Primo Maggio, Menesini: “No a contrapposizioni fra lavoro e salute”

Il sindaco di Capannori e presidente della Provincia: "Nostra responsabilità evitare comportamenti a rischio"

Primo maggio senza manifestazioni pubbliche, parla il sindaco di Capannori e presidente della Provincia, Luca Menesini che era alla posa della corona al monumento ai caduti di Gorfigliano assieme al sindaco di Minucciano, Nicola Poli.

“È una festa che – per la prima volta – dice Menesini – non ci vede tutti nella stessa piazza a festeggiare. Oggi il pensiero va a tutto il personale ospedaliero e di sanità territoriale che, anche in condizioni non sempre adeguate, hanno svolto la propria professione con passione, competenza e grande coraggio. Grazie. Il pensiero va anche alle forze dell’ordine, alla polizia municipale e alla protezione civile che, nonostante il grande caos di decreti e ordinanze, provano a far rispettare le regole usando i principi del buonsenso. Grazie. Il pensiero va a tutte le persone che in questa emergenza coronavirus hanno lavorato al pubblico, garantendo sicurezza per se stessi e gli altri, e a tutti i lavoratori in smart working che stanno facendo andare avanti il lavoro dell’azienda o dell’ente, mentre si occupano anche dei figli o di qualche genitore anziano. Grazie. Il pensiero, però, va anche a tutte le persone che non stanno lavorando o che hanno l’attività chiusa e che hanno paura del futuro, perché è difficile vederlo roseo nell’incertezza. Permettetemi, oggi, di far andare soprattutto a loro il mio e il nostro pensiero, prendendoci l’impegno di essere al loro fianco”.

“All’interno di chi oggi non lavora – prosegue il sindaco – voglio fare un passaggio sulle donne lavoratrici e imprenditrici, perchè con l’emergenza Covid-19 che ha chiuso punti di supporto come la scuola e gli asili, c’è il rischio che si scarichi molto su di loro, penalizzandole anche per la ripresa del lavoro. Nell’emergenza non va scelta la strada più semplice, va scelta la migliore. Questo è il dovere di chi incarna le istituzioni. Per questo faccio mio l’invito alla chiarezza che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha fatto a chi ci governa. Per poter progettare, supportare chi non sta lavorando e far vedere loro la via d’uscita abbiamo bisogno di chiarezza sui tempi di riapertura e sui protocolli di sicurezza. Serve la cornice – e che sia una sola – entro cui muoversi”.

“Non è una critica al governo – spiega – è un appello. Con la chiarezza possiamo aiutare le persone a immaginare quello che potranno fare, mentre ora la mente di chi è senza lavoro da 60 giorni vede solo nero. Dobbiamo portare quel nero a essere meno nero per poi tornare di tutti i colori. Dobbiamo progettare la rinascita, la nuova normalità, i nuovi modi di lavorare. Ci aspetta un periodo delicatissimo, perché dobbiamo essere consapevoli che il virus è ancora tra di noi – questa consapevolezza la dobbiamo alle tante persone decedute a causa del coronavirus – e quindi è nostra responsabilità evitare i comportamenti a rischio, e allo stesso tempo dobbiamo tornare a vivere. Quindi il tema della sicurezza sul lavoro, sempre stato un tema centrale, adesso lo diventa ancora di più. La sicurezza sul lavoro non è un optional, deve essere un cardine del lavoro stesso. Non può esserci contrapposizione fra lavoro e salute”.

“Prendiamo questa fase 2, quella della ripartenza – conclude – come l’occasione per migliorare laddove ancora c’erano delle lacune. Rendiamola la nostra opportunità di costruire nuove basi, sociali e lavorative, dove tutti possiamo sentirci sicuri. Che questo primo maggio sia un nuovo primo maggio”.

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