Piano strutturale condiviso, primo passo per una Garfagnana migliore

E’ la prima volta che in Toscana viene realizzato un piano strutturale condiviso tra i sindaci di un territorio omogeneo frazionato in 14 municipi. Un primato che sono riusciti a guadagnarsi i sindaci dell’Unione dei comuni della Garfagnana. Un passo importante nella politica della gestione del territorio. E forse anche nella storia politica dell’urbanistica.

Dal punto di vista ecistico, è un’opportunità di razionalizzare l’antropizzazione del territorio per renderlo più omogeneo, evitando di creare storture nello sviluppo e soprattutto limitando il consumo eccessivo di spazi ancora vergini. Un percorso lungo e complesso fatto di bilanciamenti tra le esigenze di sviluppo delle singole comunità, le necessità imposte dal territorio e una visione d’insieme della Valle. I lavori per il piano strutturale condiviso della Garfagnana sono quasi giunti al termine e proprio nella giornata di venerdì scorso i sindaci dei 14 comuni hanno ricevuto il via libera dalla Regione, che ha cofinanziato lo studio del progetto pagando la metà dei costi dei professionisti che hanno lavorato al documento che dovrà governare l’urbanistica del Serchio per i prossimi 20 anni. “E’ la prima volta in Toscana che si riesce a fare un’operazione del genere e fa piacere che i primi a farlo siamo stati proprio noi sindaci della Garfagnana – spiega Mario Puppa, sindaco di Careggine -. Ieri a Firenze in Regione abbiamo avuto il via libera del lavoro fatto ora manca la delibera per l’adozione da parte dell’Unione dei Comuni e nei singoli consigli comunali ma possiamo dire che l’iter è nella sua fase conclusiva e avremo una pianificazione più ordinata del territorio per i prossimi anni”.
“Lo strumento che abbiamo approntato è stato pensato – spiega ancora Puppa – per avere una visione unica e condivisa del territorio e presuppone di affrontare il futuro in modo unitario per le questioni più macroscopiche. Nel piano strutturale, che comunque potrà essere sottoposto a variante se ve ne fosse la necessità, si danno le linee guida per quanto riguarda le aree industriali, le infrastrutture come ospedali, strade e ferrovie, pensate già per accogliere scali merci e potenziamenti, ma anche per quanto riguarda lo sviluppo delle aree produttive e commerciali e ricettive per lo sviluppo del turismo, le aree da salvaguardare. Ad esempio, sul tema del turismo, è stato condiviso un modello di sviluppo che punta alla creazione di piccole strutture diffuse evitando la costruzione di grandi volumetrie che sarebbero impattanti e forse neppure idonee al nostro turismo”.
“E’ stata un bella fatica ridurre all’unità 14 sindaci – dice Nicola Poli sindaco di Minucciano e presidente dell’Unione dei comuni della Garfagnana – è stato un bel lavoro, che ha prodotto un’idea che è moderna e di sviluppo integrato. Il piano strutturale è impostato pensando a uno sviluppo organico. Per la prima volta è un’idea di valle integrata. Quattordici sindaci con la Regione e la Provincia che hanno approvato le linee guida: se ciascuno fosse andato da sé, avremmo avuto sicuramente un lavoro più disomogeneo. Abbiamo superato la conferenza di coopianificazione, condiviso con tutti gli enti sovraordinati gli indirizzi strategici, l’obiettivo è di arrivare all’adozione entro fine anno. E dopo avremo due anni di tempo per approvare definitivamente.
Il piano è stato pensato utilizzando la strategia delle aree interne, con il potenziamento della mobilità attraverso la ferrovia, soprattutto per il trasporto merci, in modo da liberare le strade dai mezzi pesanti. Sempre sul tema della mobilità si è pensato al completamento della varianti viarie, all’adeguamento di quelle strade che ancora creano problemi e al potenziamento dei collegamenti con Aulla. Su queste linee strategiche ovviamente abbiamo condiviso dei passaggi anche con i sindaci della Mediavalle, con i quali ci siamo confrontati quando si è parlato di infrastrutture, perché alla fine si deve vivere tutti nella stessa Valle e sarebbe stupido pensare di non condividere i punti strategici. Altro tema che abbiamo inserito nella linee guida è quello della tutela ambientale. Tutti i sindaci devo dire – continua Poli – hanno portato idee di sviluppo sostenibili dove erano previsti parchi e boschi da lasciare integri. Dal punto di vista industriale, Minucciano ad esempio, ha un’area industriale abbastanza ridotta. Quello che ho portato io è una riqualificazione di quell’area che adesso non è adeguata, ma non una nuova area industriale.
