Taglio alberi ai Carpinelli, per l’Unione è tutto ok

Il taglio dei boschi è previsto dalla legge regionale con lo scopo di andare a centrare vari obiettivi, da quello occupazionale, alla tutela del territorio dal punto di vista idrogeologico, alla tutela ambientale favorendo la biodiversità. Su questo si incentra la risposta dell’Unione dei Comuni della Garfagnana alle polemiche dei giorni scorsi sollevate da alcuni residenti per il taglio al passo dei Carpinelli (Leggi qui).

“In questo panorama normativo – dicono dall’Unione dei comuni della Garfagnana – si inseriscono le scelte maturate a monte delle opere di taglio di porzioni forestali della Garfagnana e in particolare di quelle che negli ultimi giorni hanno interessato la località di Carpinelli nel Comune di Minucciano. Nel caso specifico, gli interventi effettuati nel corso degli anni sono stati dettati da specifici motivi di sicurezza dei cittadini e pubblica incolumità e di recupero ambientale a seguito di eventi calamitosi, nel rispetto delle suddette normative regionali”. “Le perizie tecniche – dicono i tecnici dell’Unione – elaborate dai professionisti destinati ai lavori hanno evidenziato come le aree in questione siano occupate quasi interamente da pinete di Pino nero (Pinus nigra) – specie non autoctona della Garfagnana – realizzate negli anni ’50-60, andando a costituire impianti artificiali molto diffusi in Garfagnana a seguito della politica di rimboschimento attuata per lungo tempo. Tale essenza forestale raggiunge la maturità intorno ai 40 anni passando poi al deperimento naturale che causa una progressiva perdita di stabilità della pianta, accentuata anche dalla lontananza dell’ambiente naturale di crescita della specie. La situazione è inoltre aggravata dalla ridotta o mancata esecuzione, negli anni, di adeguate pratiche selvicolturali di diradamento: le piante si sono sviluppate in senso longitudinale a scapito dello sviluppo diametrale, il rapporto altezza/diametro ad oggi è molto elevato e determina forte instabilità del soprassuolo. Va inoltre ricordato che il Pino nero ha un apparato radicale fascicolare, quindi superficiale, poco resistente e di scarso ancoraggio terra, soggetto a sradicamenti, in particolare nelle stazioni di forte pendenza. Il risultato finale si è materializzato in un terreno poco stabile, molto soggetto a danni da agenti meteorici, quali stroncamenti del fusto, rottura dei cimali, sradicamenti a seguito di nevicate abbondanti, di forti venti, di piogge insistenti, o della combinazioni di tali eventi per cui da tempo i sindaci ne hanno emesso ordinanze di taglio piante in una fascia di rispetto lungo la viabilità per garantire la sicurezza della circolazione e delle abitazioni ivi presenti, anche in relazione a possibili calamità naturali”.
“In particolare – dicono ancora all’Unione – il taglio in atto è stato programmato a seguito delle tempeste di vento e trombe d’aria del 5 marzo 2015, che hanno interessato gran parte della Regione Toscana e danneggiato estese superfici boschive, immobili e viabilità pubblica e privata, reti di servizio pubblica (enel, telefono), messo a serio rischio la pubblica incolumità, il tutto aggravato dalla corrente stagione di siccità e alto rischi di incendio boschivo. L’intervento in corso ha usufruito di un finanziamento comunitario e, parimenti agli altri che saranno realizzati in Garfagnana, ha come obiettivo il ripristino del potenziale forestale mediante taglio raso del soprassuolo ormai compromesso nella stabilità e funzionalità, seguito da rimboschimento con specie autoctone provenienti da popolamenti locali. Sarà così garantita la ricostituzione di un bosco d’alto fusto, formato da specie ed ecotipi locali, maggiormente adatti all’ambiente e quindi a svolgere pienamente sia l’importante opera di consolidamento idrogeologica dei versanti, sia la funzione paesaggistica e ricreativa giustamente apprezzata e ricercata dalla popolazione e dal turismo”.
Poi dall’Unione danno anche spiegazioni per quanto riguarda l’inquadramento normativo della legge riportando un documento probabilmente della Regione. “Con la Legge forestale della Toscana (legge regionale 21 marzo 2000 numero 39) e successive modifiche – prosegue la nota – il relativo regolamento e programma forestale, la Regione Toscana ha disciplinato l’intero settore forestale. Attraverso questi strumenti normativi, regolamentari e programmatici la Regione ha recepito le disposizioni di principio della Legge quadro in materia di manutenzioni boschivi e pianificato l’attività di previsione, prevenzione e lotta attiva. Per i tagli boschivi nel territorio regionale è necessario dunque rispettare il regolamento forestale, mentre sono vietati, salvo specifica autorizzazione, gli interventi finalizzati a un’utilizzazione del suolo diversa da quella forestale. La manutenzione del territorio è uno strumento fondamentale per la riduzione del degrado ambientale  e del rischio per le persone, le cose ed il patrimonio naturale, nonché per la riqualificazione delle zone svantaggiate, anche con positive ricadute in termini occupazionali. I vantaggi derivanti da un programma regionale di manutenzione con interventi diffusi ed estensivi vanno dalla diminuzione di interventi strutturali per la riduzione del rischio con azioni di piccola entità, ma comunque efficaci nel risolvere il problema all’origine al miglioramento dell’efficienza delle sistemazioni idraulico-agrarie ed idraulico-forestali, passando per il recupero ambientale delle aree instabili e rinaturazione dei territori montani e collinari degradati, con il conseguente aumento della biodiversità; dal miglioramento delle condizioni socioeconomiche delle aree interne della montagna e della collina, attuando le finalità della legge della montagna in quanto le azioni di manutenzione tutelano e promuovono il patrimonio ambientale e sviluppano le attività economiche nelle aree depresse alla realizzazione di nuovi posti di lavoro diffusi sul territorio, in quanto viene creata occupazione in zone in fase di spopolamento, con l’utilizzo di tecniche che utilizzano i materiali locali, quali quelle dell’ingegneria naturalistica, che sono generalmente ad alto contenuto di  manodopera”.
“La crescente sensibilità ambientale e la necessità di salvaguardare o rinaturalizzare sistemi e paesaggi talvolta compromessi da fattori antropici, – conclude la nota – ha portato a considerare la necessità di affrontare il problema della difesa del suolo dal dissesto idrogeologico con un diverso approccio metodologico che indirizzi verso scelte in grado di coniugare l’esigenza della messa in sicurezza del territorio con quella della salvaguardia dell’ambiente nelle sue molteplici componenti, a conservazione della biodiversità, con la stabilità dei terreni, con il regime delle acque, con la difesa dalle valanghe e dalla caduta dei massi, con la tutela del paesaggio, con l’azione frangivento e di igiene ambientale locale”.

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