Cinipide del castagno, scatta l’interpellanza a Bagni di Lucca

I consiglieri Gemignani e Lucchesi: "A che punto è il lancio dell'antigene?"

Cinipide del castagno, scatta l’interpellanza a Bagni di Lucca. L’iniziativa è del gruppo di opposizione Un futuro per Bagni di Lucca con i consiglieri Laura Lucchesi e Claudio Gemignani, sollecitati da alcuni cittadini e castanicoltori locali.

“Chiediamo – esordiscono i consiglieri -, riguardo proprio a questo annoso problema, quello dell’attacco del cinipide del castagno o cinipide galligeno del castagno o vespa del castagno (Dryocosmus Kuriphilus), che ha causato danni alle colture, alle singole piante, al frutto e anche a tutto un comparto legato a questa filiera che è così andato in crisi, aggravato quest’anno dalla crisi economica in atto a seguito del Covid-19, di sapere cosa l’amministrazione intenda fare e a che punto è il lancio dell’antigene al cinipide, il Torymus sinensis.”.

I castagni rappresentano la storia del nostro territorio – proseguono -. Nel tempo è stato soprannominata, la castagna, il pane dei poveri, in quanto hanno sfamato nei periodi più bui, intere popolazioni. Addirittura noi lo abbiamo inserito al centro del nostro logo elettorale. Il cinipide si muove molto più velocemente dell’antigene: è un ermafrodita, arriva a deporre fino a circa 200 uova. Mentre il Torymus si riproduce solo con la femmina ed arriva a deporre fino a solo 20 uova. Per questo non possiamo far passare tempo prezioso. Il castagno è anche attaccato da un fungo che fa marcire il frutto dentro. Manca a nostro parere anche una coordinazione tra i Comuni e l’Unione dei Comuni, nonché tra i Comuni stressi”.

“A che punto è il monitoraggio della Regione sui nostri territori, territori a vocazione castanicola, per verificare l’andamento del contagio? Tale monitoraggio fu sbandierato proprio sui giornali dall’assessore regionale all’agricoltura Remaschi. Se invece di offendere gli altri consiglieri regionali colleghi, pensasse un po’ di più ai problemi seri che affliggono i nostri territori, non sarebbe meglio? Tra castagni e territori e colture distrutte dai cinghiali, di lavoro ne avrebbe da farne. Chiediamo con forza – concludono – che si mettano in campo tutti gli sforzi per risolvere questi importante problema e naturalistico ed economico”.

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