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Tra liberty e stile eclettico, alla Fondazione Ricci la mostra dedicata alla ‘nuova Barga’ foto

Resterà aperta da domani (10 luglio) alle 18 fino al 26 settembre

Con la mostra La nuova Barga: architettura e arti decorative tra liberty e stile eclettico (1900-1935) riprendono le attività della Fondazione Ricci Ets. Stamattina (9 luglio) si è svolta una preview dell’evento, che sarà a ingresso libero.

Da domani (10 luglio) alle 18 fino al 26 settembre la sede della Fondazione in via Roma riapre al pubblico con un percorso di racconto e scoperta delle tre fasi di rinnovamento che Barga ha avuto nei primi del Novecento, con l’avvento del Liberty e dello stile eclettico che accosta diversi linguaggi dal neorinascimentale al neoromanico, dal neogotico al neo egizio, fino al neoorientale e moresco.

inaugurazione mostra La nuova Barga

A presentare la mostra sono la sindaca di Barga Caterina Campani, la presidente della Fondazione Ricci Ets Cristiana Ricci, la direttrice dell’Istituto storico lucchese sezione di Barga Sara Moscardini, insieme al vicedirettore Pier Giuliano Cecchi e all’addetto culturale Ivano Stefani.

“Un progetto complesso per la cui realizzazione ci sono voluti due anni – sostiene il sindaco Caterina Campani – periodo durante il quale l’intero team ha lavorato in maniera costante ed assidua. Dentro a questa iniziativa c’è il desiderio di calarsi dentro le storie di uomini e donne che una volta rimpatriati hanno costruito con le fortune maturate altrove, abitazioni che per noi oggi rappresentano un patrimonio storico artistico e culturale che era necessario valorizzare”.

L’architetto Cristiana Ricci ideatrice della mostra è esaustiva nella presentazione: “Nel titolo della mostra, risiede il suo significato: con l’aggettivo “nuova” abbiamo voluto intendere infatti quella parte di Barga che si estende oltre le mura del centro storico; questa mostra, nata da un articolo de La Corsonna del 4 settembre 1929, è un vero e proprio intreccio di storie personali e documenti relativi allo sviluppo edilizio, urbanistico e strutturale di cui Barga ha potuto godere a seguito del sisma del 1920, evento che sul piano documentaristico ha rappresentato senza dubbio la chiave di volta della nostra ricerca. Partendo dapprima da una semplice osservazione degli esterni delle centotredici tra ville e villini, palazzine e palazzi da noi censiti, questa indagine ha assunto maggior spessore nel momento in cui l’analisi si è spostata sul piano architettonico e stilistico osservando l’eterogeneità che caratterizza ciascuno degli interni presi in considerazione”.

Un importante lavoro di ricostruzione che si è avvalso dell’apporto della dottoressa Sara Moscardini, direttrice dell’Istituto storico lucchese sezione di Barga, che afferma: “Abbiamo scritto una pagina di storia nuova , in quanto nessuno prima di adesso aveva raccontato così dettagliatamente la vicenda dei nuclei barghigiani rientrati in patria, attraverso le dimore storiche da loro costruite ed abitate”.

Il vicedirettore Pier Giuliano Cecchi auspica invece che questa iniziativa possa trasformarsi in “un imponente progetto divulgativo”.

Ivano Stefani, addetto culturale che si è occupato della parte storica relativa allo sviluppo di Fornaci di Barga, si augura infine che il pubblico riesca “a cogliere l’impegno profuso dalla Fondazione Ricci Ets che non solo è entrata nelle case ma anche e soprattutto nel merito della storia umana e culturale di Barga”.

La mostra presenta un excursus attraverso testi, inserti giornalistici ed immagini d’epoca che consentono al visitatore di fare una passeggiata per la città: dal Cantèo, al Giardino, al Piangrande, fino a frazioni come Catagnana Santamaria, La Moma, Castelvecchio Pascoli per poi concludere questo bellissimo viaggio a Fornaci di Barga, Ponte all’Ania e Filecchio.

