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Lo sgombero fu legittimo: il Tar respinge il ricorso dell’ex concessionaria delle terme Jean Varraud

Corrette le procedute per l’interruzione della concessione. Sulla proprietà di attrezzature e arredi deciderà il giudice ordinario

La lunga battaglia legale per il controllo degli storici stabilimenti termali Casa Boccella e Jean Varraud si chiude con una netta vittoria per il Comune di Bagni di Lucca. Con la sentenza pubblicata ieri (20 gennaio) la seconda sezione del Tar Toscana ha respinto i ricorsi presentati dalla società Bagni di Lucca Terme J.V. ed Hotel S.r.l., confermando la legittimità dello sgombero coatto e del distacco dell’acqua termale eseguiti dall’amministrazione comunale.

La vicenda affonda le radici nella scadenza della concessione ventennale, terminata definitivamente il 30 giugno 2021. Nonostante le proroghe tecniche legate all’emergenza Covid, la società aveva continuato a occupare gli immobili, spingendo il Comune a emanare un’ordinanza di sgombero forzato per rientrare in possesso dei beni, parte del patrimonio indisponibile dell’ente. La ricorrente aveva tentato di bloccare l’iter amministrativo sollevando eccezioni procedurali e rivendicando la proprietà delle attrezzature interne, ma i giudici amministrativi hanno smontato punto per punto le tesi della difesa.

Sotto il profilo procedurale, il tribunale ha chiarito che il Comune non necessitava di un titolo esecutivo di stampo giudiziario (come la formula esecutiva del Codice di procedura civile) per agire. Essendo beni pubblici, l’amministrazione dispone del potere di autotutela esecutiva: un privilegio che le consente di farsi giustizia da sé per ripristinare il godimento collettivo di un bene destinato a pubblico servizio. Anche la lamentata assenza di una diffida formale è stata respinta: l’ordine di riconsegna volontaria contenuto nell’ordinanza di sgombero è stato considerato dai giudici un preavviso più che sufficiente.

Uno dei nodi più critici riguardava il distacco dell’acqua termale che alimentava la piscina dell’Albergo Terme (ex Pensione Serena). La società sosteneva che il taglio della risorsa avrebbe causato danni irreparabili all’attività sanitaria e ricettiva. Tuttavia, il Tar ha ribadito un principio cardine: il diritto a utilizzare la risorsa minerale terapeutica è strettamente legato alla concessione dello stabilimento. Una volta scaduto il contratto, è venuto meno anche il titolo per attingere dalla sorgente Doccione. Il distacco, dunque, non è stato un atto arbitrario, ma la mera conseguenza della fine del rapporto contrattuale.

Per quanto riguarda la proprietà delle attrezzature e degli arredi – che la società rivendicava come propri – il Tar ha dichiarato il proprio difetto di giurisdizione. Poiché si tratta di una disputa su diritti soggettivi e patrimoniali puri, la palla passa ora al giudice ordinario. Nel frattempo, però, lo sgombero resta valido: il Comune ha il diritto di detenere i locali liberi per procedere a un nuovo affidamento, necessario dopo che le precedenti gare d’appalto erano andate deserte tra il 2019 e il 2021.

La sentenza chiude anche la porta a ogni ipotesi di risarcimento danni richiesto dalla società (che lamentava perdite legate allo spossessamento e al blocco delle cure termali). Secondo i magistrati, non vi è stata alcuna colpa o dolo nell’agire del Comune, che si è limitato a tutelare l’interesse pubblico in un contesto di occupazione ormai senza titolo.

La società concessionaria è stata inoltre condannata al pagamento di 8mila euro di spese di lite. Con questo pronunciamento, cala definitivamente il sipario sulla vecchia gestione, aprendo la strada al rilancio del polo termale lucchese sotto una nuova guida.