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Lucchesi e Gemignani: “Si dia vita a un percorso per il reinserimento nel tessuto sociale ed economico di donne vittime di violenza”

Scatta un'altra mozione del gruppo di opposizione di Bagni di Lucca

Violenza sulle donne, scatta un’altra mozione del gruppo di opposizione Un futuro per Bagni di Lucca.

Lucchesi e Gemignani: “A Bagni venga attivato uno sportello rosa antiviolenza”

“La violenza di genere è una grave violazione dei diritti umani e della libertà in tutte le sue sfere, personale, lavorativa ed economica, oltreché un problema culturale – esordiscono i consiglieri Lucchesi e Gemignani-. Nell’ultimo anno di osservazione circa 3700 donne si sono rivolte ai centri antiviolenza, secondo quanto riportato nel dodicesimo rapporto sulla violenza di genere, pubblicato dalla Regione Toscana. I dati inerenti ai casi di violenza, relativamente al periodo del lockdown conseguente alle misure di contenimento del Covid, rilevano che la convivenza e il confinamento forzati hanno aggravato situazioni di violenza preesistenti all’interno della famiglia. Vi è stata una flessione delle richieste di intervento nella fase più rigida dell’isolamento sociale da parte delle donne e un aumento di richieste di aiuto nella fase successiva. La maggiore difficoltà per il raggiungimento dell’autonomia da parte delle donne vittime di violenza – che hanno intrapreso un percorso presso una casa rifugio nel centri antiviolenza – è trovare una soluzione abitativa decorosa e capace di soddisfare le esigenze proprie ma soprattutto, nella maggior parte dei casi, dei figli minori”.

“Il reinserimento nel mondo del lavoro per le vittime di violenza di genere risulta difficoltoso – proseguono i consiglieri -, compromettendo quel fattore determinante per l’emancipazione femminile che è l’indipendenza economica. Elemento, quest’ultimo, decisivo anche per l’uscita definitiva dal circolo delle violenze. Frequenti sono i casi di donne sono i casi di donne che, una volta uscite dalla casa di rifugio, non rientrano nel proprio Comune di residenza, dove abita anche colui che si è macchiato di violenza ai danni delle stesse donne.Attualmente, in base ai criteri di assegnazione stabiliti dalla legge regionale e dalle successive modificazione e integrazioni, non è prevista una graduatoria riservata a donne che, uscite dalle case di rifugio, preparano il loro rientro in società, né sono previste misure specifiche per per favorire l’accesso ad altri tipi di edilizia sociale. La legge regionale Toscana offre tuttavia ai Comuni la possibilità di destinare fino al 40% delle abitazioni di edilizia residenziale pubblica a finalità sociali”.

I consiglieri di Un futuro per Bagni di Lucca chiedono all’amministrazione di “dare il via ad un percorso che favorisca il reinserimento nel tessuto sociale ed economico di donne vittime di violenza, che escono dalle case rifugio, ovunque siano esse dislocate; destini alcune abitazioni di edilizia residenziale pubblica o altre forme di edilizia sociale alle donne vittime di violenza; sostenga e promuova percorsi di formazione delle donne vittime di violenza e incentivi politiche di inserimento attivo per chi si trova ad aver vissuto esperienze di violenza; sensibilizzi le imprese alle assunzioni di coloro che escono dalle case rifugio, incentivando le misure di sostegno alla genitorialità; si adoperi per istituire anche nel nostro Comune, su esempio di altri, la figura del garante per la tutela delle donne vittime di violenza; si includano le donne vittime di violenza – che hanno intrapreso un percorso di protezione nei centri antiviolenza (sperando che, a seguito di un’altra mozione da noi presentata, venga istituito tale centro nel nostro Comune) – tra le categorie destinatarie dio agevolazioni nell’inserimento lavorativo ed abitativo”.

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