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Ristori e rilancio, Confindustria Toscana Nord traccia la rotta: “Infrastrutture al primo posto, serve continuare a garantire la liquidità”

Sotto la lente i finanziamenti del Recovery Plan. Il presidente Grossi 'spinge' per la realizzazione degli assi viari a Lucca e dell'asse di penetrazione a Viareggio. Tutti i dati della crisi

Una ricognizione puntuale sui bisogni delle imprese, effettuata con il coinvolgimento diretto della base associativa, da cui è emerso un documento di sintesi reso noto stamani (19 gennaio) da Confindustria Toscana Nord: l’incontro che è servito anche a fare il punto Bui possibili percorsi da tracciare per tradurre le proposte delle imprese in interventi concreti.

Il lavoro che Confindustria Toscana Nord ha svolto con le sezioni merceologiche che compongono l’associazione tiene conto di un aspetto fondamentale: la necessità di distinguere fra provvedimenti di tutela e ristoro da un lato, di rilancio del sistema produttivo dall’altro e infine, guardando a un orizzonte temporale più ampio, di potenziamento e qualificazione di quei fattori di contesto: “A cominciare – sostiene l’azienda – dalle infrastrutture, che sono indispensabili per fare impresa. Questo per evitare approcci non centrati e dispersivi a temi che hanno tempistiche, iter e interlocutori diversi”.

L’incontro ha visto gli interventi di Giulio Grossi, presidente di Confindustria Toscana nord, dei vicepresidenti Daniele Matteini e Francesco Marini, di Gabriele Chielini, responsabile del settore nautico di Confindustria Toscana nord e di Sabrina Gilardi, capogruppo per il turismo.

“Un soggetto privato quale è la nostra associazione, per quanto inserita in un sistema autorevole come quello di Confindustria, può solo proporre e non disporre – osserva il presidente di Confindustria Toscana Nord Giulio Grossi -. Constatazione ovvia, questa, ma talvolta dimenticata quando il lavoro che facciamo quotidianamente, con continuità e determinazione, stenta a raccogliere i risultati attesi. Abbiamo le idee estremamente chiare su quello che occorre alle imprese e al paese per superare il tunnel della pandemia: idee su temi generali e trasversali, sulla dimensione regionale e locale, su quello che le imprese stesse devono fare ma che spesso non possono realizzare per mancanza di attenzione da parte della politica. I problemi principali – prosegue – riguardano le infrastrutture e il problema dello smaltimento rifiuti legato anche alle aziende“.

“La ricognizione che abbiamo effettuato – prosegue – è un primo passaggio a cui segue una seconda fase, che è ancora in corso e che consiste nell’individuare, per ciascuno dei temi evidenziati, uno o più percorsi potenzialmente in grado di portare a risposte concrete. Alcuni di questi temi infatti possono trovare accoglimento nel processo di implementazione del Recovery Plan, che è ancora una bozza e per questo è fondamentale intervenire adesso, a ‘ giochi’ ancora aperti; altri potranno auspicabilmente essere tenuti in conto dalla Regione Toscana ai fini dei bandi per la fruizione dei fondi strutturali europei; altri ancora dipendono dal legislatore italiano in rapporto alle risorse e alle politiche nazionali; alcuni hanno potenzialmente più strade. Una volta terminata questa seconda fase di individuazione dei percorsi possibili chiameremo direttamente in causa i nostri interlocutori a livello nazionale, regionale e locale: gli interlocutori giusti, coerenti con le finalità di ogni capitolo, a cui chiederemo sostegno, in maniera circostanziata e puntuale, su ogni singola richiesta”.

