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Braccini: “Il futuro della metallurgia passa dall’Italia: non si sacrifichi quella civile”

Una riflessione sul comparto del coordinatore nazionale Fiom per il gruppo Kme: “Serve un piano che non pensi solo a industria bellica”

Futuro della metallurgia, una riflessione di Massimo Braccini, coordinatore nazionale Fiom per il gruppo Kme. 

“La metallurgia europea  – spiega il sindacalista – sta vivendo una fase di forte instabilità: costi energetici elevati, concorrenza internazionale aggressiva e un quadro macroeconomico incerto stanno mettendo in difficoltà un settore strategico per l’intera manifattura del continente. In questo contesto critico, Kme, uno dei principali gruppi industriali europei nel campo del rame e delle leghe non ferrose, rappresenta ancora un presidio fondamentale per il tessuto produttivo italiano. Il gruppo, con una solida tradizione industriale alle spalle, mantiene una presenza rilevante in Italia, dove gestisce importanti siti produttivi a Fornaci di Barga, Serravalle Scrivia, Mortara e un sito amministrativo a Firenze“.

“Kme ha saputo rafforzare il proprio posizionamento a livello europeo  – spiega – anche attraverso operazioni strategiche, come l’acquisizione di asset da Aurubis e, più recentemente, l’integrazione del produttore tedesco Sundwiger Messingwerk GmbH. Tuttavia, anche una realtà di queste dimensioni si trova oggi a fronteggiare gli effetti della crisi del comparto. Negli stabilimenti italiani il ricorso agli ammortizzatori sociali è diventato strutturale, a fronte di una produzione in flessione e una domanda di mercato instabile. Le previsioni parlano di una possibile ripresa produttiva dal 2026. In questo scenario, il dialogo sindacale si è confermato uno strumento essenziale. Attraverso un confronto costante con l’azienda, è stato possibile raggiungere accordi positivi, come quelli sui premi di risultato, che rappresentano un riconoscimento dell’impegno dei lavoratori anche nei momenti più difficili. Ma la tenuta sociale e industriale non può poggiare solo su strumenti difensivi o iniziative aziendali: è necessaria una visione politica nazionale ed europea capace di rilanciare il settore in modo strutturale”.

“In questo momento storico, l’Europa sta accelerando sulla costruzione di una difesa comune, con piani straordinari di investimento nel settore militare – commenta Braccini – Il riarmo europeo sta orientando ingenti risorse pubbliche verso l’industria bellica, con fondi nazionali ed europei sempre più consistenti. La scelta di potenziare il comparto militare non può però avvenire a scapito della manifattura civile, né tantomeno compromettere filiere industriali strategiche per la transizione ecologica, l’autonomia tecnologica e la sostenibilità economica. La metallurgia del rame, è centrale per la realizzazione di impianti fotovoltaici, infrastrutture elettriche, batterie, cavi e componenti essenziali alla digitalizzazione. Trascurare questa filiera significa indebolire le basi materiali della transizione verde tanto promossa a parole dalle istituzioni europee. Il rischio, concreto, è che l’attuale sbilanciamento verso la spesa militare distolga risorse da settori produttivi come quello metallurgico, lasciando indietro stabilimenti, lavoratori e territori. In assenza di un piano industriale europeo capace di equilibrare sicurezza e sviluppo civile, il cuore produttivo dell’Europa rischia di battere sempre più piano. Una strategia industriale per l’Italia e per l’Europa“.

“La crisi di Kme non è un caso isolato – conclude – È il sintomo di una fragilità sistemica che interessa l’intera industria metallurgica europea. Per questo, servono politiche pubbliche coerenti, mirate e lungimiranti: investimenti nella riconversione ecologica degli impianti, incentivi all’innovazione tecnologica, sostegno all’occupazione qualificata e salvaguardia dei diritti dei lavoratori. Serve un piano industriale civile, non più armi. Come sindacato, ribadiamo la necessità di un confronto strutturato anche con le istituzioni, per difendere l’occupazione e sostenere un settore che può e deve restare un’eccellenza produttiva italiana ed europea. È fondamentale che anche la metallurgia civile riceva l’attenzione che merita”.