Remaschi (Azione): “Basta immobilismo, è tempo di portare a termine i progetti”

Il sindaco di Coreglia attacca: "È scandaloso traccheggiare in attesa di non si sa bene cosa"

“Assi viari, ponte sul Serchio, raddoppio della linea ferroviaria Lucca-Firenze, riqualificazione dell’ex ospedale Campo di Marte, recupero della Manifattura Tabacchi. Tutto fermo. Tutto circondato da una cappa di oblio”. Il sindaco di Coreglia Marco Remaschi, coordinatore regionale di Azione, il partito fondato da Carlo Calenda e Matteo Richetti, critica severamente quello che “sembra essere diventato un vero e proprio costume politico e amministrativo, al governo del comune come alla guida della provincia: dilatare i tempi all’infinito, in modo da lasciare ad altri la patata bollente delle decisioni. Eppure, governare significa assumersi le proprie responsabilità sempre, realizzando fino in fondo i programmi per i quali è stato chiesto e ottenuto il consenso degli elettori e per esteso della cittadinanza. Soprattutto quando si tratta di progetti già ampiamente finanziati che, al di là dei benefici per la cittadinanza, di per sé metterebbero in moto un’economia alla quale il territorio non può più rinunciare, con grandi vantaggi per l’imprenditoria locale e per l’occupazione”.

“In piena pandemia – prosegue Remaschi – è scandaloso traccheggiare in attesa di non si sa bene cosa. Forse di un consenso postumo, per lasciare il ricordo, tutto sommato positivo, di un apparato politico locale, regionale e nazionale che, in fondo, non ha fatto danni e di persone che comunque si sono comportate onestamente? Ma l’onestà è il requisito minimo che si chiede a un amministratore pubblico. Ci vuole coraggio per affermare e realizzare le proprie scelte di programma per poi sottoporsi al giudizio pubblico e a quello degli elettori”.

“A Lucca, quello che dovrebbe essere un assunto banale sembra essere diventato, nel tempo una utopia, tanto che a livello comunale come in ambito provinciale prevale il tentennamento, quale metodo di governo. Una disattenzione assoluta ai problemi delle comunità, per dilatare i tempi e attendere che siano altri ad assumersi le responsabilità delle decisioni. Ma il consenso – sottolinea Remaschi – non significa unanimità. Chi governa dovrebbe ben saperlo. Ed è un delitto – mi si passi il termine – non dare luogo ai processi esecutivi che derivano dalle proprie decisioni di governo. Soprattutto quando grazie ai progetti in campo, pioverebbero sul territorio svariate centinaia di milioni di euro”.

“In tutti i casi – conclude il coordinatore di Azione – si faccia chiarezza. Si dica alla cittadinanza lo stato delle cose. Per il ponte sul Serchio come per la ferrovia, fino all’ultima vicenda, quella della Manifattura Tabacchi. La trasparenza, per un’amministrazione pubblica, è un obbligo, un dovere, a cui oggi non si può venire meno. Di alcuni progetti addirittura non si parla nemmeno più, nonostante la loro importanza, che richiederebbe un coinvolgimento maggiore della popolazione, unica destinataria delle scelte e alla quale resteranno negli anni a venire”.

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