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Via Francigena: 613mila presenze in più nel decennio 2009-2019

In percorso italiano attraversa 7 regioni e 140 Comuni con 44 tappe

L’impatto positivo sui flussi turistici dopo gli interventi di ristrutturazione, valorizzazione e promozione condotti dalla Regione (in collaborazione con i Comuni interessati) sulla Via Francigena. L’analisi è affidata a uno studio di Irpet che aggiorna quello realizzato nel 2014 (riferito al periodo 2009-2012). I due metodi utilizzati considerano il maggior potenziale di attrattività dei 27 comuni attraversati (per storia e paesaggio) rispetto a quelli confinanti e non percorsi dalla via, e la maggiore o minore distanza delle strutture ricettive dalla via stessa.

La ricerca (che ne anticipa una più approfondita alla quale Irpet sta già lavorando), condotta da Enrico Conti, è stata presentata stamattina (27 agosto) a Palazzo Strozzi Sacrati. Insieme all’autore, il presidente della Regione, Eugenio Giani, il consigliere del presidente Federico Eligi, il direttore di Irpet Nicola Sciclone, il consigliere regionale Francesco Gazzetti ed il presidente delle dell’Associazione Europea Vie Francigene Massimo Tedeschi.

Il primo metodo tiene conto e sterilizza la differenza determinata dal maggiore potenziale attrattivo di fondo preesistente al progetto di valorizzazione e potenziamento della Francigena, risultato della storia secolare e del paesaggio e che caratterizza i 27 comuni attraversati dal camminamento rispetto ai 38 confinanti che non ‘beneficiano’ del passaggio del percorso. L’effetto netto del ripristino in termini di presenze in più complessive nel decennio, è di circa 440mila. Applicando una metodica ad hoc ai comuni turistici attraversati dalla Francigena esclusi dalla precedente analisi (ovvero quelli balneari – Carrara, Massa, Montignoso Camaiore Massarosa Pietrasanta – e quelli con un prodotto turistico già molto sviluppato – Montaione, San Gimignano, Siena, Lucca), l’effetto complessivo per i 37 comuni è di 613mila presenze in più nel decennio 2009-2019.

La seconda analisi si fonda sulla possibilità di georeferenziazione delle strutture ricettive e dei dati relativi ad arrivi e presenze turistiche. Questo consente di delimitare territorialmente in modo più fine le strutture più vicine al percorso, di certificarne la performance, potenzialmente influenzata dal ripristino della via, e di confrontarla con quella delle strutture lontane. Limite del metodo è non poter considerare e scontare il differente potenziale di fondo di territori diversi che si manifesta prima degli interventi di ripristino, non possedendo ad oggi la georeferenziazione delle strutture con le presenze per gli anni precedenti il 2010. Le strutture vengono suddivise in sei fasce di distanza dalla Francigena: entro 1 chilometro, tra 1 e 5 chilometri, tra 5 e 10 chilometri, tra 10 e 20 chilometri, tra 20 e 40 chilometri, oltre 40 chilometri.  Ciò che emerge sembra rafforzare l’ipotesi dell’esistenza di un differenziale di competitività positivo e specifico attribuibile alla presenza del cammino rispetto a territori simili ma più distanti. Arrivi, presenze e numero di strutture aumentano via via che ci si avvicina alla via: ad esempio entro i 10 chilometri la variazione percentuale è rispettivamente del 62%, 35% e 40%, mentre tra 10 e 20 chilometri scende a 30%, 12% e 30%. Altro dato interessante è la ricrescita dei tre parametri nella fascia tra 20 e 40 km, comprendente territori con altre e spiccate vocazioni turistiche (come Firenze).

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Una Toscana da percorrere con lentezza, lungo i circa 2000 chilometri di itinerari storici e religiosi, alla scoperta di preziosi tesori, paesaggistici, culturali ed enogastronomici.

Via Francigena

La Regione ha iniziato da subito a lavorare per valorizzare il proprio tratto e nel 2006 ha presentato al Ministero, in qualità di capofila delle Regioni Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Lazio il progetto interregionale Via Francigena per la ricostruzione e valorizzazione. Nel 2009 è stato redatto il Master Plan con un primo finanziamento di 3,3 milioni di euro dove le tipologia di interventi da realizzare sono state condivise con istituzioni ed associazioni. Il successivo Piano operativo 2012-2014 ha integrato il Master Plan e messo a disposizione altri 16 milioni di euro di risorse statali Par Fas utilizzati per rendere il percorso fruibile in totale sicurezza e dare vita ad un itinerario che sviluppasse il turismo anche nelle aree minori presenti lungo il percorso.

