Tragedia di Anchiano, inutili i tentativi di salvare Giulia: “Abbiamo provato anche con scala e estintori”

Si fa più chiara la dinamica del dramma: non è servito il gesto eroico dei carabinieri. Sarà ascoltato il racconto del padre della studentessa

Hanno provato a salvarla anche con una scala. Ma è stato tutto inutile. Il racconto della tragedia in cui ha perso la vita Giulia Salotti è al vaglio degli inquirenti. Il film di un vero e proprio incubo, quello che finora è stato possibile ai carabinieri di Borgo a Mozzano raccogliere sul dramma che si è consumato la notte scorsa (22 gennaio) nel casolare di Anchiano, dove la serenità di una famiglia si è spezzata per sempre.

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Una ricostruzione al momento ancora parziale, basata sul racconto dello zio della vittima, Angelo Giusti, e dei primissimi soccorritori arrivati sul posto. Manca il racconto del papà di Giulia, Massimiliano Salotti, architetto e insegnante 49enne, che è stato ricoverato per ustioni al San Luca. In forte stato di choc e sedato, sarà ascoltato non appena lo consentiranno le sue condizioni di salute. E’ fuori pericolo, ma la tragedia ha provato lui come tutta la famiglia.

La moviola della tragedia è in fase di lenta ma precisa ricostruzione da parte degli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore Salvatore Giannino, che ha disposto un’autopsia sul cadavere della studentessa 14enne dell’Iti Ferrari di Borgo a Mozzano.

Erano circa le 2 quando è arrivata al 112 la chiamata di Massimo Salotti. Il papà di Giulia chiedeva l’intervento di vigili del fuoco e carabinieri perché la casa era in fiamme. I primi ad arrivare sul posto sono stati i carabinieri di Borgo a Mozzano, precipitatisi ad Anchiano con una pattuglia. Hanno trovato fuori casa Massimiliano e lo zio Angelo.

L’ultima telefonata di Giulia: “Zio, corri: sta bruciando la casa”

A lui, per prima, aveva fatto una telefonata Giulia: “Corri, sta bruciando la casa”, gli aveva detto svegliandolo dal sonno. L’uomo ha svegliato la moglie Clara, sorella di Massimiliano, ed è accorso all’esterno.

“La casa era già avvolta dalle fiamme e ho visto Massimiliano disperato perché si era accorto che Giulia non era sfuggita dalle fiamme”, ha raccontato ai carabinieri. I due, allora, mentre continuavano a chiamare Giulia hanno preso una scala e hanno tentato di entrare nella camera di Giulia dalla finestra. Anche i carabinieri, al loro arrivo, ci hanno provato. Imbracciando degli estintori sono entrati eroicamente in quella casa, al piano di sopra, dove c’era la camera di Giulia. Non sono riusciti nemmeno loro a farsi strada: il fumo impediva di vedere. Poi le fiamme si sono alzate all’improvviso. Tutti si sono dovuti allontanare, con lo strazio nel cuore.

Circa alle 2,20 c’erano già le squadre dei vigili del fuoco sul posto: non è stato facile arrivare al casolare, perché per raggiungerlo c’è da percorrere una strada stretta e ripida. I vigili del fuoco hanno subito provato ad entrare in casa, dall’ingresso diretto al primo piano, ma non si sono potuti avvicinare. Dall’interno nessuno più rispondeva agli appelli.

Nel frattempo erano arrivate anche le ambulanze: Massimiliano è stato portato in ospedale, mentre continuavano le operazioni di spegnimento. Soltanto alle 4 circa i vigili del fuoco sono riusciti ad avere ragione delle fiamme, tanto l’incendio era vasto. A quel punto sono potuti entrare e hanno visto il corpo di Giulia, riverso sotto al letto della sua camera.

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