L’ingresso è gratuito. L’inaugurazione è prevista per domani (18 luglio) alle 18 e si concluderà domenica 26 settembre alle 19 e sarà visitabile ogni giovedì dalle 16 alle 19; venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19.

La mostra nel dettaglio

Si tratta di un primo censimento dei 113 immobili nello stile dell’epoca, mai realizzato finora, nato da un’idea dell’architetta Cristiana Ricci e sviluppato dalla stessa con un grande lavoro di ricerca archivistica e geografica, raccolta di testimonianze fotografiche e orali, in cui fondamentale è stato il confronto con la documentazione sulle storie familiari, sulla quale hanno lavorato Sara Moscardini, Pier Giuliano Cecchi, rispettivamente direttrice e vicedirettore dell’Istituto storico lucchese sezione di Barga, e Ivano Stefani, addetto culturale dello stesso Istituto, che si è occupato della parte storica relativa allo sviluppo di Formaci di Barga. La documentazione fotografica dello stato attuale è stata a cura di Caterina Salvi, che si è occupata anche dell’elaborazione grafica dei pannelli che costituiscono il percorso espositivo.

Un anno e mezzo di ricerca su fonti locali di memorie orali. Il primo censimento del liberty a Barga ha avuto inizio nel febbraio 2019. Per prima cosa, i ricercatori hanno avuto accesso agli archivi dell’Ufficio tecnico del Comune di Barga, dove non si conservano testimonianze documentarie dei primi anni dello scorso secolo ma dove è però custodito un registro delle dichiarazioni a costruire che, messo a confronto con gli stati di famiglia degli archivi comunale e parrocchiale, ha restituito dati significativi; da qui la partenza sull’indagine tra le fonti orali locali sopravvissute sino al giorno d’oggi, tanto complessa quanto fondamentale.

La “nuova Lucca” nasce già alla fine dell’Ottocento, fuori dalle mura urbane, voluta dalla borghesia facoltosa; se il liberty nel capoluogo arriva in ritardo rispetto ad altre città italiane e resta inizialmente ancorato alle regole stilistiche dell’architettura ottocentesca, in particolare al neoclassicismo, a maggior ragione questo avviene a Barga, non ancora promossa a città, all’inizio del Novecento e grazie agli emigrati di ritorno i quali, anche se non sempre tornavano stabilmente in patria, costruivano villini per le vacanze estive, per la famiglia e a dimostrazione del raggiunto benessere economico, realizzando nella terra d’origine quanto visto nelle grandi città estere.

Barga vede tre fasi di costruzione di nuovi edifici, in stile liberty o eclettico. La prima è nel primo decennio del Novecento, quando la nuova viabilità del Piangrande comporta la lottizzazione di una nuova zona, che collega Barga alla costruenda ferrovia. Queste nuove aree sono in stile Liberty.

La seconda è la zona del Giardino, interessata da nuove costruzioni tra il 1910 e il 1920. È del settembre 1920 la grande scossa di terremoto che non crea danni enormi come in Garfagnana, danneggiando però il centro storico di Barga. Per le abitazioni non recuperabili, il Comune dà il permesso per costruire nuove case in una zona adiacente: nel 1924 si individua finalmente la zona del Cantèo, che è il terzo enorme serbatoio di queste nuove costruzioni.

La mostra propone anche, attraverso un’indagine svolta attingendo a giornali, pubblicazioni e fotografie dell’epoca, il clima culturale del tempo, le condizioni economiche, sociali e artistiche che determinarono lo sviluppo di questo tipo di architettura intorno al 1900. La scheda di ciascuna abitazione ricostruisce, attraverso ricerca archivistica e bibliografica, anche la storia della famiglia che l’ha edificata e che spesso ancora l’abita. Decine di persone hanno risposto all’appello lanciato per favorire il recupero di notizie e documentazione privata e per la possibilità della visita di ville, villine e palazzi al fine di reperire e fotografare i “tesori” che vi sono conservati: in molti hanno risposto, fornito notizie e anche aperto le loro dimore.

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