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Fantozzi (Fdi): “Quale beneficio dall’introduzione in statuto del diritto alla felicità?”

Il consigliere regionale in assise: “Cosa ne sarà degli scontenti inconsolabili che continuassero a esistere?”

Con un intervento in consiglio regionale il consigliere Vittorio Fantozzi è intervenuto sul diritto alla felicità inserito dalla giunta nello statuto regionale. 

“Ci provò Prodi nel 2005, quando disse che avrebbe donato la felicità agli italiani – dice Fantozzi – Ci hanno provato i Cinque Stelle quando, affacciandosi a un balcone, annunciarono che la povertà era abolita, ma in Toscana si è fatto di più, inserendo il diritto al perseguimento della felicità nello statuto regionale. Io ho provocato l’assemblea chiedendo loro cosa ne sarà degli scontenti inconsolabili che continuassero a esistere. Se ne farà carico il sistema sanitario che proverà quindi a eliminare questa devianza?”. 

“Tutto questo per dire che mentre ci sono segnali negativi dell’economia toscana e lucchese – spiega – che si uniscono a tante altre problematiche di competenza regionale, la maggioranza preferisce affrontare temi filosofici, da salotti buoni, fare della demagogia che non urti alcuna sensibilità raschiando il barile ideologico di un campo largo puntellato come evidenziato da tutti più dalla convenienza elettorale piuttosto che dall’affrontare i veri temi che interessano i cittadini, a cominciare da un carico fiscale che è fra i più alti in Italia, visto che l’aumento stratosferico dell’irpef che doveva essere occasionale è stato assolutamente confermato, che le altre tasse sono al massimo, che i servizi, fra i quali quelli sanitari, sono carenti e ci sono gravi disparità fra i territori”.

“Temi tabù, evidentemente – conclude Fantozzi – cui si preferisce glissare e occupare ore e ore a discutere sul diritto alla felicità, dato assolutamente volatile e che mai porterà beneficio a nessun cittadino”.