Dossier su povertà, in Garfagnana casi di isolamento e solitudine

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425 persone in più, 425 storie diverse e drammatiche con in comune un’unica ferita: la povertà, di qualsiasi sfumatura esse possa essere. Settanta pagine di tabelle e statistiche che purtroppo, ogni anno, lasciano ancora rabbrividire. Secondo il nuovo dossier della Caritas di Lucca Non sulla pelle dei poveri. Traiettorie fuori dalla povertà nella società del rancore, sono infatti più che raddoppiate dal 2007 ad oggi le famiglie incontrate dagli operatori nei centri di ascolto, arrivando a 1721 soggetti solo nel 2017 rispetto ai 1669 dell’anno precedente. Soggetti che ovviamente vanno moltiplicati almeno per altre tre, quattro persone, essendo quasi tutti individui con una famiglia e nella maggior parte dei casi anche bambini. Numeri esilaranti che salgono quindi a oltre 6mila persone solo nella nostra Provincia. Dati preoccupanti quelli presentati oggi (16 novembre) nella sala della curia da Donatella Turri, direttrice della Caritas di Lucca, da Elisa Matutini, sociologa che anche questo anno si è occupata di redigere il dossier, da Don Michelangelo e da alcuni operatori Caritas.

 

Ma oltre a questo primo dato preoccupante che balza agli occhi purtroppo ne esistono molti altri: il rapporto, come stato illustrato anche questa mattina, apre uno spaccato sconcertante sulle storie di povertà, di solitudine, ma anche storie che spesso sfociano in fenomeni di grave esclusione sociale. I dati redatti dai tantissimi volontari pastorali che ormai da decenni prestano il loro tempo alle persone in difficoltà nella più completa riservatezza e discrezione descrivono, seppur sia difficile riuscire a capire quanti ancora trovino difficoltà a chiedere una mano, un profilo medio delle persone in difficoltà molto diverso da quello antecedente alla crisi: dalle tabelle si evince che un soggetto su due che si reca alle porte della Caritas ha meno di 44 anni, con almeno un bambino a carico e una condizione di lavoro assente o comunque precarie. Tra questi in tantissimi coloro che hanno un’età inferiore addirittura ai 35 anni.
Dati che, da quanto si può ben immaginare, apre uno spaccato drammatico anche sulla povertà dei bambini: se mamma e papà sono senza lavoro risulta difficile infatti riuscire ad acquistare libri per la scuola, iscriversi a un corso sportivo o, nel peggiore dei casi, addirittura farsi un bagno caldo. Uno dei fenomeni più preoccupanti è infatti proprio questo rischio, definito ‘carriera di povertà’, che i bambini spesso tendono a portarsi dietro negli anni. E soprattutto in questa settimana dedicata ai poveri grazie a un’iniziativa di Papa Francesco sono senza dubbio problematiche su cui c’è necessità di soffermarsi. Altro dato importante venuto alla luce nel dossier è quello riguardante la situazione lavorativa delle persone incontrate: se la maggior parte di loro (circa il 60 per cento) segnala infatti una situazione di inoccupazione, cresce invece il numero di persone che affronta situazioni di grave disagio economico nonostante abbia un reddito da lavoro. Sono i cosiddetti ‘working poors’, coloro che non riescono ad arrivare in fondo al mese perché il proprio reddito è troppo basso o la condizione di lavorativa instabile e precaria. Non esistono anziani in difficoltà? Certo che sì, ma nonostante vivano anch’essi in situazioni di forte disagio grazie alla pensione riescono comunque ad effettuare spese di prima necessità. I giovani, inoccupati o precari con a carico bambini o famiglie disgregate possiedono spese in più e insostenibili rispetto agli anziani che presentano senza dubbio altri tipi di fragilità come ad esempio la salute e a solitudine. Esistono certamente anziani poveri quindi, ma alle porte della Caritas vanno a bussare solo soggetti più giovani, e nella stragrande maggioranza dei casi quando si trovano ormai con l’acqua alla gola. Uno dei problemi degli operatori è infatti questo, dover aiutare persone con problemi gravi che prima hanno avuto difficoltà a chiedere aiuto, trovando il coraggio solo arrivati a situazioni disperate. Purtroppo questa vergogna di chiedere aiuto o di far sapere agli altri che si è in difficoltà è ancora oggi un ostacolo per tutti, ma qualche spiraglio di speranza c’è: “425 persone in più agli sportelli Caritas non significano solo 425 persone povere in più rispetto allo scorso anno – ha sottolineato Donatella Turri – queste sono persone che hanno trovato la forza di farsi avanti, di parlare con qualcuno. Dati che sottolineano il grande lavoro che sta facendo la Caritas grazie ai suoi operatori e alla rete che è riuscita a creare. Le persone con difficoltà non hanno solo bisogno di servizi ma anche di relazioni, ed è questo quello su cui puntiamo e punteremo ancora di più. La povertà è un fenomeno multiproblematico che ha bisogno di essere affrontato e aiutato in molti modi. Fare rete è fondamentale: chi ha una rete intorno riesce a farcela”.
E sono molti quelli che purtroppo non ce la fanno: come ha raccontato la stessa direttrice della Caritas, sono in molti quelli che non chiedono più aiuto, ma sono molti anche coloro che tornano dopo anni di assenza. C’è chi chiede aiuto, poi riesce a trovare una propria autonomia e poi però si sente costretto a tornare a bussare ai centri di ascolto nuovamente sprofondato nell’impotenza. Alti e bassi che sono sempre una coltellata profonda. Stessa storia sia per italiani che per stranieri, senza notevoli distacchi tra le percentuali. Tra gli stranieri inoltre si trovano diverse famiglie arrivate nel nostro Paese da poco ma anche quelle che ormai vivono qui da anni, magari anche con figli nati in Italia, che non sono mai riuscite a integrarsi nel nostro tessuto economico e sociale.
Altrettanto significativo appare il dato che racconta il numero di persone seguite da lungo tempo dai Centri di ascolto: oltre 500 nuclei, tra cui quello della Croce Rossa che conta ben il 12,67 per cento della frequenza, sono infatti in contatto con la Caritas da oltre 5 anni. Il dato aiuta a comprendere come i percorsi di uscita dalla povertà possono essere molto lunghi e il rischio di cronicizzazione di situazioni anche temporanee di difficoltà è importante. La rete dei servizi sociali raggiunge il 40 per cento di quelli incontrati.
La seconda parte del Rapporto sulle povertà e le risorse 2018 contiene proprio un approfondimento sul tema della percezione delle attività di aiuto svolte all’interno dei Centri di ascolto e della percezione della povertà che gli operatori volontari colgono nelle comunità. Comunità importanti che però tendono a scomparire negli anni: persino nelle piccole comunità dell’alta Garfagnana, tra cui piccoli borghi in cui conoscono la storia di tutti, si stanno creando casi di isolamento e solitudine.
All’incontro, inoltre, è stato presentato Come gli scambi del treno, uno spettacolo sulla vita di Madeleine Delbrel di e con Elisabetta Salvatori che si terrà questa sera a ingresso libero alle 21,30 nella cattedrale di San Martino. Un altro modo per sensibilizzare la nostra comunità al tema forte della povertà che, come si può leggere sfogliando le pagine del dossier, rimane una piaga ancora da curare.

In allegato la sintesi del dossier Caritas

Giulia Prete

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