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Legambiente ancora sul piano integrato: “Va approvato nella sua versione originale, non accettiamo nuove cave nel Parco”

Dall'associazione ambientalista non al rispristino di siti dismessi e ad aree estrattive oltre i 1200 metri di quota incluse in Zps

In seguito all’incontro con le associazioni ambientaliste del Parco regionale delle Alpi apuane, Legambiente torna a esprimersi sulla proposta di piano integrato.

Conferma l’apprezzamento per la proposta presentata dall’equipe dei progettisti, che prevede l’ampliamento dell’area parco, oltre alla sensibile riduzione delle Aree contigue di cava (Acc) intercluse. “Questi dispositivi – dicono da Legambiente Toscana – insieme all’inclusione finalmente di molti borghi all’interno del parco come aree D (consentendo politiche di sviluppo socio-economico sostenibile delle Comunità delle Apuane) riportano in un alveo di “normalità” un parco regionale che ha sempre costituito un’anomalia normativa nel panorama nazionale. Come già denunciato dall’associazione, purtroppo contro queste scelte del parco e soprattutto in difesa degli interessi degli imprenditori del marmo, si sono mosse molte amministrazioni comunali, il cui attivismo sembra già aver ottenuto dei risultati, se è vero che nel piano originario la riduzione delle aree estrattive era del 70 per cento, mentre ora ci risulta significativamente ridotta. Legambiente pertanto conferma la richiesta di una rapida adozione del piano, nella sua versione originaria, rigettando le inaccettabili richieste di rinvio o, peggio, di stralcio delle cave dal piano, avanzate da vari sindaci e dalla lobby del carbonato di calcio. Appena il piano sarà pubblicato l’associazione si riserva di esaminarlo nel dettaglio ed esprimersi sui singoli aspetti, ma anticipa la propria ferma contrarietà all’annunciata apertura di nuove cave nel Parco, in aperta contraddizione con la cospicua e annunciata previsione di riduzione delle stesse”.

“Apprendiamo preoccupati, infatti – prosegue Legambiente – l’intenzione di ripristinare siti di cava dismessi, come Cava Peghini, nel comune di Fivizzano e Cava Boana, nel comune di Vagli. Nel primo caso si tratta di una cava abbandonata da decenni e ormai rinaturalizzata, isolata e lontana da altri bacini estrattivi; riaprirla significherebbe distruggere un’intera area boschiva. Cava Boana, invece, è stata oggetto di svariati illeciti e irregolarità (escavazione abusiva), con condanne già passate in giudicato per responsabili e gestori. Concedere di riaprirle rappresenterebbe perciò una scandalosa forma di condono. Sono inoltre inaccettabili le previsioni di aree estrattive oltre i 1200 metri di quota incluse in Zps (Zone di protezione speciale istituite dalla Ue per la protezione degli uccelli) come quelle richieste dall’amministrazione comunale di Massa alla Focolaccia, e tantomeno compromessi e dilazioni dei tempi paventati sul versante della Garfagnana“.

“Altro che rinvii e compromessi – dichiara Fausto Ferruzza, presidente di Legambiente Toscana – il Piano integrato del parco regionale delle Alpi Apuane è un’occasione unica per disegnare un futuro sostenibile per questo straordinario territorio. Ci aspettiamo che la Regione Toscana intervenga con decisione, non solo per preservare la proposta originaria di piano, ma per candidare le Alpi Apuane al Pnrr con un ambizioso progetto di transizione ecologica per una nuova e più sostenibile economia del comprensorio. La traccia l’abbiamo già proposta con il manifesto per le Alpi Apuane, sottoscritto a Pietrasanta nel maggio del 2016″.

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