Contro la peste suina “Difese troppo deboli”: Coldiretti in piazza e in Prefettura per chiedere un cambio di passo
Circa 500 allevatori e agricoltori arrivati da tutta la Toscana. Nelle ultime settimane, sono 4 i cinghiali morti risultati infetti nella zona di Piazza al Serchio
In tantissimi hanno risposto all’appello. E si sono così ritrovati in piazza del Giglio a Lucca circa 500 tra agricoltori e allevatori per chiedere un cambio di passo sull’emergenza peste suina veicolata dai cinghiali selvatici che, secondo i manifestanti, scorrazzano ormai fuori controllo nei boschi, fino agli ambienti urbani, nei quali si muovono con singolare familiarità.
Con cartelli, fischietti e bandiere, gli agricoltori e allevatori suinicoli di Coldiretti arrivati da tutta la Toscana sono poi arrivati sotto la Prefettura di Lucca per manifestare tutta la loro preoccupazione e delusione di fronte agli scarsi risultati delle misure di contenimento che avrebbero dovuto prendere di petto il letale virus evitando che si propagasse dall’alta Lunigiana dove era stato rilevato un anno e mezzo fa al resto della regione, non sta funzionando. A guidare la protesta la presidente regionale di Coldiretti Toscana, Letizia Cesani. A fianco degli agricoltori tanti sindaci, consiglieri regionali e rappresentanti delle istituzioni.
Troppo deboli le difese schierate, dicono gli imprenditori agricoli in piazza, troppo pochi gli abbattimenti rispetto al numero esorbitante di cinghiali in circolazione nei boschi che diffondono il virus, troppi i ritardi per l’installazione delle gabbie di cattura e delle attività di sorveglianza nonostante le Ordinanze specifiche per la Toscana del Commissario Straordinario denuncia Coldiretti Toscana. Eccoli, secondo loro, i numeri del fallimento: 43 comuni già finiti nella rete delle restrizioni previste dal protocollo di sicurezza del piano nazionale, 88 i cinghiali morti risultati infetti, 4 nella zona di Piazza al Serchio nelle ultime settimane. Tre le province coinvolte: Massa Carrara, Lucca e Pistoia.
Un quadro che dipinge un avanzamento pericoloso e rapido del contagio. “La peste suina deve essere fermata prima che sia troppo tardi – spiega Letizia Cesani, Presidente Coldiretti Toscana –. I cinghiali sono una calamità nella calamità: oltre a devastare i nostri raccolti e ad essere un pericolo per la sicurezza stradale e pubblica, sono i portatori di questo virus. Il fatto che il virus non sia trasmissibile all’uomo, ed uccida solo i suini, non significa che debba essere trascurato. Tutt’altro. All’origine di tutto c’è una sottovalutazione dei pericoli e dell’impatto dell’epidemia che espone a conseguenze pesantissime 4mila allevamenti suinicoli e 130mila capi in tutta la nostra regione insieme a filiere di eccellenza come la Cinta Senese ed il Prosciutto Toscano che valgono 50 milioni di euro. Ma a rischio ci sono anche migliaia di imprese agrituristiche che vivono di escursioni ed attività all’aria aperta che le restrizioni limitano e scoraggiano producendo un danno alle comunità rurali. Chiediamo un cambio di passo determinato e deciso nell’applicazione delle misure di depopolamento dei cinghiali previste dal piano commissariale insieme ad una presa di responsabilità da parte di tutti i soggetti istituzionali: Regione Toscana, Province ed ambiti territoriali di caccia. Girarsi dall’altra parte significa voltare le spalle alla Toscana”.
Il diffondersi a tempi record del virus, capaci di percorrere in pochi mesi oltre cento chilometri, sta mettendo in allarme tutta la filiera della trasformazione e del commercio delle carni suine. Le conseguenze per le attività agricole in zona di restrizione, la cui sopravvivenza dipendono proprio dalla filiera suinicola, riguardano il rischio di affrontare perdite economiche nel caso di contrazione del virus negli allevamenti per le conseguenti richieste di abbattimento di tutti i capi, costi aggiuntivi per le misure di biosicurezza rafforzata richieste nelle stalle, limitazioni alla libera movimentazione dei capi e l’obbligo di comunicare tempestivamente alle autorità dati e informazioni legati alle mortalità dei capi. “E’ per questa ragione che qui, stamani, ci sono anche gli allevatori ed agricoltori di tutta la regione, e non solo delle aree già coinvolte – ha spiegato la presidente di Coldiretti Toscana –. L’epidemia va fermata ora prima che sia troppo tardi, prima che colpisca il resto della regione, occorre fare tutto il necessario per attuare le misure previste di depopolamento dei cinghiali, vettori del virus; a rischio ci sono le nostre produzioni agricole ed una intera filiera suinicola toscana”.
Istanze e timori che Coldiretti Toscana ha portato, al termine del presidio, all’attenzione della Prefetto di Lucca Giuseppa Scaduto, nel corso di un incontro in cui sono state esposte le richieste di applicazione delle misure necessarie per arrestare la corsa della Peste Suina Africana.
(notizia in aggiornamento)


