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Qualità dell’aria, presentati i dati Arpat: Pm10 entro i limiti nel 2025, preoccupa l’ozono

Acque: sul piano chimico la situazione è ferma da dodici anni a uno stato “non buono” per la presenza di inquinanti

Ambiente, la Toscana tra luci e ombre: il nuovo rapporto Arpat scatta la fotografia della regione. Presentata questa mattina (16 febbraio) a Palazzo Strozzi Sacrati a Firenze la quattordicesima edizione del report annuale dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale, con i dati definitivi raccolti nel 2024. Un documento monumentale che, attraverso oltre novanta indicatori, mette a nudo lo stato di salute di aria, acqua, mare e suolo, regalando segnali incoraggianti ma confermando criticità storiche su cui la guardia resta altissima.

Partendo dall’aria che respiriamo, la notizia migliore arriva da Firenze: il capoluogo registra un netto miglioramento per il biossido di azoto, inquinante legato al traffico che per anni ha tenuto la città sotto la lente d’ingrandimento dell’Europa. Sorride a metà la Piana di Lucca: se nel 2024 il particolato Pm10 ha continuato a mordere, le proiezioni per il 2025 indicano finalmente un rientro nei limiti.Resta invece il “nemico invisibile” dell’ozono, che con le alte temperature continua a segnare valori oltre la soglia in tutta la regione. Occhi puntati anche sui pollini: Arezzo segna un picco di concentrazioni, mentre Grosseto va in controtendenza con un calo del 14%.

Il capitolo acque mostra un quadro a tinte chiaroscure. Se il mare toscano si conferma un’eccellenza per la balneazione — con il 95% delle aree promosse con il massimo dei voti — sul piano chimico la situazione è ferma da dodici anni a uno stato “non buono” per la persistenza di sostanze inquinanti. Preoccupa anche il peggioramento dei laghi: negli ultimi tre anni calano i corpi idrici con qualità ecologica buona, con il lago di Chiusi maglia nera e il Massaciuccoli che non va oltre la sufficienza. Note dolenti anche per le acque sotterranee, dove il 28% dei siti presenta uno stato chimico scarso a causa di metalli e idrocarburi.

Sul fronte del territorio, il consumo di suolo in Toscana corre meno che nel resto d’Italia, ma non si ferma: nel 2024 sono stati “mangiati” altri 265 ettari di terreno, con le province di Prato, Pistoia e Livorno in cima alla classifica per cementificazione. Positivi invece i dati sulla geotermia: i controlli di Arpat sulle centrali dell’area boracifera hanno confermato il pieno rispetto dei limiti, con i sistemi di abbattimento capaci di neutralizzare fino al 99% delle emissioni di acido solfidrico.

Infine, il capitolo controlli e inquinamento acustico. Arpat ha alzato il tiro sulle attività produttive, ma i risultati sono inquietanti: in oltre la metà dei casi monitorati sono stati rilevati superamenti dei limiti di rumore, con i locali pubblici in cima alla lista dei trasgressori. Sul fronte della radioattività, invece, la situazione appare sotto controllo: il monitoraggio delle acque potabili copre ormai il 76% della popolazione toscana senza evidenziare rischi per la salute pubblica.

Qui tutti i dati dell’annuario.