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Confartigianato, analisi di una crisi: calano le aziende, a sparire sono quelle storiche

A pesare è l'aumento esponenziale dei costi energetici. Il direttore Favilla chiede sostegni veri al governo

Economia, i dati di Confartigianato. A presentarli è il direttore dell’associazione di cagtegoria, Roberto Favilla. 

Il totale delle imprese iscritte alla Camera di Commercio è diminuito rispetto agli anni precedenti attestandosi a 11011 unità, con un calo di 57 imprese. “Ma l’analisi – spiega Favilla – è in realtà più complessa e articolata. Andando indietro negli anni si vede come il trend delle aziende, ogni anno, fosse sempre in crescita arrivando il comparto artigiano a contare, nel 2008, ben 14747 unità. Dal 2009 è iniziato il calo di imprese artigiane sempre più importante fino al 2013 quando si sono perse addirittura 835 aziende in una sola annualità. Poi il numero delle cessazioni è andato leggermente scemando di anno in anno fino al 31 dicembre 2021 quando erano poco più di 11 mila”.

“La crisi economica – spiega – che nella nostra provincia si è fatta sentire proprio dal 2009, e le politiche poco lungimiranti dei vari governi che hanno penalizzato i titolari di imprese che erano in pensione e continuavano a lavorare, l’introduzione della fatturazione elettronica, il rispetto dei parametri degli studi di settore, sono tutte “imposizioni” che hanno indotto molti a chiudere le loro botteghe senza considerare che, di riflesso sono venute a mancare per lo Stato le entrate Irpef, l’Iva e i contributi Inps. Naturalmente è abbastanza facile pensare, e non crediamo di essere maligni, che chi aveva 60 anni o anche meno ed era diventato pensionato, sia stato con le mani in mano, tutt’altro. Abbiamo il sentore che molti abbiano continuato a lavorare, al nero”.

“Poi c’è stato il Covid – dice il direttore – che ha dato un’ulteriore mazzata alle nostre imprese alcune delle quali sono dovute stare chiuse durante il lockdown, con pesanti ripercussioni sulle già magre entrate e con costi aggiuntivi legati alla igienizzazione dei locali, a quelli legati all’acquisto di mascherine, il gel, i guanti, il kimono per sé e per i propri clienti. Senza contare l’incertezza di cosa sarebbe successo da lì a qualche mese che ha indotto molti di noi a contenere le spese sia per l’acquisto di prodotti, che per il ricorso ai servizi alla persona anche perché erano ridotte le occasioni per uscire e partecipare ad eventi. Per tornare ad un’analisi di ciò che è successo in questi 12 anni 2009-2021 è utile fare un bilancio tra le aziende cessate, in totale 15169, e quelle di nuova costituzione, 11518“.

“In poco più di 10 anni – continua il direttore Favilla – sono scomparse più di 15mila imprese è come se due quartieri della nostra città, Sant’Anna e San Vito, fossero scomparsi. Ma ciò che più conta è che le aziende cessate erano quelle più strutturate, quelle storiche che avevano un padronanza del mestiere che le nuove nate, purtroppo, non possono avere. Sono sparite decine e decine di imprese storiche costrette a prendere, a malincuore, questa decisione dopo che avevano dato fondo ai risparmi di una vita per cercare di resistere pensando che la situazione migliorasse. Certo, come abbiamo detto ne sono nate di nuove, oltre 11mila, ma molto spesso si tratta di persone espulse dal mercato del lavoro dipendente le quali prima di stare a casa senza fare niente hanno preferito tentare la strada del lavoro autonomo. Molte di queste non superano i due anni di vita e si calcolano intorno al 60% quelle che raggiungono i 3 anni e comunque non hanno la stessa solidità, clientela e professionalità di quelle storiche”.

“Ci spiace fare questo tipo di riflessione – continua Roberto Favilla – ma è un’amara, veritiera constatazione. Continua ad essere da noi particolarmente attenzionato il settore dei trasporti che anche quest’anno vede un calo di 21 unità, rispetto all’anno precedente e ciò deve farci riflettere perché la figura dell’autotrasportatore è tra quelle più ricercate dal mercato, non se ne trovano e il numero dei padroncini continua a scendere. Probabilmente l’aumento del costo del carburante e degli additivi, unitamente al fatto che le aziende per cui lavorano non vogliono aumenti di tariffe, induce molti a cambiare/cessare questo tipo di lavoro. È infatti sempre più frequente il fatto che le grandi industrie si rivolgono ad autotrasportatori che provengono dall’estero e che vengono pagati meno. Anche il numero delle aziende che effettuano servizi è in calo rispetto all’anno precedente di 20 unità, ma questo riteniamo sia legato al calo delle prestazioni che interessa, trasversalmente, tutto il comparto dei servizi alla persona. Come anche negli anni precedenti maggiore è il calo di imprese a Lucca e nella piana, -35 unità, rispetto alla Versilia, –8 aziende ed alla Valle del Serchio che segna un –14. Da sottolineare che la Versilia con le sue 4986 imprese supera di oltre 200 unità Lucca e la Piana”.

“Continua – prosegue Favilla – l’aumento delle società di capitale mentre calano quelle delle società di persone. Tenuto conto poi che, in questi ultimi tempi sono aumentati, in misura esponenziale, i costi legati all’energia elettrica, al carburante ed alle materie prime vediamo ancora incerta la ripresa del comparto”.

Per questo Roberto Favilla si appella ai parlamentari della zona perché si attivino e chiedano al governo, di varare misure a sostegno delle imprese. “Ma misure importanti – dice Favilla – non come i due miliardi di euro per abbattere i costi delle bollette energetiche che le riducono meno del 10% a fronte di aumenti di oltre il 100% La domanda che ci poniamo è questa: ci credete o no nell’artigianato, ed è quel motore trainante del paese che voi tutti dite? Allora diamogli benzina perché possa tornare a crescere; solo così riprenderanno, la produzione, i consumi e l’economia”.

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