Lapideo, Palla (Confindustria): “Per l’economia circolare servono indirizzi della Regione”

L'appello: "È l'unico modo per portare rapidamente beneficio a tutti, imprese, lavoro, ambiente e collettività locali"

“In questi giorni abbiamo letto molte parole sull’emergenza dei fanghi derivati dalla lavorazione del marmo. Purtroppo il destino di noi imprenditori è quello di lavorare sempre nelle emergenze: emergenza covid, emergenza trasporti, emergenza energia. Non solo. Si vive nell’emergenza anche quando i problemi che la generano sono ben noti, sono anni che li abbiamo studiati, analizzati, sono state proposte soluzioni ‘concrete’ nell’ambito della tanto evocata – ma poco sostenuta – economia circolare”. Inizia così la nota di Fabrizio Palla, presidente della sezione lapidei e varie di Confindustria Toscana Nord.

“Ma andiamo per gradi – prosegue – e cerchiamo di fare chiarezza sulla questione della cosiddetta ‘marmettola’. Si tratta di residui fangosi della segagione e della lavorazione delle pietre che hanno caratteristiche diverse a seconda del materiale di provenienza. Quelli derivanti dal marmo bianco, ricchi di carbonato di calcio, fino a ieri erano più facilmente riutilizzabili grazie all’attività della Cages, di cui tanto si è parlato negli ultimi giorni. La Cages metteva i fanghi a disposizione dell’azienda chimica Venator, che li utilizzava per neutralizzare i fumi acidi di produzione, producendo i cosiddetti gessi rossi, utilizzati per riempire l’ex cava Montioni. Tutto ciò fino allo stop al riempimento dell’ex cava che, per un effetto domino, ha provocato la sospensione dei ritiri di fango. Il blocco del ritiro fa sì che questi fanghi si sommino a quelli colorati provenienti da graniti e pietre varie – molto lavorati dalle aziende della provincia di Lucca – che, non avendo applicazioni industriali, per lo più finivano per occupare inutilmente spazi in discarica”.

“Ormai da anni – continua Fabrizio Palla -, il Gruppo Lapidei di Confindustria Toscana Nord si è posto il problema del loro riutilizzo nell’ottica di un percorso di economia circolare. Insieme alla scuola superiore Sant’Anna di Pisa e a tecnici locali sono stati condotti studi che hanno portato alla modifica dei cicli di utilizzo delle acque industriali – permettendo un notevole risparmio idrico -, alla riduzione delle quantità di flocculanti usati per la chiarificazione delle acque, alla sostituzione degli olii minerali con olii sintetici o vegetali biodegradabili. Questo con la finalità di ottenere con i fanghi residui delle lavorazioni un sottoprodotto da riutilizzare in riqualificazioni ambientali, come il riempimento di cave di prestito, di siti dismessi o degradati. Oppure come impermeabilizzante, al pari dell’argilla, nei capping di discariche o nella riqualificazione degli argini dei fiumi. Il tutto certificato da successivi studi universitari e prove di laboratori accreditati finanziate dagli industriali per trovare soluzioni ‘concrete’ sul riutilizzo dei fanghi. Studi e progetti sono stati portati ai vari tavoli regionali sull’economia circolare nel settore lapideo, chiedendo alla Regione di trarne linee di indirizzo, ovviamente con il coinvolgimento di Arpat ed eventualmente dell’Ispra nazionale, in modo da incentivare presso gli enti locali l’utilizzo di questi materiali nei progetti di riqualificazione del territorio. Purtroppo ad oggi è rimasto tutto fermo, mentre in altre regioni pratiche simili costituiscono prassi consolidate. E adesso ci ritroviamo a chiedere che la Regione autorizzi depositi temporanei per evitare il blocco delle produzioni. Vivere continuamente nell’emergenza, anche quando questa potrebbe essere evitata, porta i nostri sistemi produttivi a una lenta, inesorabile fine”.

“Le imprese non vogliono spogliarsi di responsabilità, né chiedere alla Regione iniziative straordinarie per gestire le emergenze. Chiediamo invece alla Regione Toscana, in quanto istituzione preposta a queste funzioni, qualcosa che da soli non possiamo fare: definire per l’utilizzo dei fanghi di lavorazione del lapideo linee di indirizzo coerenti con la normativa nazionale vigente, in modo che siano recepite dalle amministrazioni locali. E’ questa l’unica strada per favorire nel nostro settore un processo di economia circolare – conclude – in grado di portare rapidamente beneficio a tutti, imprese, lavoro, ambiente e collettività locali”.

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