Pci Lucca e Versilia: “Riaprire le scuole per tutti a settembre”

Il partito: "Riorganizzare orari e spazi con le necessarie risorse economiche"

L’emergenza sanitaria e quella economica in cui versa il nostro paese hanno di fatto messo ai margini un settore ugualmente importante per il presente ed il futuro di ogni comunità, la scuola”. Così il Partito Comunista, Federazione di Lucca e Versilia.

“Con la retorica della didattica a distanza, della rivoluzione informatica e della modernizzazione – dice il partito – non si vorrà mica assestare il colpo finale all’istruzione pubblica o alla funzione sociale della scuola? Il Pci si oppone al processo di “aziendalizzazione” del sistema scolastico e condanna il retrogrado documento diffuso nelle ultime settimane dall’Associazione nazionale presidi, dove, all’insegna di un rilancio estremistico dell’autonomia scolastica, si chiedono maggiori poteri ai dirigenti, si sferra un attacco alla libertà d’insegnamento ed al contratto nazionale di lavoro, prefigurando l’azzeramento di ogni forma democratica nella scuola”.

Le criticità della didattica a distanza non vanno taciute – prosegue il Pci – Potrà essere ancora utilizzata ma limitatamente e come integrazione alla didattica in presenza; in tal caso andrà predisposta una piattaforma tecnologica pubblica che assicuri l’uniformità di condizioni di accesso ed utilizzo, secondo i principi di uguaglianza previsti in Costituzione. Il Pci ritiene che l’obiettivo deve essere quello di riaprire le scuole per tutti in settembre, con il ritorno alla didattica in presenza. Questo non significa sottovalutare la situazione sanitaria e l’esigenza di misure straordinarie per scongiurare il contagio; siamo coscienti che la ripresa della scuola andrà fatta in condizioni molto diverse rispetto al passato”.

“Saranno necessari interventi in molte direzioni – spiega la nota – riorganizzare orari, servizi mensa e trasporti scolastici; ridurre la numerosità delle classi per garantire il necessario distanziamento fisico; riorganizzare gli spazi a disposizione, reperirne di nuovi (utilizzando ad esempio i numerosi edifici pubblici inutilizzati, compatibilmente con le norme di sicurezza), oltre ad investire in nuova edilizia scolastica laddove fosse necessario; assicurare alle scuole più personale docente ed Ata, che risolva la pluriennale piaga della precarietà e degli organici sottodotati; predisporre le necessarie risorse economiche per dotare le scuole di strumentazioni, materiale igienico e sanitario, dispositivi di protezione per il personale e per gli alunni. In relazione a quest’ultima necessità, che può sembrare scontata e minimale, giova ricordare che nella tanto esaltata “scuola dell’autonomia”e/o “buona scuola” di renziana memoria, non sono rari i casi di finanza creativa (leggasi collette e raccolte fondi promosse da genitori e studenti) per l’acquisto di carta igienica e materiale informatico o  di cancelleria”.

“Un’ulteriore riflessione – dice ancora il Pci – porta alle eventuali nuove modalità di svolgimento dell’attività lavorativa di parte del personale Ata, in particolare di quello destinato anche a compiti di pulizia; operazioni che in questa fase assumeranno risvolti e problematicità particolari, che dovranno essere svolte con le dotazioni idonee, con le conoscenze e la formazione appropriate, al fine di evitare rischi per questa categoria dei lavoratori; e siccome le ultime disposizioni del Miur non ci sembrano del tutto chiare in questo senso, ribadiamo che su tali lavoratori non debbano ricadere responsabilità non commisurate ai loro compiti ed al loro inquadramento, su di loro non possono essere scaricate le eventuali inefficienze di carattere economico/organizzativo del sistema scolastico”.

“A livello locale – conclude il Pci Lucca e Versilia – evidenziamo alcune questioni, elementi di criticità, che dovranno essere oggetto di attenzione ed intervento: il paventato ridimensionamento del personale docente e Ata in provincia di Lucca; la difficoltà di Comuni e Provincia a garantire interventi adeguati, efficaci e rapidi di edilizia scolastica per rendere possibile le lezioni in presenza; la precaria situazione del trasporto pubblico che, specie in un territorio come il nostro, rischia di penalizzare ancora di più le zone decentrate e rurali. Il Pci denuncia infine i forti ritardi del governo nell’affrontare la questione dell’istruzione e soprattutto la inadeguatezza delle risorse finanziare finora stanziate a tale scopo; per la scuola pubblica è giunto il momento della mobilitazione generale”.

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