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Fratelli contro in tribunale per l’eredità della madre: per la Corte d’Appello nessuna somma è stata occultata

Due dei quattro eredi avevano contestato la sparizione dei risparmi depositati su conti correnti e buoni fruttiferi postali della donna

La Corte d’Appello di Firenze ha respinto integralmente l’impugnazione proposta contro la sentenza del tribunale di Lucca nell’ambito di una complessa vertenza ereditaria familiare. I giudici fiorentini hanno confermato quanto già stabilito in primo grado, ponendo fine al contenzioso sulla ricostruzione dell’asse ereditario della de cuius e rigettando le pretese degli appellanti.

La vicenda giudiziaria trae origine dall’azione promossa da due dei quattro eredi, i quali si erano rivolti al tribunale di Lucca contestando la sparizione dei risparmi depositati su conti correnti e buoni fruttiferi postali dell’anziana madre. La donna, deceduta nel 2016 e negli ultimi anni affetta da un grave decadimento cognitivo, era stata gestita dal punto di vista economico in via esclusiva dagli altri due fratelli, i quali si erano opposti alle richieste di rendiconto e inventario. Il giudice di prime cure aveva ricostruito la massa ereditaria complessiva in circa 85800 euro – comprensiva del valore di un immobile già donato a uno dei figli – stabilendo la divisione in quote uguali e rilevando come le somme prelevate nel tempo dai conti materni senza adeguata giustificazione dovessero essere considerate liberalità da imputare all’attivo.

Contro tale decisione è stato proposto appello, contestando la validità delle consulenze tecniche, sostenendo l’esistenza di crediti nei confronti della massa ereditaria per le spese di assistenza e chiedendo di dare efficacia a una scrittura testamentaria del 1981.

I giudici della prima sezione civile della Corte d’Appello di Firenze, presieduta dal giudice Giovanni Sgambati, hanno ritenuto infondate tutte le doglianze. Nelle motivazioni viene evidenziato come le operazioni peritali siano state condotte correttamente sui rapporti bancari e postali della defunta e come l’asserito testamento non sia mai stato prodotto in originale né debitamente pubblicato, risultando privo di efficacia.

La Corte ha quindi confermato in toto la sentenza del Tribunale di Lucca, condannando gli appellanti al pagamento delle spese del grado di giudizio, liquidate in oltre 8400 euro, oltre al raddoppio del contributo unificato.