Andreuccetti, l’analisi dopo il voto: “Pd riparta dalla capacità degli amministratori”

Il sindaco di Borgo a Mozzano: "Sindaci non si vergognino del loro campo di appartenenza. Più attenzione alle periferie anche tramite le sezioni di partito"

Anche il sindaco di Borgo a Mozzano, Patrizio Andreuccetti, interviene nel dibattito tutto interno al Pd dopo il voto alle regionali.

“Sulle divisioni interne, sulle dinamiche delle candidature, chi è senza peccato scagli la prima pietra, mi viene da dire – dice –  Se ci mettessimo in una stanza ad ascoltare le ragioni delle diverse anime del partito, coinvolgendo figure esterne che non ne sanno niente, forse ne usciremmo dopo qualche giorno e senza avere da loro un parere unanime su chi abbia ragione. Io credo che più che rimuginare sul passato per il Pd, anche locale, la cosa migliore sia quella di guardare avanti. Il Pd non è un monolite a guida unica, non lo è mai stato e mai lo sarà, deve perciò rivendicare con orgoglio il proprio essere democratico ma non per questo deve rinunciare a trovare sintesi “alte” che con maggior nettezza esprimano la “voce” del partito”.

“Partiamo da alcune considerazioni – dice – Sono d’accordo con chi dice che il partito deve tonare nelle periferie, che bisogna ridare forza alle sezioni, ma chi è che, concretamente, deve fare tutto questo? Nel territorio della Provincia di Lucca Giani ha perso pressoché ovunque nei comuni sopra i 5mila abitanti (con l’eccezione di Castelnuovo, dove a fare la differenza è stato perlopiù il candidato Mario Puppa), comuni per la stragrande maggioranza amministrati dal centrosinistra con sindaci Pd. Sindaci, amministratori, che nelle periferie, sul territorio, ci sono giorno e notte e con risultati evidentemente apprezzati, come i loro successi elettorali amministrativi dimostrano. Sindaci, amministratori, che tra la gente ci sono con la forza dei temi: investimenti sulla scuola sicura e di qualità, per la sanità territoriale, per le battaglie al fianco dei lavoratori (in piazza con i lavoratori della Schott c’eravamo io e il consigliere Fancelli, non la Lega) per migliorare le infrastrutture, per gestire bene progetti come lo Sprar per un’accoglienza diffusa e solidale, per gestire l’emergenza Covid grazie a fondi per gli ultimi, per chi non ha più da mangiare, per i commercianti che vedono crollare il loro fatturato, e potrei continuare”.

“È un problema di temi, quindi? No – prosegue Andreuccetti – Qualcuno può dire che la scuola, la sanità, il sociale rivolto alle classi meno abbienti, l’attenzione ai lavoratori, non siano temi di sinistra? Perché di questo si tratta: noi abbiamo amministratori che su questi temi ci sono, sono credibili e trovano soluzioni concrete e spesso lungimiranti. Questa azione però, se da un lato produce un consenso elettorale alle amministrative, dove si vota di più la persona ma anche le sue azioni, raramente si traduce in consenso al partito a cui tali amministratori appartengono, se non nella capacità di portare preferenze ai candidati. Allora è un problema di “sezioni” di partito? Sì, forse sì, ma è anche un problema di senso di appartenenza e della volontà di mostrarlo. Gli amministratori locali tendono a rimarcare sempre meno la loro appartenenza ad un campo politico anche perché questo, stante un voto di opinione generale, li penalizza. Ma non è sempre stato così. Quando Renzi veleggiava al 40% dire che si era del Pd era un vanto. Lo stesso vale oggi per gli esponenti della Lega, che negli ultimi due anni, sia pur con un recente calo, sottolineano la loro appartenenza a vele spiegate. Ovviamente questa situazione dipende molto da ciò che si fa in ambito nazionale, dei temi che si trattano, delle cose concrete che si fanno, della percezione di sé che il Pd e gli altri partiti offrono”.

La provincia di Lucca, a differenza di altre zone della Toscana, non ha un voto ideologico – prosegue il sindaco di Borgo a Mozzano – è una provincia dall’elettorato fluido: una provincia talvolta prodiana, berlusconiana a lungo, di Grillo dopo, turborenziana poi, della Lega e dintorni oggi. Cioè la nostra è una zona che si percepisce sia periferica sia di una media città italiana, vale a dire risente molto più di altre zone quello che è un sentore nazionale, di quella modernità liquida teorizzata da Bauman. Risente perciò di quello che il Pd offre a livello nazionale, ossia un partito percepito non abbastanza attento alle periferie, agli ultimi, un partito che per l’immagine che offre non combacia con ciò che per le periferie, per gli ultimi, fanno i nostri amministratori locali”

“Dico quindi che se vogliamo un Pd più forte anche nei nostri territori – conclude – dobbiamo, credo, puntare su tre fattori di rilancio: amministratori che attraverso il loro lavoro si identifichino maggiormente nel campo di appartenenza, anche rischiando di più in consenso, mantenendo la distinzione tra locale e generale ma senza vergognarsi della propria provenienza; ridare dignità, forza, presenza, alle sezioni di partito in tutti i comuni, valorizzando i militanti; dare una svolta nazionale, di sostanza e d’immagine che dia la possibilità di rendere il Pd il partito delle periferie, dei territori più svantaggiati anche là dove non c’è uno storico meccanismo di appartenenza ideale/ideologica. Chiaro è che questi tre elementi devono amalgamarsi bene e il cammino non è affatto semplice. Il lavoro che ci aspetta è tosto, ma credo valga la pena di essere compiuto”.

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