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L’aumento del costo della vita pesa sempre di più. Il 20 per cento dei 2601 accolti dall’associazione sono lavoratori regolari

Questa mattina (19 maggio) all’arcidiocesi di Lucca, Irene Mariotti, operatrice Caritas, monsignor Paolo Giulietti, arcivescovo di Lucca, Arianna Pisani, operatrice Caritas, Elisa Matutini, sociologa Ca’ Foscari di Venezia, don Simone Giuli, direttore Caritas diocesana di Lucca, e Francesca Fazzi, della Maria Pacini Fazzi Editori, hanno presentato il dossier “Piccoli passi possibili. Come Caritas Lucca ha accompagnato la fragilità negli anni”. Si tratta di un volume – edito dalla casa sopra citata – per celebrare i 50 anni (1974) della Caritas Diocesana di Lucca, leggere la povertà oggi e come l’associazione lucchese ha accompagnato la fragilità negli anni.

“In una società povera di speranza – scrive nella prefazione l’arcivescovo di Lucca, Paolo Giulietti – l’azione della Caritas, in questi primi 50 anni di servizio, è sempre stata ispirata da questa visione: ciò che conta non è risolvere gli infiniti problemi che ci si trova ad affrontare, ma affiancarsi alle persone per produrre segni che inducano a guardare al futuro con la convinzione che darsi da fare sia sensato e possibile”.

Nell’introduzione al volume, il direttore della Caritas di Lucca, don Simone Giuli, spiega: “Abbiamo scelto di intitolare questo lavoro “Piccoli passi possibili”, espressione cara alla Serva di Dio Chiara Corbella Petrillo. Lei utilizzava queste parole per descrivere un cammino di fede nella relazione. Noi prendiamo in prestito questa felice locuzione per raccontare con semplicità e concretezza lo stile di Caritas e di chi fa servizio”.

L’intero volume è la testimonianza viva dei cambiamenti sociali, ma anche della concreta trama di prossimità, accompagnamento e dignità che è stata costruita attraverso l’ascolto e la relazione. Infine si pone come punto di partenza per continuare a generare speranza, giustizia e comunità.

Il primo capitolo offre un inquadramento sulle povertà e disuguaglianze emerse nell’ultimo quindicennio, analizzando i dati raccolti nei CdA. Il secondo si concentra sulle povertà minorili, economiche ed educative, approfondendo sfide e interventi nel territorio della Diocesi. Il terzo capitolo dà voce ai progetti concreti avviati dalla Caritas: iniziative che raccontano il passaggio dalla lettura dei bisogni all’attivazione di risposte condivise. Il quarto capitolo restituisce infine una fotografia aggiornata della povertà nel 2024 – grazie ai 34 Centri di ascolto (cda), due empori e cinque associazioni – evidenziando le risorse mobilitate, le reti coinvolte e le prospettive future.

L’analisi 2024: dati, volti e storie di povertà

Nel 2024, i cda dell’Arcidiocesi di Lucca hanno accolto 2601 persone, segnando il dato più alto dalla loro apertura: sono 606 le nuove persone ricevute, rispetto al 2023 si è registrato un incremento di 129 unità. Nel 2000 gli accolti erano solo 109. Ogni persona rappresenta spesso un intero nucleo familiare: l’aiuto offerto coinvolge anche figli, anziani e conviventi, spesso in condizioni di grave deprivazione materiale. La maggior parte vive in povertà assoluta e affronta situazioni croniche di precarietà abitativa, lavorativa o sanitaria.

Un dato significativo è l’aumento di persone che ricevono supporto da due anni o più, con solo il 23,3 per cento di utenti accolti per la prima volta nel 2024 e il 57,3 per cento non erano conosciute dai servizi sociali territoriali: un segnale della difficoltà nel riconquistare un’autonomia stabile. Analizzando la distribuzione territoriale, emerge che il 68,8 per cento delle richieste proviene dall’area di Lucca e della Piana, il 22,6 per cento dalla Versilia e l’8,5 per cento dalla Valle del Serchio.

Le fasce d’età prevalenti variano tra i territori: dai 35 ai 44 anni nella Piana e Versilia, ai 45 ai 54 nella Valle del Serchio. Un quadro che invita a calibrare risposte e interventi in base alle specifiche caratteristiche locali. Il profilo delle persone accolte è oggi più variegato rispetto al passato. Circa il 50 per cento è di cittadinanza italiana e una persona su due e di sesso maschile, segnando una rottura con gli stereotipi passati.

