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|Accordo del Cartario, per Usb: “Non è né soddisfacente né coerente con le aspettative e la mobilitazione dei lavoratori”
“Scelta sbagliata e penalizzante: allunga eccessivamente la vigenza contrattuale, congela salari e diritti, riduce il potere contrattuale e mette in sicurezza i margini delle imprese”
All’Unione Sindacale di Base non piace l’accordo per il rinnovo del contratto nazionale del settore cartario e cartotecnico. Usb infatti “esprime valutazione negativa e opposizione politica all’ipotesi di accordo per il rinnovo contrattuale sottoscritta “.
Un contratto di durata quadriennale, che si estende fino al 2028, per Usb: “Rappresenta una scelta sbagliata e penalizzante: allunga eccessivamente la vigenza contrattuale, congela salari e diritti, riduce il potere contrattuale delle lavoratrici e dei lavoratori e mette in sicurezza i margini delle imprese in una fase di forte instabilità economica e inflattiva”.
Delle richieste avanzate dalla controparte datoriale, spiega il sindacato “viene accolta una richiesta inaccettabile: l’aumento di 2 ore di straordinario obbligatorio. Ancora una volta, di fronte alla questione salariale, la risposta delle aziende e di una parte del sindacato confederale è più flessibilità e più disponibilità, anziché un aumento reale delle retribuzioni e una riduzione dei carichi di lavoro.
Sul fronte della piattaforma Usb e territoriale, il confronto è stato largamente eluso sulla sicurezza, ci si limita a prevedere incontri trimestrali tra RSPP e azienda, un livello minimo e già superato in diversi territori. Vengono poi riconosciute le 72 ore di permesso sindacale, già previste dagli accordi interconfederali, viene cancellato l’aumento dell’1% della maggiorazione del turno notturno, determinando una perdita economica secca e viene sancita l’equiparazione dei trattamenti dei ciclocontinuisti di cartiera e converting, già applicata in diversi stabilimenti. L’aumento di 8 ore di Rol per i ciclocontinuisti, poi, è rinviato al gennaio 2027. Sul resto delle rivendicazioni avanzate, nessuna risposta”.
Rispetto alla parte economica, poi, “L’aumento salariale complessivo è pari a 275 euro a regime, distribuito in 4 tranche fino a settembre 2028. Una scelta che determina l’azzeramento di qualsiasi recupero salariale per il 2025, una diluizione degli aumenti che non recupera l’inflazione reale, una perdita di potere d’acquisto certa per tutta la durata contrattuale. Il rifiuto di una tantum per il 2025, motivato dalla minaccia di riduzione degli aumenti strutturali conferma l’applicazione delle regole della contrattazione nazionale, regole che Usb ha sempre respinto perché costruite per imporre la moderazione salariale, impedire il pieno recupero dell’inflazione e sterilizzare il conflitto.
Dal gennaio 2027 il contributo aziendale a Byblos aumenta di appena 0,2% e l’aumento di 3 euro mensili per il fondo sanitario avviene senza alcuna garanzia su reali miglioramenti delle prestazioni. L’inserimento del nuovo sistema di classificazione all’interno del contratto, anche se collocato in coda alla vigenza e affidato al lavoro di una Commissione paritetica, rappresenta un elemento di forte criticità. La controparte datoriale ha già dichiarato la volontà di ottenere contropartite normative. Questo significa che eventuali scambi verrebbero discussi a contratto già firmato, con rapporti di forza sfavorevoli ai lavoratori. Usb considera questo impianto inaccettabile e potenzialmente dannoso”.
Questo rinnovo, insomma, si colloca all’interno di un quadro generale che Usb denuncia da anni: “l’Italia è l’unico Paese europeo in cui, negli ultimi 30 anni, i salari reali sono diminuiti anziché aumentare. Una dinamica che non è casuale, ma il frutto di politiche di concertazione, moderazione salariale e di regole contrattuali che impediscono il recupero pieno dell’inflazione. Lo sciopero nazionale, ampiamente partecipato e riuscito, ha dimostrato che esiste una disponibilità reale al conflitto e una richiesta forte di cambiamento. In territori come Lucca, dove lo sciopero è stato di 8 ore, il mandato delle lavoratrici e dei lavoratori era chiaro: alzare l’asticella, non accettare compromessi al ribasso.
Il punto di caduta raggiunto non risponde a questo mandato: un anno intero regalato alle aziende; aumenti diluiti su 4 anni; la gran parte delle rivendicazioni ignorate; elementi di flessibilità concessi senza adeguate contropartite”.
Usb non considera quindi questa ipotesi di accordo “soddisfacente né coerente con le aspettative e la mobilitazione espressa dalle lavoratrici e dai lavoratori. Usb continuerà a sostenere che senza un reale recupero salariale, senza la rottura delle regole della contrattazione che tengono bassi i salari, senza un conflitto vero e praticato, non è possibile invertire la tendenza che ha fatto dell’Italia il Paese dei salari più poveri d’Europa.
Usb porterà questa posizione nelle assemblee, nelle consultazioni e in ogni sede di confronto, rivendicando il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori a decidere consapevolmente sul proprio contratto”.


