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Turismo, lavoro sommerso in 7 aziende su 10

La denuncia della Filcams: "Non può essere questo il futuro dopo la pandemia"

“Filiera turismo e cultura, lo scarto tra narrazione e reali condizioni di lavoro: di estrema gravità il quadro che si sta delineando a seguito dei controlli effettuati dagli ispettorati territoriali del lavoro e dalle forze dell’ordine nel corso del mese di agosto e avvalorato dai dati diffusi dall’ispettorato nazionale del lavoro relativi alla giornata di ferragosto”.  A confermare le preoccupazioni e le rilevazioni evidenziate fin dall’avvio della stagione estiva dalla Filcams, la categoria della Cgil del turismo, rispetto alla forte diffusione di lavoro nero, irregolare ed insicuro nella filiera del turismo e della cultura.

“I numeri forniti dall’Ispettorato nazionale del lavoro – spiega il sindacato – relativi all’intero territorio nazionale, esito delle verifiche svolte nella giornata di ferragosto su strutture ricettive, stabilimenti balneari e pubblici esercizi, non sono solo indicativi delle drammatiche condizioni che caratterizzano l’occupazione nel settore ma confermano una situazione nota e denunciata ormai da anni dalla Filcams e che con la pandemia è, se possibile, ulteriormente peggiorata.Preoccupanti l’entità e la serietà delle violazioni accertate e le ripercussioni per i lavoratori: secondo quanto riportato dal comunicato dell’Inl, su oltre 200 aziende controllate più del 70 per cento è risultato irregolare e circa il 30 per è stato chiuso con provvedimento di sospensione dell’attività. Tra le imprese ispezionate 7 su 10 hanno visto la presenza di lavoratori in nero, con violazioni in materia di busta paga e di tracciabilità dei pagamenti e si sono evidenziate irregolarità in merito alla sicurezza del lavoro, a forme spurie di cooperative, agli  rari di lavoro, all’illecita somministrazione di manodopera e ai trattamenti contrattuali applicati ai lavoratori”.

Non può evidentemente essere questo il nuovo turismo post pandemia – dichiara Fabrizio Russo, segretario nazionale Filcams – né tantomeno il modello di riferimento per la ripresa; la ricostruzione fornita dall’Ispettorato nazionale del lavoro, seppure ancora parziale, ci consegna una situazione di ulteriore degenerazione in termini di condizioni di lavoro per gli occupati del settore anche rispetto alla già difficile fase precedente all’emergenza. Non si esce dalla crisi violando la legge e non rispettando i contratti nazionali, né rendendo insostenibile l’occupazione per le centinaia di migliaia di lavoratori della filiera, soprattutto donne e giovani, avendo poi l’ardire di polemizzare, strumentalmente, sulla presunta indisponibilità degli stessi e sul reddito di cittadinanza”.

Per il segretario della Filcams, “è ora che politica ed istituzioni, a partire dal governo, facciano la loro parte rispetto ad una situazione che, pur senza generalizzare, assume sempre maggior gravità; la vertenza turismo va affrontata definendo misure straordinarie in considerazione della portata della crisi che il settore sta attraversando, partendo da proroga degli ammortizzatori in deroga e del blocco dei licenziamenti ma anche avviando tempestivamente un confronto coinvolgendo le parti sociali alla luce di quanto previsto dal piano nazionale di ripresa e resilienza in tema di politiche attive, sostegno all’occupazione e lotta al lavoro sommerso. Un nuovo modello di turismo è possibile, inclusione, sostenibilità e legalità, nel perimetro del rispetto della legge e dei contratti nazionali di settore; solo così sarà possibile gestire la ripresa per un rilancio del settore”.

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