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Pecora e vacca garfagnini simboli della biodiversità

Rischiavano l’estinzione e invece oggi possono rappresentare nuove occasioni di sviluppo per l’agricoltura toscana: sono le oltre 700 (su un totale di 871) varietà di frutta, ortaggi, cereali, foraggi autoctoni e razze animali della Toscana che sono state mantenute in vita grazie al sistema di salvaguardia della biodiversità agricola della Regione Toscana, basato sulla sapiente azione dei ‘coltivatori custodi’ e sulle ‘banche del germoplasma’. Tra queste, anche la pecora e la vacca della Garfagnana.

Oggi, oltre a consolidare quel sistema, la Regione si sta attivando per verificare il possibile rilancio nel sistema produttivo di molte di queste risorse. A questo scopo è stato organizzato un confronto su scala europea delle migliori esperienze esistenti, che si terrà alla tenuta di Alberese (Grosseto) il prossimo 9 e 10 novembre, che permetterà di conoscere da vicino i casi concreti di valorizzazione delle agrobiodiversità a livello europeo. “Vogliamo fornire agli agricoltori toscani nuovi spunti per valorizzare i prodotti più peculiari del nostro territorio”, ha detto l’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi. “La salvaguardia delle varietà di frutta, ortaggi, cereali, foraggi e delle razze animali autoctone – ha proseguito – è uno dei fondamenti delle nostre politiche agricole. Proteggere dal rischio di estinzione e valorizzare questo patrimonio di biodiversità è elemento irrinunciabile della nostra strategia volta a garantire l’identità di un territorio, la sua cultura rurale, il lavoro degli agricoltori che ci vivono e delle loro comunità. Ma oggi fondamentale è anche l’impegno a reimmettere queste varietà, o almeno alcune di queste, in un circuito produttivo. La loro presenza non solo può sostenere attività di rilancio economico, specie nelle zone considerate marginale, ma anche a rafforzare l’immagine della Toscana come luogo di qualità per l’equilibrio fra ambiente, agricoltura e attività dell’uomo, un vero e proprio agroecosistema”. L’agrobiodiversità è un sottoinsieme del più grande tema della biodiversità e riguarda in modo specifico le varietà vegetali e le razze animali, coltivate o allevate e il territorio a esse legato. Questo tema è venuto alla ribalta perché la diversità della natura coltivata o allevata è stata messa a rischio dall’industrializzazione dell’agricoltura. La spinta alla massima produttività delle colture ha infatti richiesto la selezione e la diffusione di cultivar uniformi e standardizzate sia a livello delle sementi che del loro metodo di coltivazione. Il lavoro su questo tema è cominciato in Toscana nel 1997, con una specifica legge regionale (la 50/97) sulla tutela delle risorse genetiche autoctone locali, che nel 2004, è stata modificata e sostituita dalla legge regionale 64/2004 sulla tutela e valorizzazione del patrimonio di razze e varietà locali di interesse agrario, zootecnico e forestale, legge per la quale la Regione Toscana ha ricevuto nel 2010 una menzione d’onore dal World Future Council (fondazione impegnata sul fronte dell’individuazione e sostegno alle migliori politiche sostenibili e rispettose dei diritti universali). Attualmente sono iscritte al repertorio della Regione Toscana 871 risorse genetiche: 576 di specie legnose e da frutto, 133 erbacee, 114 specie ornamentali e da fiore, 25 di interesse forestale. Infine 23 sono le risorse genetiche animali. Di queste 871 ben 745 sono considerate a rischio di estinzione. Per mantenerle in vita la Regione da 20 anni esiste una rete di protezione formata da quasi 200 coltivatori custodi, il cui impegno consiste nel mantenimento in purezza di queste varietà e da alcuni nodi di riferimento, le cosiddette banche del germoplasma: sono ben 9 in Toscana e in queste si garantisce la conservazione di tutte le varietà. Negli ultimi anni alcune tra le razze e le varietà autoctone hanno saputo allontanare il rischio di estinzione e ritagliarsi uno spazio significativo (è il caso della cinta senese o dell’asino dell’Amiata, e ancora, tra le varietà, della cipolla rossa della Maremma o delle mele di Casciana) mentre ci sono altre razze anche conosciute che devono essere difese dal rischio di scomparire (dalla pecora garfagnina a quella zerasca, dalla vacca pontremolese a quella garfagnina sino al mucco pisano).

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