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Pd, prime defezioni anche in Valle

Due uscite importanti in Valle del Serchio dal Partito Democratico. Lasciano il partito, in polemica con le politiche nazionali e locali e nel giorno della chiusura dei termini per le candidature alla segreteria territoriale e alle segreterie comunali anche un consigliere comunale di maggioranza di Pescaglia e il segretario del circolo Pd di Pieve Fosciana.
I mal di pancia in casa Pd non solo non passano, ma sono all’origine delle prime defezioni. Ad annunciare la decisione di abbandonare il partito, come ormai era nell’aria da qualche tempo, sono stati gli stessi protagonisti, ‘capitanati’ da Cecilia Carmassi che abbandona lei stessa la direzione nazionale del Pd. Seguono le sue orme anche Pierluigi Cristofani, della direzione territoriale del Pd di Lucca, Andrea Sarti, segretario territoriale Giovani Democratici Lucca, Daniela Grossi, portavoce delle donne del Pd territoriale di Lucca e presidente della commissione pari opportunità del Comune di Lucca, Emanuela Bianchi, anche lei della direzione territoriale del Pd. Escono anche due presidenti di circolo: si tratta di Giancarlo Longhi, segretario del Pd dell’Oltreserchio e di Alfredo Guagliumi, segretario del circolo Pd di Pieve Fosciana.

Da Lucca, nessun consigliere comunale eletto partecipa alla defezione, almeno per ora. Non ci saranno dunque effetti diretti nell’immediato sull’attività amministrativa, anche se l’annuncio piomba sulla presentazione delle candidature per il rinnovo dei segretari di partito.
A Pescaglia, invece, il discorso è leggermente diverso perché esce dal Pd un consigliere comunale parte della maggioranza che sostiene il sinadaco Andrea Bonfanti, ovvero Claudio Simi. La lista degli ‘scissionisti’ prosegue con Renza Borselli, della commissione di garanzia del Pd territoriale, Elena Baroni, ex consigliera provinciale, Silvano Papini del comitato StosulSerchio e altri iscritti: Rosano Paoli, Stefano Marcinnò, Chiara Cristofani e Viviana Guglielmi.
Un gruppo di ormai ex Pd che al momento non ha sciolto i nodi sulla futura collocazione. Anche se è chiaro che molti aderiranno ad Articolo 1 o alla galassia di partiti e movimenti che fanno capo all’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia e comunque è stato ribadito il sostegno all’amministrazione guidata dal sindaco Alessandro Tambellini.
La scelta di dire addio ai dem è nata su due fronti: quello locale, anzitutto. Con le tensioni esplose e in seguito mai sopite per il caso Remaschi Pagliaro, finito con l’archiviazione da parte del Pd delle accuse di aver fatto campagna elettorale per il candidato sindaco del centrodestra. Ma la decisione degli ‘scissionisti’ è maturata anche in considerazione dell’esito di alcuni grandi temi e questioni di politica nazionale. A cominciare dall’alleanza con Area Popolare di Alfano in Sicilia, che non ha convinto la ‘minoranza’ del Pd, all’abbondono della legge sullo ius soli e sulla cannabis terapeutica.
“Per noi oggi è una giornata faticosa – ha detto visibilmente emozionata Cecilia Carmassi -. Abbiamo deciso di lasciare il Pd dopo un lungo percorso di riflessione, cercando di capire fino all’ultimo se ci fossero stati i margini per rimanere. Oggi, siamo qui per dare un segnale, per far capire che questi margini non ci sono più. Questa fine segna per noi un nuovo inizio: continueremo a servire il territorio e, nelle prossime settimane, ci confronteremo con chi ha abbracciato con noi questa scelta per decidere il da farsi”. 
Una fuoriuscita che comunque non inficerà il lavoro della giunta Tambellini: “L’amministrazione è su un piano distinto rispetto a quello politico – prosegue la Carmassi -. È appena stata eletta e noi abbiamo lavorato ‘pancia a terra’ per la sua vittoria. Non abbiamo accettato alcune decisioni prese dalla direzione nazionale come il commissariamento del partito che indicava la totale rinuncia ad una qualsiasi forma di discussione interna. Chi si impegna a livello locale ha vissuto come uno schiaffo questa scelta della direzione. Penso che sul risultato risicato delle ultime elezioni abbia molto influito questa debolezza interna del Partito Democratico. Il nostro sostegno all’amministrazione Tambellini comunque rimane, così come la stima verso quelle persone che ancora ritengono che ci sia modo di cambiare le cose da dentro il Pd”. 