Lo stesso metodo mi sembra che sia stato utilizzato come principio anche dagli altri sindaci. In generale comunque lo sviluppo industriale è previsto nelle poche aree che la Garfagnana può destinare a quel tipo di insediamenti lungo la fondovalle e nelle aree di pianura e maggiormente accessibili dalla mobilità.
Abbiamo cercato di lavorare in un’ottica di recupero ma sicuramente non vogliamo strappare spazi all’agricoltura per darli all’industria, non è ragionevole in questo tempo”.
Una della questioni che rimane aperta è la gestione dei centri urbani storici, sui quali il piano strutturale condiviso non entra in merito, ma nel complesso questi dovrebbe essere stati armonizzati con le aree periferiche.
Un’esperienza unica nella storia dell’urbanistica Toscana dal punto di vista del governo del territorio. In passato a cominciare dagli anni ’70 la creazione di uno strumento urbanistico che regolamentasse in modo razionale lo sviluppo di territori omogenei che rappresentavano un’unica entità territoriale e funzionale, superando i confini comunali, era stato ipotizzato da vari amministratori, il sindaco Maccheroni in Valdera per citarne uno, ma anche nelle altre zone della provincia di Pisa, che per la sua natura manifestava in modo più preponderante questa esigenza ma non fu possibile dare gambe all’idea. Nella più vicina Piana di Lucca negli anni ’90 e primi anni 2000 quando vi era anche una disomogeneità politica tra sindaci di centrodestra e di centrosinistra si provò a ipotizzare questo ragionamento tra Porcari, Capannori e Altopscio, ma le particolarità municipali e il frazionamento politico delle amministrazioni, hanno sempre impedito di arrivare alla stesura di questo documento, limitando alla fine l’armonizzazione dell’antropizzazione del territorio che ha subito in alcune aree uno sviluppo caotico su cui poi gli amministratori hanno dovuto mette mano per sanare i problemi emersi. Un caso per tutti: le aree industriali che spesso sono state delocalizzate verso i confini comunali, creando delle zone disorganizzate e spesso di difficile gestione dopo i primi anni di sviluppo, proprio perché tra comuni diversi la difficoltà nella pianificazione della infrastrutture a servizio è più difficile se non si parte da un disegno generale unitario del territorio.
Non solo, nella storia dell’urbanistica contemporanea la dislocazione dei servizi fondamentali come ospedali, ferrovie, strade, attività produttive e industriali e aree residenziali sul territorio, non essendo pensata in modo unitario, spesso ha creato spreco di suolo andando rapidamente a saturare aree di sviluppo e creando servizi poco efficienti.
Gli urbanisti, spesso dagli anni ’30 del ventesimo secolo in poi, hanno pensato l’organizzazione dello spazio come un’alternanza di pieni e vuoti, dove dislocare servizi e attività umane collegate funzionalmente tra di loro, ma il pensiero teorico era sempre partito dall’analisi del territorio preso in esame nella sua interezza, la declinazione attuativa di questi modelli fatta poi in seconda battuta dalla politica, spesso aveva forzato la mano, parcellizzando i piani regolatori prima alle esigenze di sviluppo dell’Italia del Boom, poi alle esigenze di una società che guardava ai servizi come futuro sviluppo economico e infine alla preservazione dell’esistente negli anni più recenti con un forte sviluppo però dell’edilizia residenziale. Spesso nello spazio si sono andate ad accostare e sovrapporre aree a vocazione diversa, creando aberrazioni urbanistiche e questo forse in Garfagnana è avvenuto meno che altrove. Oggi la Valle del Serchio ha l’opportunità per il futuro di ripensare la proiezione della propria società nel territorio in modo più armonico, per evitare storture.
E’ ovvio che un piano strutturale condiviso e un territorio valutato nel suo insieme è un primo passo per lo sviluppo di un’idea di città policentrica, modello di sviluppo più ordinato e organico a cui il nord Europa è arrivato circa 20 anni fa. In questo modello, dove politica e urbanistica sono condizionate dalla condivisione delle esigenze si dovrebbe riuscire a mantenere nei regolamenti urbanistici un tessuto urbano ed extraurbano più ordinato.
Quello che hanno cercato di fare i comuni della Garfagnana è un’esperienza nuova, forse anche un po’ utopistica per l’Italia di oggi, che potrebbe trovare i suoi limiti nella realizzazione dei singoli regolamenti urbanistici se non orchestrata bene, ma che comunque rappresenta un nuovo modo di pensare l’urbanistica creando potenzialità importanti per il futuro. Potrebbe essere, se si pensa ai teorici dell’urbanistica, una piccola rivoluzione culturale.

Gabriele Mori

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