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Truffe ai preti con i falsi incidenti dei parrocchiani

Fingeva di essere il marito della parrucchiera di paese, facendo credere che la donna aveva avuto un grave incidente e che aveva bisogno urgente di denaro per sbrigare le pratiche per il dissequestro dell’auto e tornare a casa.
Una truffa dallo schema fin troppo abusato, ma di particolare c’era che le vittime prescelte dal malvivente in questione erano sempre preti. Anche due sacerdoti della Valle del Serchio sono finiti nel mirino del truffatore, un 59enne di Civitanova Marche, che è stato individuato e denunciato dai carabinieri, al culmine di un indagine durata qualche mese. All’appello, però, secondo gli investigatori mancano ancora i complici del raggiro, almeno altre due persone che restano da identificare. 

Per questo, i carabinieri di Civitanova – che sono riusciti a incastrare il malvivente da cellulare e numero di conto – hanno trasmesso gli atti a Lucca, dove ora proseguono le indagini. C’è infatti il sospetto che non si sia trattato di casi isolati. Intanto, uno dei due parroci della provincia contattati per telefono dal truffatore, riuscito a non cadere nella trappola e a smascherare il raggiro, ora mette in guardia gli altri sacerdoti: “Diffidate da chi chiama per qualche fantomatico incidente e siate prudenti”. Sono parole del sacerdote, don Alessandro Gianni, parroco di Gorfigliano, che, a mente fredda, rivela come “spesso noi preti finiamo nell’obiettivo di gente senza scrupoli che è capace di inventarsi di tutto pur di essere credibile e ottenere quello che vuole”.
Lui, però, si è accorto in tempo di chi c’era all’altro capo del telefono e con astuzia ha dato picche ai truffatori: “Quell’uomo mi chiese ad un certo punto se non mi fidavo di loro, dopo avermi passato la presunta moglie e perfino l’autista del carro attrezzi – racconta don Alessandro -: io mi ricordo di aver risposto: ‘Non è che non mi fido, è che sono prudente'”. Parole chiare e decise che fecero ‘dileguare’ i truffatori.
Era la mattina del 4 settembre dello scorso anno. Nemmeno mezz’ora prima di questo colloquio telefonico, un altro parroco della Valle del Serchio finiva purtroppo nella rete. Un sacerdote ultra ottantenne che, impressionato dalla situazione dipinta dal truffatore, si adoperò – agendo in buona fede a differenza dei suoi aguzzini – per far avere il denaro richiesto.
Secondo quanto denunciato dal parroco ai carabinieri, attorno alle 10 di quel mattino di settembre suonò il telefono fisso della sua abitazione. Il sacerdote andò a rispondere personalmente: da un numero di cellulare una voce maschile gli raccontò una storia strappalacrime. Il truffatore disse di essere il marito di una donna che era parrucchiera a Castelnuovo e che aveva avuto un grave incidente stradale a Bologna. Fece credere al parroco che la donna aveva riportato un grave trauma cranico e che a causa dell’incidente le era stata sequestrata l’auto. Per riaverla, aveva aggiunto, avrebbe avuto bisogno di 2mila euro. Spiegando le difficoltà della situazione, con la moglie gravemente ferita e lui fuori casa e senza auto, convinse il prete a versare il denaro richiesto su un numero di carta Poste Pay, che gli dettò per telefono.
Il prete zelante e preoccupato pensando di aiutare una giovane donna della sua comunità di fedeli andò dritto alla posta. Varcata la soglia, però, ricevette una nuova telefonata sul cellulare, che aveva fornito al falso marito della paesana. Che arrivò a chiedere altri 500 euro che sarebbero serviti per le spese del rientro. L’uomo a quel punto tentò anche di rassicurare il prete, promettendo che avrebbe riavuto tutto nell’arco della giornata. Fatto il versamento, tuttavia, il parroco venne di nuovo contattato e la posta era aumentata: il truffatore chiese altri 3mila euro per saldare, spiegò, tutti i conti che aveva in sospeso a Bologna. A quel punto però il parroco iniziò a sospettare di essere finito nelle mani di un malintenzionato, fino ad averne conferma quando circa mezz’ora dopo un altro tizio telefonò per chiedere altri 700 euro per un’auto a noleggio, visto che la vettura della parrucchiera non sarebbe stata dissequestrata subito. Il prete riattaccò il telefono, ma ormai era stato truffato.
Quello stesso giorno il medesimo malvivente telefonò anche a don Alessandro, che però riuscì a capire che si trattava di un truffatore: “Mi si presentò come il marito della parrucchiera di Gorfigliano – racconta don Alessandro – e mi chiedeva un aiuto di 400 euro per un incidente che aveva subito la moglie, soldi che avrei dovuto versare su un conto Poste Pay. Io però chiesi di parlare con la moglie e mi fu passata al telefono. Feci delle domande per capire dove si trovava quel negozio che io non conoscevo. Allora mi disse che faceva l’estetista a Lucca. Capii subito che era una truffa, anche se l’altro insisteva passandomi perfino l’autista dell’Aci, che, mi raccontava, era stata chiamata per il sequestro dell’auto”. Tutti confermavano la medesima versione della storia inventata. “Ma a quel punto chiesi che mi venisse mandato con un sms l’indirizzo e il telefono dell’Aci che era intervenuta e l’Iban per il bonifico”. A quel punto i truffatori non telefonarono più.
“Questo tipo di truffa – commenta don Alessandro – purtroppo è sempre più frequente. Ricordo che la tentarono anche quando ero parroco a Castelnuovo. E la tentarono più volte, tanto che la seconda riconobbi l’uomo che ci aveva già provato. E provai a parlarci. Mi disse che aveva bisogno di soldi perché era malato di gioco”.
Il truffatore per ora individuato dai carabinieri, invece, sentito nella caserma di Civitanova Marche in un primo momento aveva cercato di respingere tutte le accuse: a portare a lui era stata sia l’utenza cellulare che il numero di carta ricaricabile dove si era fatto versare il denaro. Soltanto in un secondo momento, tornando spontaneamente in caserma ammise le sue colpe, raccontando di essere stato lui a contattare il parroco della Valle del Serchio chiedendo denaro, ma di averlo fatto con l’intenzione di restituire tutto dopo aver pagato le cure dentistiche di cui aveva bisogno.
Una versione che non ha convinto gli investigatori che lo hanno denunciato per truffa.
“Queste persone sono pronte a tutto – commenta don Alessandro – e spesso sono molto organizzate e preparano tutto nel dettaglio. Per questo faccio appello ai parroci ma anche ai cittadini a diffidare di persone che telefonano a casa e chiedono denaro”.

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