Si va dunque verso la formazione di una nuova forza politica o i “transfughi” del Pd confluiranno in un’altra formazione? A rispondere a questa domanda è ancora Cecilia Carmassi: “Abbiamo scelto di distinguere queste due fasi. Non abbiamo vissuto il Partito Democratico come un autobus da cui scendiamo per salire su un altro. Vista la delicata fase congressuale che si sta aprendo, abbiamo scelto di non fare un martellamento a tappeto per raccogliere firme ma sono in molti che vogliono aderire mentre altri sono già usciti, silenziosamente, dal partito. Il problema dell’approdo ce lo porremo in un secondo momento con le altre persone firmatarie. Non è una questione di leadership né di sigla ma di contenuti e modalità. Per chi ci ha creduto, oggi è un giorno molto difficile”. 

Sulle motivazioni che hanno portato a questa scelta, l’ormai ex membro della direzione nazionale del Pd è chiarissima: “Penso sia inquietante l’abbraccio con Alleanza Popolare in Sicilia. Se, da una parte, in parlamento un’alleanza era necessaria, in Sicilia si tratta di un’alleanza programmatica con Alfano che l’ha subordinata ad un’alleanza anche a livello nazionale. Questa alleanza nel giro di pochi giorni ha portato allo stop di due provvedimenti importanti come la cannabis terapeutica e lo ius soli. Sembra che ormai le politiche si facciano solo per calcoli numerici. A Lucca abbiamo vissuto una situazione diversa perché siamo riusciti a convincere qualcuno a non fare calcoli. Poi c’è la questione Remaschi – Pagliaro. Solo io – incalza Carmassi – ho incontrato persone che ritengono che l’aver chiuso la vicenda a ‘tarallucci e vino’ sia offensivo? Vengono poi a parlarci di unità. Per noi l’unità è una cosa importantissima ma deve essere un punto di arrivo, non ci si può arrivare senza condivisione. Se unità significa allineamento acritico alle scelte che vengono prese altrove, noi non ci stiamo. Non abbiamo mai avuto un’opportunità di incontro o confronto con il commissario se non in qualche occasione pubblica. La scelta di non partecipare al nuovo congresso è appunto perchè non ci sono più opportunità per discutere. Auguriamo il meglio a chi ritiene che valga ancora la pena di impegnarsi all’interno del Pd. Io onestamente non vedo perchè un elettore dovrebbe votare un partito che sposa le tesi della Lega sull’immigrazione e quelle di Forza Italia sulla giustizia piuttosto che scegliere l’originale”. 
Dalla Carmassi arriva poi un’altra stilettata al suo ex partito: “Al prossimo congresso – conclude – per partecipare non sarà necessario rinnovare la tessera. Questo perché non vogliono fotografare l’abbandono silenzioso che sta avvenendo all’interno del Pd”. 

Sulle motivazioni che hanno portato all’abbandono torna anche Pierluigi Cristofani: “C’è un’incapacità del partito di mettersi in discussione. Vengono accettate supinamente le scelte prese dall’altro. Negli ultimi anni, il partito ha fatto continui riposizionamenti su temi importanti. La visione della politica è cambiata: ci si basa su dove soffia il vento ma per chi, come me, ha scelto di firmare questo documento, la politica non è questo. Non nego che riforme come il ‘Jobs act’ e la ‘buona scuola’ siano state difficili da accettare. Questo per noi è un giorno difficile: ci siamo impegnati molto per portare avanti un progetto e capire che questo progetto è fallito è un passaggio difficile. È vero che a Lucca abbiamo vinto ma, a livello regionale ci si sarebbe dovuti interrogare sulle scelte fatte negli ultimi due anni che hanno portato al dimezzamento dei consensi. Anche a livello nazionale, dopo la sconfitta nel referendum del 4 dicembre non c’è stata nessuna riflessione ma, anzi, un irrigidimento. Non può essere questo il partito che ambisce ad essere il più grande soggetto di sinistra europeo”.
 Anche Andrea Sarti, ormai ex segretario territoriale dei Giovani Democratici non le manda a dire: “Il rapporto con la direzione nazionale per noi è stato complicatissimo: le nostre istanze, come la legalizzazione della cannabis, battaglia storica della sinistra giovanile, venivano costantemente ignorate dalla dirigenza. Inoltre, la linea politica è stata molto ondivaga. Sui migranti, ad esempio, si è detto di essere favorevoli all’accoglienza ma anche di aiutarli a casa loro. Non è possibile identificarsi in un partito del genere”.

Luca Dal Poggetto

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