“La partita in gioco è altissima – dice Grossi – la capacità dell’industria di continuare a essere un pilastro, anzi ‘il’ pilastro, dell’economia locale e nazionale, senza che la discontinuità introdotta dalla pandemia si traduca in un arretramento strutturale. Politicamente il momento è, a livello italiano, di estrema complessità, ma finché il parlamento sarà questo, nella dimensione nazionale i nostri interlocutori diretti rimangono i parlamentari espressi dal territorio e in carica fino a nuove elezioni, chiamati a gestire i prossimi cruciali mesi. A loro chiederemo di farsi carico con la massima determinazione dei problemi dei loro territori di riferimento, così come agli organi della Regione Toscana, da poco costituiti, chiediamo un colpo d’ala che porti la politica regionale a un livello di efficienza e concretezza diverso e migliore rispetto al passato. Problemi come quello, incancrenito, di una adeguata dotazione impiantistica regionale per lo smaltimento dei rifiuti, inclusi quelli degli inerti provenienti dall’edilizia, vanno affrontati e risolti, senza ulteriori indugi di cui le imprese sono giustamente stanche”.

“Sempre la Toscana dovrebbe guardare con più attenzione alle proposte delle aziende del lapideo: quelle di Confindustria Toscana Nord hanno promosso studi che ne dimostrano interessanti possibilità di utilizzo, già sperimentate in altre regioni -.  A livello nazionale, occorre prendere atto che il prolungamento della situazione emergenziale rende indispensabile estendere la cassa integrazione straordinaria Covid almeno fino alla fine di luglio e prevedere per tutto l’anno il credito d’imposta per le spese sostenute dalle imprese per sanificazione e dispositivi di sicurezza“, dice il presidente.

“Anche a causa del prolungarsi della pandemia, ma soprattutto per la validità dello strumento in sé e per sé e in un’ottica di rilancio, il Superbonus 110% deve essere esteso almeno fino a tutto il 2023, in modo da poter dispiegare tutti i suoi potenziali effetti positivi. Grave poi – prosegue Grossi – che si continui a ostinarsi sulla Plastic Tax, dopo che proprio la pandemia ha evidenziato cosa significhi la plastica anche per la sicurezza e la salute di noi tutti: Unione Europea e Italia dovrebbero capire che almeno per tutto il 2021 questo incomprensibile balzello non deve essere applicato. Nel documento si insiste molto anche sul capitolo infrastrutture, trasversali al territorio come ad esempio il raddoppio della linea ferroviaria Firenze-Viareggio anche oltre il già quasi ultimato intervento fino a Montecatini; ma poi ci sono anche gli interventi locali. Gli assi viari di Lucca attendono l’ultimo decisivo impulso politico per essere finalmente realizzati, dopo un percorso pluridecennale di impensabile complessità per un’opera di utilità così evidente, mentre l’asse di penetrazione al porto di Viareggio, altra opera essenziale, così come il dragaggio del porto stesso, soggetto a insabbiamenti, è ancora nella fase precedente alla stipula dell’accordo di programma per l’esecuzione dello studio di fattibilità”.

Di asse di penetrazione al porto di Viareggio parla anche Gabriele Chelini, neo-presidente della sezione nautica di Confindustria Toscana nord: “E’ l’aspetto principale che vogliamo portare all’attenzione in ottica di rilancio. A Viareggio se ne parla da decenni ma nessuna Amministrazione ha mai fatto rilevanti passi avanti“.

“Il nostro documento si apre sui temi della liquidità – specifica Daniele Matteini, vicepresidente di Confindustria Toscana Nord –  Ribadiamo infatti  la necessità di garantirla per tutto il 2021, proseguendo con le misure che la favoriscano (proroga moratoria e garanzie del fondo di garanzia e di Sace; l’aumento dell’importo garantito a 5 milioni e l’estensione alle Mid-Cap, rifinanziamento e potenziamento della Nuova Sabatini e delle garanzie statali per sostenere il mercato delle assicurazioni del credito commerciale). Nello stesso modo, va fissato al 31 dicembre 2021 il quadro complessivo degli aiuti di stato. Altri interventi sollecita il nostro documento e che vanno tutti nell’ottica di sostenere le industrie che con fatica continuano a produrre; dall’estensione  della Cig straordinaria Covid-19, senza oneri a carico delle imprese, alla eliminazione degli oneri per le imprese derivanti dall’assenza dei lavoratori causa Covid-19, a causa della positività degli stessi o quarantena da contatto stretto etc. e trattata, ai sensi delle normative vigenti come malattia, attraverso il sostenimento di detti oneri da parte dell’Inps”.

