violenze nei territori palestinesi illegalmente occupati e a favore del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, meritano una risposta concreta.

Se, come affermato dal Comune, lo smantellamento materiale del simbolo non attenua la solidarietà della comunità di Castelnuovo, chiediamo all’amministrazione di passare dalle parole ai fatti. Si individui fin da subito una sede alternativa idonea e pienamente conforme ai vincoli di legge per reinstallare la targa Gaza – Genocidio 2025. Trovare una nuova collocazione non sarebbe solo un modo per superare un ostacolo tecnico, ma un atto simbolico e politico di altissimo valore. Permetterebbe di dare voce e dignità a una sensibilità collettiva profondamente sentita nel nostro territorio, trasformando una memoria ‘scomoda’ per la burocrazia in un presidio permanente di denuncia, pace e solidarietà”.