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Pci: “Sanità in Valle del Serchio allo sfacelo”

Il partito: "Ai ritardi nelle vaccinazioni si sommano tanti altri problemi"

“Ormai è sotto gli occhi di tutti la situazione di emergenza, nell’emergenza, della sanità in Valle del Serchio. Mai come ora avremmo avuto  bisogno di una sanità pubblica efficiente e presente, ed invece tocchiamo il punto più basso del servizio sanitario in Valle del Serchio”. Lo afferma il Pci della Valle del Serchio.

“Alle questioni legate alle vaccinazioni, ogni giorno si aggiungono nuovi problemi. Oltre alle pluriennali carenze della medicina sul territorio – si legge in una nota -,  alle insufficienze di personale nei pronto soccorso e per l’emergenza medica, nelle  ultime settimane sono venute alla luce le problematiche relative alla mancata sostituzione del responsabile dell’ambulatori di ecografia, dove il dottor Soldati è andato in pensione, ma soprattutto la sostanziale distruzione dell’unità di cardiologia.  Quest’ultima era una delle più funzionali e necessarie della Valle, vista anche l’incidenza di malattie cardiovascolari; in questo momento si è venuta a trovare praticamente senza personale, costretta a ridurre i propri servizi, con il rischio della soppressione del cardiologo per l’emergenza nelle ore notturne”.

Provate a fare un esercizio che spesso i nostri amministratori ci  propongono di fronte ad una opera pubblica di cui vanno orgogliosi; il raffronto fotografico tra il prima ed il dopo l’intervento – va avanti il Pci -. Se fosse possibile scattare una fotografia della sanità in Valle del Serchio 20 anni fa e confrontarla con oggi il  risultato sarebbe impietoso, drammatico. Un’opera silenziosa e strisciante di depotenziamento dei due ospedali, o come vengono ormai denominati nell’incredibile lessico aziendale dei due stabilimenti, senza che cio’ abbia visto un miglioramento della medicina sul territorio. Di fronte a ciò le timide proteste di generazioni di Sindaci, supplicanti di fronte ad una Direzione aziendale sorda alle esigenze dei territori minori e montani. La presidenza Rossi è stata disastrosa per la sanità toscana, ma dalle prime avvisaglie quella Giani potrebbe anche essere peggiore.  Purtroppo non è un problema solo della Valle del Serchio; scorrendo  le cronache leggiamo di analoghe situazioni nelle Colline Metallifere, in tante vallate interne del Nord e del Sud del Paese. In crisi è il modello di sanità rimodulato dopo la riforma del titolo V della Costituzione. Non sono accettabili nemmeno le lezioni dalla destra, che oggi si erge a paladina della sanità nei nostri territori, da sempre fautrice di privatizzazioni e autonomia differenziata, i cui modelli, vedi il caso Lombardia, sono drammaticamente franati con l’emergenza Covid“.

“Le tessere di un mosaico sapientemente organizzato stanno purtroppo andando a posto – sostengono dal Pci – la sanità da servizio pubblico è stata trasformata in azienda, e come tale si muove; in tale contesto le zone periferiche sono destinate a servizi sempre più scarsi e rarefatti. La concentrazione in Asl enormi rende ininfluenti i Sindaci di intere zone; pertanto la possibilità per gli stessi di modificare le scelte aziendali è quasi inesistente; al contrario, anche in Valle del Serchio,  pullulano e nascono come funghi le strutture private, medico ambulatoriali e diagnostiche. Ecco che allora non è una battaglia territoriale quella che dobbiamo intraprendere, o perlomeno non solo, ma è una vera e propria guerra da combattere in tutto il Paese contro il modello aziendalista di sanità, una lotta per un servizio sanitario veramente nazionale ed universale, per far prevalere il sistema pubblico su quello privato; perché i due modelli non possono essere complementari, ma solo alternativi. La sanità privata non cresce per cercare di coprire le inefficienze di quella pubblica. Il percorso è opposto: si creano i presupposti per rendere volutamente inefficiente la sanità pubblica, con l’aziendalizzazione e le politiche dei tagli, per creare il bisogno dell’intervento privato, fino a che questo non sarà prevalente”.

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