L’itinerario della Francigena è stato candidato ad Itinerario Culturale Europeo al Consiglio d’Europa per la prima volta nel 1994. In occasione del Giubileo del 2000 è stata costituita l’Associazione Europea della Via Francigena che oggi, con un anno di ritardo, festeggia il proprio ventennale organizzando una staffetta che la percorre e che in questi giorni sta attraversando la Toscana.

Il percorso ufficiale, da Canterbury a Roma, lungo 1800 chilometri è articolato in 79 tappe attraverso 4 paesi (Inghilterra, Francia, Svizzera, Italia). Quello italiano attraversa 7 regioni e 140 Comuni con 44 tappe; mentre il tratto toscano, 400 chilometri, attraversa 39 Comuni per complessive 15 tappe ed è percorribile su tratte dedicate a piedi, a cavallo e in bicicletta. Questi percorsi sono segnalati e comprendono anche aree di sosta attrezzate, punti di approvvigionamento di acqua potabile e servizi dedicati.

L’offerta ricettiva, calcolata in un raggio di 1 chilometro dal tracciato escursionistico, conta circa 1200 strutture con netta prevalenza dell’extralberghiero. La Toscana, con 6 milion di euro di fondi Par-Fas 2017-13, ha finanziato nel 2016 la realizzazione di 14 ostelli per un totale di 490 posti letto. A quest’offerta si aggiunge quella di tipo religioso caratterizzata dall’essere un’accoglienza povera a donativo ed offriva circa 700 posti letto ante pandemia. La Regione garantisce la copertura dei costi di manutenzione ordinaria con un contributo annuale ai Comuni pari a 120mila euro.

Gli altri cammini

In Toscana, la Via Francigena è strettamente connessa ad altri itinerari: la via Romea Sanese (80 chilometri), che attraversa l’area del Chianti e collega Firenze a Siena raggiungendo borghi e paesi come Badia a Passignano e Castellina in Chianti; la Romea Strata (110 chilometri il tratto toscano), percorre le antiche vie utilizzate dai pellegrini dell’Europa centro-orientale verso il centro Italia per raggiungere la via Francigena, all’altezza di Fucecchio e San Miniato; la Via Romea Germanica (140 chilometri il tratto toscano), principale itinerario che nel Medioevo collegava il Mare del Nord fino a Roma, attraversa il Casentino e la Valdichiana prima di entrare in Umbria e unirsi alla Francigena a Montefiascone nel Lazio; le Vie di Francesco (427 chilometri), che collegano Firenze al Santuario di Chiusi della Verna ovvero Celle di Cortona allo stesso Santuario. Percorsi legati alla vita di San Francesco d’Assisi. La Via Matildica del Volto Santo (100 chilometri il tratto toscano), parte da Mantova e termina a Lucca al duomo di San Martino; la Via Lauretana (115 chilometri), da Siena a Cortona per proseguire poi in Umbria e Marche verso la Santa Casa di Loreto.

Il governatore Giani

“Abbiamo voluto creare un modello facilmente esportabile agli altri percorsi storici, dalla Matildica, alla Romea, alla Lauretana. Fin dal 2009 la Regione Toscana ha effettuato lungo la Francigena una serie di importanti interventi strutturali che hanno dato i loro frutti, visto che numerose delle strutture che abbiamo creato o ristrutturato sono molto utilizzate dai turisti, portatori di un turismo slow capace di scegliere i tempi giusti per godere le bellezze e le ricchezze di una Toscana diffusa, che vada oltre le più note città d’arte, e di questo vero e proprio fascio di strade storiche che portavano da Canterbury a Roma”.

È questo l’inquadramento fatto dal presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, nel corso della presentazione dello studio realizzato dall’Irpet, l’Istituto regionale per la programmazione economica della Toscana, sugli effetti turistici delle infrastrutture e dei percorsi realizzati lungo la via Francigena.

“Lo studio dimostra come il nostro lavoro – ha aggiunto Giani – ha avuto effetti di grandissimo rilievo sia dal punto turistico che culturale su tutti i 27 comuni toscani attraversati dal percorsi principale della Via, ma anche su quelli limitrofi, che son il doppio. E’ un esempio della nostra opera di valorizzazione delle aree interne della Toscana”.

“I percorsi slow che abbiamo sottolineato – ha concluso Giani – sono un esempio tangibile di come intendiamo valorizzarli, esportando gli interventi fatti, in tutta la nostra regione. Attraverso la Francigena, intervenendo su tutte le numerose diramazioni di quella che era l’austrada dell’epoca, possiamo entrare infatti in tutte le sue articolazioni della toscana diffusa e delle sue aree interne”.

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