“Chiediamo – prosegue il vice-presidente – sostegno per le industrie che fin dai primi giorni di epidemia hanno agito maniera responsabile tutelando la salute dei propri addetti, anche perché non perdano competitività con il resto d’Europa (rifinanziamento, potenziamento dal 60 per cento all’80 per cento e proroga a tutto il 2021 del credito d’imposta per le spese sostenute per la sanificazione e acquisto dei dispositivi di sicurezza atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti estendendo l’ammissibilità anche alle spese sostenute per eseguire test sierologici sul personale dipendente, ad oggi non agevolate). Preziosa la politica dei ristori alle aziende, proporzionati alla diminuzione di fatturato 2020 rispetto al 2019. Se le misure sopra enunciate valgono per la sopravvivenza delle imprese, si pone, forte e deciso, il tema della loro crescita: che passa necessariamente dall’innovazione”.

“È questa una delle leve strategiche previste – prosegue – per l’attuazione del piano nazionale per le quali occorre attivare strumenti agevolativi a fondo perduto e ulteriori crediti d’imposta per il supporto alla digitalizzazione di prodotti e collezioni, archivi aziendali e processi produttivi/organizzativi. Andranno sostenute la creazione di show room virtuali e la realizzazione di marketplace o piattaforme per favorire l’incontro tra domanda e offerta di articoli unitamente alle correlate campagne promozionali. Il tema apre platee sconfinate di argomenti correlati, dalla formazione all’inserimento in azienda di professionalità che in un solo anno si sono mostrate strategiche (quelle legate al digital marketing o social communication e advertising); per finire agli investimenti in innovazione tecnologica, design e ideazione estetica rispetto ai quali si propone di innalzare l’aliquota di agevolazione prevista dal credito d’imposta per gli investimenti, incrementando contestualmente i massimali”.

“La formazione – incalza Daniele Matteini – sarà un asset portante del rilancio; in questo senso occorre che gli Its, strumenti preziosi per preparare i futuri tecnici delle imprese, siano adeguatamente finanziati per coprire al meglio le esigenze delle imprese. Nel caso dell’Its meccanica, ad esempio, è necessario che vi sia una più ampia copertura della gamma di comparti e specializzazioni. E mentre il sistema industriale si adegua alle sfide di crescita e sviluppo, altrettanto deve fare il suo territorio: il tema infrastrutturale andrà finalmente affrontato, con decisione e determinazione. La posizione di Pistoia, strategica da un lato, rischia di diventare marginale se il sistema di viabilità e trasporti non le daranno la dignità che si merita, anche per la sua accentuata vocazione turistica. Un settore peraltro, quello turistico, che nel territorio coperto da Confindustria Toscana Nord esprime eccellenze su praticamente tutti gli aspetti del turismo nazionale, da quello balneare, montano e termale alle città d’arte e ai borghi minori. Il potenziamento dell’autostrada A11, a lungo rinviato, ripreso, di nuovo sospeso deve essere una delle opere che sostengono la ripresa del territorio”.

“Attività aziendali fondamentali da sostenere, trasversali a molti settori, sono la promozione, commercializzazione e internazionalizzazione delle imprese: la pandemia ha prodotto una battuta di arresto che deve essere recuperata ed anzi essere colta come occasione per fare un salto in avanti – conclude il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Francesco Marini -. Su questi capitoli qualcosa è stato previsto, ma non abbastanza. Ad esempio i finanziamenti per l’internazionalizzazione gestiti da Simest, che possono coprire a fondo perduto il 50 per cento dei costi delle imprese, devono ricevere risorse adeguate. Bene anche l’innovazione digitale delle Pmi, singole e aggregate, che si traduce anche in strumenti per la commercializzazione on line: di nuovo, però, occorrono risorse e modalità agevoli per accedervi”.

