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Il vescovo Giulietti: “Pasqua sia passaggio verso orizzonte nuovo e migliore”

La lettera di auguri ai fedeli: "Fatiche e sofferenze non sono vita sprecata, ma 'passaggio' che schiude l’esistenza a orizzonti nuovi"

Una Pasqua così chi se la sarebbe immaginata? Chiusi in casa, senza messa, preoccupati per l’oggi e per il domani”.  Inizia così la lettera dell’arcivescovo Paolo Giulietti, con una riflessione tra coronavirus e Pasqua.

“Tentati anche noi – prosegue la lettera -, come i due discepoli in ritirata verso Emmaus (Luca 24, 13-35), di coniugare tristemente al passato un verbo che di per sé dovrebbe tendere al futuro: ‘Speravamo…’. Un viandante si fa loro accanto e li scuote: ‘Stupidi! Non era forse necessario che il Messia attraversasse la sofferenza per entrare nella gloria?’. Fa loro capire come ciò che sembrava la fine di tutto, potrebbe essere invece l’inizio di qualcosa di inedito. Il misterioso compagno di strada, infatti, è proprio lui, Gesù, risorto e vivente di vita immortale; la sua passione è stata – come appunto annunciavano le Scritture – una Pasqua: ‘passaggio’ (ebraico pesach) certamente doloroso e umiliante, ma pervenuto a una realtà infinitamente migliore della precedente”.

“Ogni Pasqua, alla fin fine, ci ripropone annualmente di aderire con nuova convinzione a questa prospettiva: l’impegno per il bene, le fatiche e le sofferenze del presente – persino le morti! – non sono vita sprecata, ma ‘passaggio’ che schiude l’esistenza a orizzonti nuovi, di vita piena. Ciò che è accaduto a Gesù è destinato a ripetersi per ogni discepolo”.

“Quel che è valido sempre, a maggior ragione lo è in questi tempi critici, che mettono in discussione radicalmente idee, stili di vita, modelli di socialità e di sviluppo. Si dice e si scrive: ‘Niente sarà come prima’. E vivaddio! Per caso eravamo contenti di come andavano le cose? Non avevamo forse la percezione del bisogno di cambiare? I sintomi di un malessere globale, del resto, c’erano (e ci sono) tutti, a casa nostra e nel mondo: dissesti ambientali, disuguaglianza crescente, disinformazione organizzata, senso di precarietà, migrazioni su larga scala, conflitti diffusi, vilipendio e manipolazione della vita”.

“Anche nelle nostre comunità cristiane, del resto, si poteva percepire un senso di stanchezza, di resa, di abitudini trascinate, di sguardo rivolto all’indietro. Quante celebrazioni assistite, più che partecipate: pochi rispondono, pochissimi cantano. Quanta esitazione dinanzi all’esigenza di ripensarsi, per essere significativi con i ragazzi e i giovani. Quanta attenzione per il passato a discapito del futuro: ‘Si è fatto sempre così!’. Quanta fatica, in altre parole, a concretizzare quella conversione pastorale cui ci richiama con insistenza profetica Papa Francesco“.

“Ma sapremo cogliere le opportunità nuove e rischiose di una Pasqua stra-ordinaria (fuori dall’ordinario)? Accetteremo di rileggere da credenti questi giorni, per intuire modalità nuove di essere e agire come Chiesa, più centrati su ciò che è essenziale e insieme più aperti al nuovo dello Spirito? Metteremo a frutto le esperienze vissute in queste poche settimane di digiuno eucaristico: il ruolo della Chiesa domestica, le potenzialità pastorali dei media, il protagonismo dei giovani, la cultura del dono e l’attenzione agli ultimi? Accoglieremo l’invito a rimettere in discussione il nostro modo di produrre, consumare, organizzarci, relazionarci?”.

“Il Papa terrà il prossimo novembre, l’incontro di Assisi per giovani imprenditori ed esperti su ‘L’economia di Francesco‘: tentativo di elaborare una visione diversa del modo di gestire le risorse della terra e i rapporti sociali, orientato al bene di tutti. Anche nel piccolo delle nostre case e delle nostre relazioni qualcosa di nuovo e di migliore può germogliare, se ci lasciamo interrogare dal ‘passaggio’ che quest’anno ci è stato offerto. Auguriamoci tutto questo e sarà ancora – conclude -, sorprendentemente, risurrezione. Buona Pasqua!”.

L’omelia dell’arcivescovo Paolo Giulietti potrà essere seguita su NoiTv sia per la Veglia (questa sera alle 21,30), che per la domenica di Pasqua (alle 10).

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