Truffa al calzaturificio di Bagni di Lucca: via 45 carichi di articoli con un falso furgone da spedizione

Da Bagni di Lucca a Segromigno in una storia che si ripete: stesse modalità, stesso settore commerciale colpito. La vicenda della truffa al calzaturificio di Segromigno, avvenuta ieri (22 maggio), sembra non essere destinata ad essere un caso isolato. A fare le spese, con lo stesso modus operandi, anche un calzaturificio di Bagni di Lucca. Lo scorso 8 marzo, così racconta il titolare, un corriere ha contattato l’azienda per assicurarsi della preparazione di un ordine di ritiro di 45 colli, si è presentato all’area di carico con un furgone bianco durante la pausa pranzo, ha caricato la merce e se n’è andato. Tutto nella norma, apparentemente.

Senonché i proprietari del calzaturificio, dieci giorni dopo, ricevono delle lamentele dai clienti internazionali che non hanno ricevuto l’ordine perché la merce non ha mai raggiunto la destinazione. Contattata l’azienda di trasporti gli viene detto che l’ordine non era mai stato confermato. È in quel momento che i proprietari si rendono conto di essere stati truffati. Sporgono regolare denuncia alla locale stazione dei Carabinieri e si avviano le procedure d’indagine. Da alcune telecamere della zona viene individuato un furgone sospetto, però non si ha alcuna reale certezza che sia quello del falso corriere. Tutto tace, fino a ieri, quando si è verificata una truffa quasi in “fotocopia” in un calzaturificio di Segromigno. I particolari delle due vicende hanno molto in comune, in tutti e due i casi il corriere ha telefonato prima della consegna per assicurarsi della preparazione dell’ordine, anche in questo caso si tratta di una ditta di calzature. Un copione ben realizzato e riproposto fin nei minimi dettagli. La speranza, per i truffati e derubati, è che questa nuova vicenda possa dare un’ulteriore spinta alle indagini e spunti investigativi per gli inquirenti per venire a capo di queste vicende che appaiono, nei modi, incredibilmente collegate.

P.P.

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