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|Alpi e cave, un appuntamento con i volontari di Apuane Libere
“La maggior parte delle cave oggi in riapertura sono cantieri da dove principalmente vengono ricavati sassi destinati ai frantoi”
Alpi Apuane: il più grande disastro ambientale d’Europa. Si chiama così l’approfondimento pensato dai Custodi degli alberi e del suolo della Valle del Serchio, insieme al Club Alpino di Barga e al Circolo Laudato sì di Barga per venerdì 30 gennaio. L’appuntamento è dalle 21 alle 23 nei locali dell’Oratorio del Sacro Cuore a Barga.
Ospiti dell’incontro saranno le volontarie ed i volontari di Apuane Libere che da anni si impegnano con grande fatica a proteggere l’ambiente montano apuano dalla devastazione legata a un’estrazione sconsiderata e smodata del marmo nelle quasi 200 cave attive in tutti i comprensori: Versilia, Massa, Carrara, Lunigiana e Garfagnana.
“Proprio su quest’ultima importante zona della Toscana – ricordano gli organizzatori -, dopo le decine e decine di riaperture di siti estrattivi rinaturalizzati operate da parte delle Amministrazioni Comunali di Minucciano e Vagli di Sotto, verrà riservato un focus particolare con interventi dei due presidenti in carica: Gianluca Briccolani, ma soprattutto da parte del Professor Elia Pegollo. Durante la serata, anche attraverso l’ausilio di filmati girati in presa diretta sul territorio, verrà evidenziato il fatto che la maggior parte delle cave oggi in riapertura, non sono cave di nicchia usate per estrarre quel marmo servito in passato per le famosissime opere d’arte che il mondo ci invidia, ma cantieri da dove principalmente vengono ricavati sassi destinati ai frantoi; il tutto per la gioia delle multinazionali del carbonato di calcio”.
“Certi Sindaci – spiega Gianluca Briccolani presidente di Apuane Libere – stanno famelicamente riaprendo cave con un altissimo impatto ambientale e paesaggistico e con uno scarso valore aggiunto in termini di servizi nei confronti di quella popolazione in fuga dai paesi apuani. Un caso emblematico è sicuramente quello del comune di Vagli di Sotto, dove negli ultimi anni, a fronte della riapertura di una dozzina di cantieri estrattivi si è registrato un vero e proprio esodo di abitanti: addirittura il 12% in meno negli ultimi cinque.
Ma gli effetti deleteri dell’amministrazione Puglia non finiscono qui perché il primo cittadino di Vagli vorrebbe riscrivere la storia del paese a suo uso e consumo, raccontando falsamente che prima del suo avvento erano soltanto 16 le persone occupate alle cave comunali: cosa completamente falsa, dato che i soci dell’unica cooperativa/cava allora esistente ammontavano a circa cinquanta unità. È lampante che ridurre quei numeri, serve solo a costruire una narrazione funzionale alla sua ‘soluzione finale’ per alcune delle più belle valli apuane: come quella di Arnetola interessata da ben dieci riaperture di cava negli ultimi dieci anni.
La realtà è però un’altra ed è quella che i paesi come Vagli di Sotto, simili a molti altri sulle Alpi Apuane, sono svuotati dalle persone, l’occupazione femminile è a picco, la vita sociale scomparsa, di biblioteche pubbliche neanche a parlarne; ma soprattutto le presenze turistiche sono addirittura osteggiate e molti viandanti o semplicemente forestieri, vengono quasi sempre visti come una sgradevole presenza e non come una preziosa risorsa per un economia sostenibile dall’ambiente”.


