Violenza sulle donne, nel 2020 casi in calo: “Ma molte hanno taciuto a causa del lockdown”

Boom di abusi durante il periodo estivo. Il 25 novembre online il video documentario della "Sartoria del Borgo"

Dal 2012 ad oggi sono oltre 2500 le donne della Provincia di Lucca che hanno richiesto aiuto presso centri e pronto soccorso dopo aver subito violenza domestica.

Un dato preoccupante che in questi ultimi mesi di restrizioni e lockdown ha mutato la sua veste, celando purtroppo chissà quanti casi rimasti in silenzio.

Se in questi mesi di convivenza forzata l’ipotesi quasi certa è che i casi di violenza – sia fisica che psicologica – siano aumentati in modo esponenziale, è anche vero che molte donne hanno preferito tacere e restare tra le mura di casa, facendosi aiutare solo in casi di estremo bisogno, come ad esempio violenze fisiche importanti.

Triste verità quella venuta fuori questa mattina in occasione della conferenza stampa tenutasi tra Comune di Lucca, associazione Luna onlus e referenti del codice rosa in occasione della giornata contro la violenza delle donne che come ogni anno sarà celebrata il 25 novembre.

Un lavoro di squadra che ha permesso non solo di poter far “rinascere” molte delle donne che per anni hanno subito soprusi, ma che ha permesso addirittura di prevenire casi di violenza scovando in anticipo i casi a rischio.

Grande soddisfazione anche per il progetto di Officina femminile plurale che, grazie ad un finanziamento della Regione Toscana, ha potuto creare un video documentario sulla Sartoria in Borgo, il progetto di formazione dedicato alle donne seguite dai centri antiviolenza. Formazione ma anche tanto lavoro: le donne, dopo un anno di lezioni, oggi infatti creano i loro abiti grazie alla sartoria, esprimendo non solo la loro creatività ma anche tutta la loro riconoscenza per una vita che finalmente adesso le fa sorridere. Il lavoro infatti permette a queste donne di poter uscire di casa, di pagare un affitto e di allontanarsi da persone violente.

“Prevenire e proteggere sono i nostri obiettivi principali nella lotta alla violenza di genere – ha spiegato l’assessore Vietina – lavorare in modo coordinato tra istituzioni e associazioni che si occupano delle donne è stato fondamentale. Con il nuovo protocollo abbiamo la possibilità di confrontarci spesso e riusciamo a tenere sempre d’occhio le varie situazioni. Un’ottima cabina di regia che ci ha permesso di lavorare bene anche per gestire la pandemia. Solo con una comunità molto solidale le donne riusciranno ad avere coraggio di uscire da situazioni di violenza, e la nostra sta combattendo molto bene. Anche la campagna del fiocco bianco che ogni anno vede impegnati tantissimi uomini e donne che dicono no a violenza è un grande passo per costruire una società migliore”.

Ma parliamo un po’ dei dati.

Secondo un lavoro molto accurato del team del codice rosa dell’area vasta, il 2020 si può dividere in tre fasi.

La prima, sicuramente quella del primo lockdown durato fino a maggio: “Confrontandomi con le colleghe dell’area vasta – ha spiegato Piera Banti – abbiamo notato lo stesso fenomeno: durante il lockdown c’è stato circa 1/4 dei ricoveri rispetto agli accessi degli anni precedenti. Meno casi, ma gravi: le donne sono venute in pronto soccorso solo dopo aver ricevuto violenze importanti, mentre prima molte venivano da noi anche per violenze psicologiche e danni più lievi”.

Le donne che hanno chiesto aiuto sono soprattutto quelle tra i 40 e i 55 anni, difficile vedere donne più giovani o sopra i 60.

Purtroppo la violenza è quasi sempre fatta da una persona molto cara e spesso avviene anche davanti ai figli”, ha aggiunto la referente del Codice rosa.

La seconda fase del 2020 è invece quella estiva, subito dopo la fine delle restrizioni.

Durante l’estate la situazione è mutata: abbiamo visto un aumento di violenze soprattutto su donne giovani, anche minorenni. Ad agosto purtroppo ci sono state ben 4 violenze sessuali, brutali anche dal punto di vista clinico, a carico di soggetti anch’essi molto giovani”.

Con la nuova ondata si ha invece la terza fase di questo 2020, nella quale i casi si sono di nuovo contratti. “La rete tra codice rosa, istituzioni, forze dell’ordine e associazioni – spiega Banti – rimane un notevole punto di forza per aiutare soggetti in difficoltà”.

“Abbiamo approfittato del primo lockdown anche per fare una tesi di revisione dal 1 gennaio 2012 fino a maggio 2020 – racconta – abbiamo superato 2500 casi di donne trattate per violenza, molte delle quali ne hanno subita anche più di una: spesso non si parla solo di violenza fisica, quindi percosse, o sessuale, ma anche psicologica ed economica. Purtroppo ancora oggi, nonostante la tanta sensibilizzazione,  molte donne non sono coscienti di subire un reato. Solo lavorare in rete ci ha permesso di aiutare veramente le donne. Da soli non si riesce a far nulla”.

Allarmanti anche i dati rilevati da Istat e osservatorio regionale, con un bilancio parziale che arriva fino ad ottobre 2020.

Le donne accolte al Cav nel 2020 sono ben 198. Di queste 114 hanno contattato direttamente centro o si sono recate di propria iniziativa al pronto soccorso, 28 invece sono state spinte da amiche e conoscenti, mentre 14 sono state segnalate dall’assistenza sociale. Il 66 per cento di loro sono italiane. Maggiori casi sono arrivati dal Comune di Lucca, seguito da Capannori e Altopascio. Molte di queste donne sono coniugate e convivono ancora con la persona violenta nonostante siano occupate ed abbiano un proprio stipendio. Nella fascia di età tra i 40 ai 47 si è registrato un boom di casi, seguite dalla fascia 30/40 e 18/29. Altro dato alalrmante: il 79 % delle donne che subisce violenza non denuncia il proprio aggressore.

Emergenza Covid.

Nell’ottobre 2019 al Caf hanno avuto accesso 64 donne, nel 2020 “solo” 33. Questo sottolinea ancora una volta come il lockdown e la convivenza forzata abbia creato difficoltà nel farsi avanti e chiedere aiuto. Nell’estate del 2019 i casi di violenza denunciati sono stati 34, mentre nell’estate del 2020 ben 50, dopo chissà quanti mesi di violenze rimaste in silenzio.

Nei centri di accoglienza nel 2020 ci sono stati 5 casi di donne, di cui 4 emergenti. Nel 2019 solo una donna con accesso programmato. E la paura per le nuove restrizioni è ancora tanta.

Oggi grazie all’aiuto di associazioni e istituzioni molte donne possono dire “Io ce l’ho fatta”. Si sono fatti tantissimi passi avanti ma purtroppo la violenza è un mostro difficile da annientare.

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