Significativo è il fenomeno dei ‘nuovi poveri’: adulti che per la prima volta si trovano in difficoltà economiche, spesso a seguito della perdita del lavoro o dell’aumento dei costi della vita. Le donne e i giovani lavoratori, specie se impegnati in occupazioni precarie o non tutelate, sono tra i più colpiti. La fascia d’età più rappresentata resta quella tra i 25 e i 54 anni, con una forte incidenza di richieste da parte di persone con responsabilità familiari. Anche i dati dell’ultimo anno mettono in luce come le persone migranti siano esposte in misura maggiore alla povertà, con difficoltà d’accesso all’abitazione, al lavoro stabile e alle cure sanitarie. I più presenti sono cittadini marocchini, seguiti da persone provenienti dall’Est Europa e dall’Asia.

Le famiglie con figli, così come le persone sole senza reti di supporto, sono tra le categorie più fragili. Quasi la metà delle persone accolte non vive da sola. Molti vivono con figli: il 15,7 per cento ha due figli e il 22,7 per cento tre o più. Allo stesso tempo cresce anche la quota di persone sole, soprattutto anziani con patologie croniche. Il 37,1 per cento degli italiani accolti vive da solo. In generale, persiste una forte incidenza della povertà tra i nuclei monogenitoriali e nelle famiglie di recente formazione colpite da mutamenti improvvisi, come la perdita del lavoro o la riduzione del reddito.

Analisi Caritas

La fragilità abitativa è una delle questioni più critiche. Solo il 9,3 per cento degli utenti ha una casa di proprietà; molti vivono in affitto, in edilizia popolare o in condizioni di precarietà estrema. L’accesso a un’abitazione dignitosa resta un nodo irrisolto. Anche l’istruzione si conferma fattore determinante nel rischio di povertà: il 21 per cento degli assistiti ha solo la licenza elementare e circa il 50 per cento si è fermato alla scuola media. Tra gli stranieri, i titoli di studio ottenuti nei paesi d’origine non sempre sono riconosciuti, limitando l’accesso a impieghi qualificati.

Il lavoro, infine, non è più garanzia di sicurezza: il 62,4 per cento delle persone accolte è disoccupato. Tra chi lavora, molti sono impiegati in attività precarie, temporanee o in nero. La povertà tra i lavoratori – in-work poverty – è una realtà concreta: nel territorio diocesano interessa il 27,5 per cento degli stranieri e il 18,4 per cento degli italiani che si rivolgono alla Caritas.

La presentazione

Monsignor Giulietti ha iniziato sottolineando che “il tema dei ”Piccoli passi possibili’, il titolo del volume, incarna un pò quella che è la filosofia della Caritas: dare indicazioni su come i problemi possono essere affrontati e risolti. Questa filosofia si condensa anche in attività concrete: come nei centri di ascolto nei quali si incontrano le persone. Incontro tra amici – come Papa Francesco ricordava – persone che stanno insieme e si aiutano tra loro”.

“Il mondo dei poveri fa notizia solo quando fanno qualcosa di sbagliato – afferma il Vescovo di Lucca -, ma non è così. I poveri sono anche i lavoratori che non arrivano a fine mese. Quindi non parliamo solo del barbone ma anche il vicino di casa che non riesce a pagare le bollette. Povertà che purtroppo non é in diminuzione. La Caritas tiene vive le coscienze e fa cose importanti per venire in contro a questi bisogni”.

Don Simone Giuli ha poi proseguito riferendosi al discorso di Papa Leone XVI che “affermava che la chiesa deve essere la sequela di Gesù e salvare gli umani dal mare e dalla morte”.

“Questo dossier – prosegue Giuli – ci aiuta a far emergere i poveri dall’ombra e le tante fragilità che tendiamo a nascondere. Il 90 per cento di coloro accolti dalla Caritas non vengono seguiti da i servizi sociali. L’emersione della povertà dà dignità alla fragilità. Dobbiamo far sì che la società sia più armonica”.

La sociologa Matutini ha proseguito snocciolando a fondo quelli che sono i dati emersi dalle analisi dei CdA radicati sul suolo lucchese, dall’Alta Garfagnana alla Versilia, passando per la Piana. Storicamente, prima del 2008, – ha sottolineato Matutini – prevalentemente l’utenza era femminile, mentre oggi è in prevalenza maschile. Non ha tralasciato quella che è la povertà dei minori che è molto preoccupante, poiché parte dall’essere economica e si traduce in isolamento e in deprivazione culturale e sociale. Da uno studio Istat del 2023 è emerso che il 14 per cento dei minori è in povertà assoluta, pari a circa a 1,3 milioni.

Presentazione dossier caritas poveri