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Accorpamenti scolastici, Rifondazione Comunista: “Le scuole diventano ‘macro-istituti’ ingestibili”

Il partito ribadisce: “Ci opponiamo nettamente a queste politiche volte a sacrificare il diritto all’apprendimento proprio di ogni studente”

“Il pugno di ferro utilizzato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito in questi giorni ha scosso il mondo scolastico nazionale, in particolare quello delle quattro regioni commissariate dal Ministro Valditara per inadempienza rispetto all’applicazione del piano nazionale di dimensionamento scolastico“. Lo afferma il Partito della Rifondazione Comunista-Toscana.

“Razionalizzazione ed efficientamento, rispetto del pnrr, queste sono le parole d’ordine che arrivano dal Ministero, a ricordarci che la Scuola non è più un pilastro sociale ma una grande azienda, in cui studenti, lavoratori e lavoratrici sono numeri. Il dimensionamento scolastico, quindi l’accorpamento o la soppressione di istituti scolastici per motivi organizzativi e di bilancio, presentato come una necessità tecnica per ottimizzare risorse, in realtà nasconde una visione riduttiva e aziendalistica della scuola pubblica. La scuola non è un’azienda – dice Rifondazione Comunista – è un presidio culturale, sociale e democratico. La sua funzione non può essere valutata in termini di costi e numeri. Accorpare più Istituzioni scolastiche sotto un’unica dirigenza significa aumentare il carico amministrativo per il personale riducendo tempo ed energie da dedicare alla didattica e alla progettazione educativa. Le scuole diventano macro-istituti ingestibili, dove il rapporto umano tra docenti, studenti e famiglie diventa sempre più debole o scompare totalmente.

“Il dimensionamento – aggiunge Rifondazione Comunista – rischia di trasformare l’accesso alla scuola in un privilegio geografico, penalizzando chi vive lontano dai centri urbani. È una forma di disuguaglianza territoriale mascherata da efficienza. Non è una soluzione ma un problema. Serve una visione politica che metta al centro la scuola come bene comune, non come voce di spesa da tagliare. La vera efficienza si misura nella capacità di garantire pari opportunità educative. Al contrario la mannaia del dimensionamento ha continuato e continua ad abbattersi minando l’autonomia dei territori e con essa l’universalità del diritto all’istruzione. Le esigenze e le istanze locali sono state disattese e le politiche di razionalizzazione hanno inasprito le già presenti criticità specie in alcuni territori, pensiamo ad esempio all’altissimo tasso di dispersione scolastica in Sardegna, che supera il 20 per cento“.

“L’allora Ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer nel governo Prodi fu il pioniere del dimensionamento. La Buona Scuola del governo Renzi ha decisamente e ulteriormente spianato la strada al lavoro di smantellamento della Scuola Pubblica che, con il ministro Valditara, ha raggiunto livelli inaccettabili. Oggi, dopo il commissariamento delle quattro regioni: Sardegna, Umbria, Toscana e Emilia Romagna, si levano le voci indignate dei governatori. Ci opponiamo nettamente a queste politiche volte a sacrificare il diritto all’apprendimento proprio di ogni studente e studentessa“.