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“La questione ebraica in provincia di Lucca”, successo per la presentazione del libro di Virginio Monti

L'assessora Zanotti: "Un momento di riflessione su un passato che non deve ripetersi"

Ieri sera (20 luglio) al Teatro di Verzura di Borgo a Mozzano, Virginio Monti ha presentato il suo libro La questione ebraica in provincia di Lucca e il campo di concentramento di Bagni di Lucca. Con lui sul palco Andrea Giannasi, direttore della casa editrice lucchese Tralerighe che ne ha curato la pubblicazione dando vita ad un’accurata ricostruzione storica dei fatti narrati.

“Questa circostanza deve rappresentare un momento di riflessione su un passato che non deve ripetersi – sottolinea l’assessore Donatella Zanotti a cui è stato affidato il compito di introdurre la serata – in virtù di un tempo presente che deve imparare ad allontanarsi dall’ignavia, dall’indifferenza e da tutte quelle forme di ingiustizia che ancora si insinuano nella nostra nostra attualità.  Da qui scaturisce l’importanza ed il senso di questa serata, tesa alla valorizzazione della memoria storica a partire da una piccola ma significativa rete di vicende umane e locali che parlano un linguaggio universale”.

Monti ha ripercorso insieme ai presenti, accorsi numerosi e molto attenti, i sentieri logistici ed esistenziali delle persone che dal campo di concentramento di Bagni di Lucca, infausto luogo recentemente scoperto, furono condotte nei campi di Auschwitz-Birkenau: di questi solo cinque tornarono a casa. La struttura che si trova sulla sponda della valle conosciuta come Bagni Caldi, ex “Grande Albergo delle Terme” già Villa Cardinali, fu dapprima residenza estiva del Granduca Leopoldo di Toscana per poi diventare anche grazie alle sue caratteristiche strutturali, un insospettabile luogo anticamera di morte.

Attiva dal 1941 al 1944 la struttura accolse cittadini austriaci, croati, inglesi, jugoslavi, tedeschi tutti internati a causa della loro appartenenza alla cosiddetta “razza ebraica” così apostrofata a seguito della promulgazione delle leggi razziali stipulate nel 1938 da Benito Mussolini ed Adolf Hitler. Ignari del proprio destino questi uomini donne e non raramente bambini, furono trasferiti con carri bestiame ferroviari alla volta di Milano, dove vennero imprigionati nel carcere di San Vittore per poi essere barbaramente stipati sul convoglio numero 6 della stazione di Milano centrale, lo stesso sul quale salì la senatrice Liliana Segre. Era il 30 gennaio del 1944.

Grazie alla tenacia dimostrata in fase di ricerca archivistica e al forte desiderio di far emergere la verità, l’autore ha finalmente restituito alle persone di cui racconta le incredibili storie di vita, un volto, un’identità e soprattutto la dignità perduta in quei campi di concentramento all’interno dei quali erano diventati solo stücke. Un bellissimo libro che sottolinea un pezzo di storia contemporanea che ha coinvolto il nostro territorio in una vicenda doverosamente impossibile da dimenticare.

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