“Quando poi, speriamo a breve – afferma Marini – riprenderà pienamente l’attività fieristica bisognerà che il credito d’imposta per le imprese che vi parteciperanno sia effettivo, regolato da decreti attuativi che a ora non ci sono, così come non c’è ancora il decreto per rendere operative le garanzie Sace all’export e all’internazionalizzazione, con dotazione di 200 miliardi, previste dal decreto liquidità di aprile 2020. Per quanto riguarda nello specifico Prato, si tratta di un caso molto particolare: l’elevatissima concentrazione sul territorio di imprese del settore moda, che fra quelli del manifatturiero è il più colpito dalle conseguenze della pandemia, ne fa un’area in forte sofferenza, che necessita di attenzioni speciali sia dal punto di vista della tutela che nell’ottica di un rilancio sostenuto anche da un nuovo e più efficiente contesto. Accanto a misure che alleggeriscano gli oneri derivanti da personale che purtroppo non sempre è pienamente impegnato (cassa integrazione straordinaria covid ma anche eliminazione strutturale dell’Irap già dal 2020) devono essere fin d’ora messi in cantiere provvedimenti di ristoro anche di altra natura”.

“Ad esempio, fra i molti ritardi – dice Marini – ce n’è anche uno che riguarda un provvedimento molto atteso dalle imprese della moda: quello per rendere operativo il credito d’imposta del 30 per cento a compensazione della svalutazione dei magazzini, di cui nel Decreto crescita è stata riconosciuta l‘obsolescenza data la peculiare natura dei beni del settore, altro tema fondamentale in ottica di smaltimento rifiuti. Guardando avanti in direzione del rilancio, vi sono provvedimenti che avrebbero un costo minimo o nullo ma che si trascinano da lungo tempo: è ora che le autorità nazionali lavorino senza più esitazioni ai regolamenti sull’End of waste, soprattutto del tessile. A questo proposito confidiamo nel tavolo aperto pochi giorni fa con i Ministeri dell’ambiente, della salute e dello sviluppo economico: favorire il riutilizzo industriale degli scarti è fondamentale se si vuole che l’economia circolare non sia solo un’idea astratta” .

“Un’idea che – sostiene Marino – oltretutto, per concretizzarsi ha bisogno anche di impianti che smaltiscano la parte degli scarti non riutilizzabile come materia ma come energia. Sempre sul versante infrastrutture ricordo anche la necessità, che ribadiamo nel nostro documento, dello sviluppo del sistema aeroportuale toscano, sia a Pisa sia a Firenze e le molte opere da realizzare o completare o riqualificare, dalla metrotranvia Firenze-Prato alla seconda tangenziale, dall’interporto alla strada regionale 325 e ad altre opere viarie. Concludo menzionando quella che è probabilmente l’opera con finanziamento privato più singolare della Toscana: la fognatura industriale in corso di realizzazione a Prato da parte di un gruppo di imprese facenti capo a Progetto Acqua. Ci sarebbero tutte le caratteristiche per una sua inclusione fra le opere da finanziare con il Recovery Fund: noi lavoreremo per questo obiettivo. Il vero motore di ripartenza sarà la sostenibilità dell’economia circolare in quanto alla base dell’economica circolare”.

Di uno dei settori maggiormente colpiti, quello del turismo, parla Sabrina Gilardi, capogruppo del turismo di Confindustria Toscana nord: “Molte aziende saranno costrette a chiudere. Chi ha risentito di più della crisi è stata la Val di Nievole, dove alcune aziende hanno registrato un calo del 100 per 100 del fatturato. Meno la zona della Versilia, dove il calo è stato di circa il 30-35 per cento. Serve un piano di rilancio e tutela anche di questo settore per ritrovare competitività ed evitare che i turisti internazionali scelgano altre mete”, conclude.

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