Pandemia e solitudine, i consigli della psicologa: “Chiedere aiuto è un atto di amore verso noi stessi”

Dritte utili dalla psicoterapeuta da applicare per far fronte alle sensazioni di ansia o paura legate alla solitudine

È trascorso molto tempo, ormai, da quando abbiamo sentito parlare per la prima volta della necessità di distanziarci dagli altri, evitando il contatto fisico e le situazioni di vicinanza e, in relazione a ciò, c’è un aspetto che è stato preso poco in considerazione durante la gestione di questa emergenza sanitaria: il nostro lato emotivo. Non siamo tutti uguali, ognuno ha la propria storia, le proprie necessità, ognuno è diverso. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Serena Bonelli, psicologa e psicoterapeuta che, dopo aver chiarito alcuni concetti fondamentali, ha rilasciato alcuni consigli utili da applicare per far fronte alle sensazioni di ansia o paura, per riuscire a consapevolizzare la nostra intelligenza emotiva, sottolineando quanto, se necessario, sia importante chiedere aiuto.

“Si parla molto in questo periodo di ‘isolamento sociale’ e ‘solitudine’, talvolta confondendo i due termini – spiega la dottoressa Bonelli – L’isolamento rappresenta una condizione oggettiva di mancanza di contatti sociali; la solitudine è la percezione individuale e soggettiva del sentirsi soli. Possiamo essere fisicamente soli, ma in sintonia con noi stessi e con l’ambiente circostante, oppure trovarci in mezzo a molte persone e sentirci comunque soli. Entrambi i fenomeni possono essere momentanei, legati ad una condizione temporanea o cronicizzarsi”.

“La pandemia rappresenta un evento stressante prolungato nel tempo: siamo chiamati a rispondere ed a difenderci da una minaccia invisibile, spesso pericolosa per la nostra salute fisica e mentale – scrive – Quando la sensazione di solitudine diventa cronica, solitamente viene associata a disturbi d’ansia e dell’umore e costituisce, infatti, un fattore di rischio per lo sviluppo o il peggioramento di ansia (generalizzata, attacchi di panico, fobia sociale), depressione, disturbi del sonno, disturbi del comportamento alimentare, uso ed abuso di sostanze, ideazione e comportamenti suicidari. In questo preciso contesto, in cui l’imprevedibilità ed il senso di incertezza ci accompagnano quotidianamente, è difficile gestire i pensieri disturbanti relativi al contagio, alla morte, alle difficoltà lavorative ed economiche, alle restrizioni, alla lontananza dagli affetti“.

“Anche la scuola è stata sacrificata enormemente – prosegue – È diventato impossibile stare vicini, studiare insieme, per alcuni frequentare le lezioni in presenza. E dopo la scuola, nessuna possibilità di praticare un’attività insieme a qualcuno, lo sport, il divertimento. Il rischio – dice Bonelli – è quello di peggiorare lo stato emotivo e mentale di chi ha già difficoltà psicologiche e l’insorgenza di irritabilità, nervosismo, tristezza profonda, chiusura emotiva, mancanza di attenzione e concentrazione, agitazione e angoscia, che possono sfociare in veri e propri disturbi psicopatologici”.

“Ma in questa grande crisi, siamo noi stessi a poterci salvare – afferma – l’intelligenza emotiva (Goleman, 1996), ovvero la capacità di riconoscere le nostre emozioni, dargli un nome e gestirle, risulta fondamentale per rimanere ben saldi a livello mentale ed emotivo. Nel momento in cui siamo consapevoli di come ci sentiamo, di cosa ci sta accadendo e di quello di cui abbiamo bisogno per sentirci meglio, abbiamo già aperto le porte alla possibilità di migliorare il nostro stato di salute mentale. Allora le possibilità sono due: scegliere di vivere questa condizione, cogliendo l’opportunità di entrare in contatto profondo con le nostre emozioni e migliorare il rapporto con noi stessi; chiedere aiuto ad un professionista se ci accorgiamo di trovarci in difficoltà. Essere in contatto con ciò che proviamo è alla base di un benessere psico-fisico personale e della relazione con gli altri. Quando conosciamo quello che stiamo provando e non fuggiamo da certe sensazioni, diventiamo parte attiva della nostra vita e siamo in grado di migliorare anche le relazioni con gli altri, accogliendo e comprendendo le loro emozioni”.

“Ricordiamoci che una persona resiliente è portata a vivere gli eventi emotivamente spiacevoli considerandoli momentanei: questa pandemia è una condizione lunga, difficile, inaspettata, ma avrà una fine – afferma la dottoressa Bonelli -. Mai come adesso siamo responsabili di noi e dell’altro. Mai come adesso, chiedere aiuto è un atto di amore verso noi stessi“.

Poi qualche indicazione per affrontare questo periodo nel migliore dei modi: “Metterci in un’ottica di accettazione: quello che sta accadendo non dipende totalmente da noi, ma possiamo migliorare la nostra situazione rispettando le norme. Considerare la possibilità: il tempo che possiamo dedicare alla nostra persona è maggiore. Non focalizzarsi sulla mancanza, ma sulla presenza di ‘noi con noi stessi’, può essere un’ottima occasione per iniziare a non aver bisogno dell’altro per sentirsi bene. Allenarci a vivere nel momento presente, il qui ed ora è l’unica certezza che abbiamo. Cercare di non rimuginare sul passato e non proiettarci nel futuro, è un ottimo allenamento per vivere a pieno, anche quando sarà finita la pandemia”.

Sospendiamo la critica – aggiunge Bonelli ; mettersi in discussione ed avere una propria opinione su quello che sta accadendo, non significa criticare. Impieghiamo il tempo in modo costruttivo: il cambiamento delle nostre abitudini e del modo in cui utilizziamo il nostro tempo, può essere utile per affinare la nostra capacità di adattamento ed allenare la creatività. Manteniamo le relazioni sociali attraverso la tecnologia: se usata con criterio, ci rende vicini agli altri. Torniamo a dare importanza alla nostra sfera emotiva: durante la giornata, fermiamoci, chiudiamo gli occhi ed ascoltiamo il nostro respiro. In questo modo entriamo in contatto con la parte più intima di noi. ‘Che cosa sto provando in questo momento?’ può essere una buona domanda per migliorare la consapevolezza del nostro stato psicologico. Possiamo scrivere su un quaderno le nostre emozioni. Renderle esplicite ci aiuterà ad elaborarle”.

“E ancora – dice la dottoressa Bonelli – possiamo riflettere sulle nostre relazioni affettive: questo momento può essere utile per renderci conto di quanto valore dare alle persone intorno a noi. Migliorare il rapporto con i familiari, cambiare qualche abitudine nel rapporto con il partner, decidere di chiudere una relazione affettiva, decidere di riavvicinarsi a qualcuno. Cercare di far sentire la nostra vicinanza emotiva agli anziani: se abbiamo la possibilità, non lasciamoli soli emotivamente. E’ importante prendere in considerazione anche la nostra salute mentale ed emotiva, non soffermandoci su quello su cui non abbiamo potere decisionale, ma considerando quello che possiamo scegliere di pensare e fare“.

“L’isolamento sociale e la solitudine di adesso – conclude la dottoressa Serena Bonelli – possono essere problemi seri o possono diventare opportunità di crescita personale e sociale: affrontare quello che proviamo ci rende sani e mette le basi per relazioni affettive migliori, sia con gli altri, che con noi stessi“.

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