L'ordinanza
|Contenzioso sui confini delle aree dei siti estrattivi, il Consiglio di Stato nomina un nuovo verificatore
Vertenza su Teso e Zebrino: la nuova relazione affidata al direttore del dipartimento di ingegneria mineraria del Politecnico di Torino
La battaglia legale attorno all’attività estrattiva nel cuore delle Alpi Apuane si arricchisce di un nuovo capitolo giudiziario. La quarta sezione del Consiglio di Stato ha infatti pronunciato un’ordinanza istruttoria nell’ambito dei ricorsi incrociati che vedono contrapposte diverse società del marmo e le amministrazioni pubbliche per la gestione delle cave nel territorio del comune di Minucciano. Al centro della contesa ci sono i confini e le autorizzazioni per lo sfruttamento dei siti estrattivi denominati Teso 2 e Zebrino 2-3.
La vicenda scaturisce dagli appelli proposti dalla Menegoni Srl (società affittuaria della cava Teso 2), da Luca Paladini (proprietario dei terreni) e dalla Marmi Pregiati Srl (usufruttuaria del sito) contro la sentenza del Tar della Toscana che, nel 2024, aveva respinto le loro richieste di annullamento del Provvedimento autorizzatorio unico regionale (Paur) rilasciato dal Parco delle Alpi Apuane alla controinteressata Marmi Minucciano Srl per la vicina cava Zebrino 2-3. I ricorrenti lamentano svariati profili di illegittimità, sostenendo che il piano di coltivazione approvato andrebbe a invadere terreni non nella disponibilità della Marmi Minucciano, violerebbe le distanze minime di sicurezza e non rispetterebbe i vincoli storici legati alla ex Galleria Montecatini, un vecchio sito minerario tutelato. Viene inoltre contestata la mancata imposizione di un consorzio obbligatorio tra le imprese contigue per coordinare i lavori in sicurezza.
I giudici di Palazzo Spada, nel valutare i motivi di gravame, hanno ravvisato la necessità di un approfondimento tecnico super partes per fare piena luce sullo stato dei luoghi e sulla conformità dei progetti al Piano attuativo di bacino estrattivo (Pabe). Con una precedente ordinanza della fine del 2025 era stata inizialmente disposta una verificazione affidata al Dipartimento di scienze della terra dell’università di Firenze. Tuttavia, lo scorso aprile la struttura fiorentina ha comunicato di non disporre al proprio interno delle specifiche professionalità necessarie per rispondere ai complessi quesiti di natura mineraria e giacimentologica.
Preso atto dell’indisponibilità, la Sezione Quarta del Consiglio di Stato ha così nominato un nuovo verificatore, individuato nel direttore del dipartimento di ingegneria mineraria del Politecnico di Torino. Il nuovo esperto incaricato avrà novanta giorni di tempo per esaminare gli atti, eseguire i sopralluoghi necessari sul posto e redigere una relazione tecnica dettagliata in contraddittorio con i consulenti delle parti. L’ingegnere torinese dovrà stabilire con esattezza se le gallerie e i cantieri autorizzati rispettino i confini della concessione comunale e le fasce di rispetto, e se vi siano reali interferenze con le strutture storiche tutelate.
Il giudizio di merito resta pertanto sospeso in attesa dell’esito degli accertamenti sul campo, che risulteranno decisivi per definire il futuro estrattivo dell’area.


