Cobas: “Per la scuola concorso per titoli e servizi”

La proposta del sindacato di base per superare le difficoltà legate all'effettuazione delle prove di selezione in presenza

Concorso per la scuola, intervengono i Cobas. A parlare è l’esecutivo provinciale. 

“Chiuse da poco le estenuanti convocazioni per le supplenze – Ata e docenti, annuali, covid e temporanee – lo scorso 22 ottobre i precari storici hanno visto materializzarsi l’incubo delle prove del concorso straordinario per il ruolo in piena pandemia – si legge nella nota – A nulla sono valse le mobilitazioni dei mesi scorsi e l’ultimo tentativo fatto coi presìdi in molte piazze italiane il 14 ottobre per rilanciare le richieste di annullamento o quanto meno sospensione delle prove che, come prevedibile, stanno mettendo in grande difficoltà molti precari e molte scuole. È ancora più assurdo se si pensa alla chiusura di tante attività e al ritorno, imposto alle scuole superiori per il 75% della loro attività, alla devastante didattica a distanza, che ha già provocato effetti pesantemente negativi di lungo periodo sulle capacità di apprendimento di una generazione di studenti”.

“Alle prove del concorso – spiegano i Cobas – non potrà partecipare chi risulta positivo al Covid, o semplicemente è in quarantena preventiva per aver svolto regolarmente servizio come supplente, entrando in contatto con studenti positivi o contraendo un banale raffreddore o la febbre: infatti, non è prevista una prova suppletiva. Lo stesso concorso, nel proprio bando, prevede che in caso di emergenza – quale quella attuale – non si debba viaggiare, ma si possa svolgere la prova in una seconda regione di preferenza espressa dal candidato nella domanda. Solo per fare un esempio, la  Campania che accorpa molte altre regioni e che è stata la prima a gettare l’allarme, sul proprio sito notifica dall’oggi al domani i cambi di sede tra città diverse. Questo preavviso pressoché nullo compromette la possibilità per chi viaggia di partecipare alle prove. I numerosi interrogativi di ottobre (perché no a un concorso per titoli e servizi? Perché così pochi posti se le cattedre da coprire sono più di 200mila?) non troveranno mai risposte se la volontà politica non rispetterà la dignità e la funzione sociale della scuola e di chi ogni giorno ci lavora, in presenza o in Ddi”.

“Se ai rappresentanti politici si chiedessero 24 Cfu, B2, abilitazione, specializzazione, preselettiva, tirocini, anno di prova – proseguono i Cobas – probabilmente molti scranni rimarrebbero vuoti in Parlamento e a Palazzo Chigi e non per la piaga dell’assenteismo. La proposta, che i Cobas ribadiscono ormai da mesi, è il concorso per titoli e servizi. Solo questa soluzione permetterebbe di bloccare un concorso che nella situazione attuale “non s’ha da fare” e di riconoscere il diritto, finalmente, alla stabilizzazione alle decine di migliaia di insegnanti, che da anni mandano avanti la scuola italiana e hanno già acquisito i titoli necessari e le competenze e l’esperienza sul campo. Anche l’Europa lo prevede (direttiva europea 70/1999) e ha già richiamato l’Italia su questa mancanza (vedi le numerose sentenze della Corte Europea che condannano il governo italiano per abuso di ricorso al lavoro precario nella scuola)”.

“Per i docenti specializzati nel sostegno che abbiano almeno 3 anni di servizio si chiede l’immissione in ruolo immediata – dice ancora il sindacato – mentre per i docenti di sostegno non specializzati ma sempre con 36 mesi di servizio esclusivo sul sostegno si chiede un percorso formativo abilitante e, al suo superamento, la successiva immissione in ruolo. Questi docenti sono partiti con le proprie sole forze in questo percorso pieno di difficoltà e per tutta risposta sono stati esclusi da ogni tipologia di concorso straordinario, nel caso in cui non avessero potuto svolgere servizio sulla classe di concorso specifica. Terminata questa fase del concorso riservato ai precari storici – urgente e troppe volte rinegoziato e rimandato – e che comunque permetterà di assegnare solo una parte delle oltre 200mila cattedre quest’anno coperte da personale precario, deve essere ripristinato il reclutamento col cosiddetto “doppio canale”. L’unico modo per garantire in tempi non biblici la copertura di tutti i posti e l’eliminazione della piaga del precariato nella scuola è, infatti, l’assegnazione dei posti per metà attraverso l’immissione in ruolo dalle graduatorie provinciali e per metà attraverso concorsi ordinari a cadenza fissa al massimo biennale per permettere anche ai neolaureati di entrare nel mondo della scuola con un contratto stabile”.

“Il tutto – conclude il sindacato – senza dimenticare la necessità di aumentare anche il numero degli insegnanti per eliminare una volta per tutte le classi pollaio, che in questa emergenza sanitaria ostacolano ancor di più il regolare funzionamento delle scuole e negano agli studenti un pieno diritto allo studio e a una didattica adeguata”.

 

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