L'intervista
|Diritto all’aborto: la Sicilia cambia rotta e all’ospedale Versilia è già futuro
Il primario Antonelli: “Su 16 medici, 7 non sono obiettori. Qui ogni donna viene seguita, senza ostacoli né rinvii”
Un cambio di rotta significativo arriva dalla Sicilia sul fronte del diritto all’interruzione volontaria di gravidanza. Con l’approvazione del disegno di legge regionale 738, l’assemblea ha stabilito che tutte le strutture sanitarie pubbliche dovranno prevedere l’assunzione di medici non obiettori di coscienza. L’obiettivo è quello di garantire l’effettiva applicazione della legge 194 del 1978, che riconosce alle donne il diritto di abortire entro i termini previsti.
Si tratta di una decisione storica, la nuova norma, infatti, prevede anche che nei bandi di concorso sia chiaramente indicata la necessità di assumere personale non obiettore, e introduce anche una clausola che consente la risoluzione del contratto se il medico cambia in seguito la propria posizione. Inoltre, tutte le strutture ospedaliere dovranno istituire reparti specifici per l’Ivg qualora ne fossero sprovviste.
All’ospedale Versilia, il cui primario dottor Andrea Antonelli non è obiettore, di quanti ginecologi è composto lo staff e quanti di loro, come lei, praticano gli aborti volontari?
“L’organico è di 16 medici, 7 non sono obiettori, 9 si. Ma ai 7 si aggiunge il dottor Alessandro Stefani, del Consultorio al Tabarracci. Nel mio reparto non ci sono, quindi, problemi. Ogni donna che intende interrompere la propria gravidanza viene seguita, ed assistita, senza alcuna difficoltà”.
Occorre, anche, che non siano obiettori gli anestesisti e le ostetriche: in questo caso quali sono i “numeri”?
“Certamente. Dei 25 anestesisti solo 5 sono obiettori e 20 non obiettori. Mentre per le ostetriche, su 41 in servizio, sono solo 11 quelle non obiettrici”.
Se l’interruzione volontaria della gravidanza avviene con la pillola, nota in Italia come RU486, metodo di aborto farmacologico che utilizza una combinazione di due farmaci, mifepristone e misoprostolo, utilizzata senza ricorrere a interventi chirurgici, generalmente entro le prime 7 settimane di gestazione, occorre sempre che il medico non sia obiettore?
“Si, anche la pillola abortiva rientra nella facoltà dell’obiezione. Ma c’è un ma…: un ginecologo obiettore può predisporre la certificazione necessaria, ma non somministrare il farmaco. Difficile, ma non impossibile, che la prima somministrazione provochi l’espulsione del feto, e in questo caso tutta la procedura finisce. Nel caso, invece, che dopo l’assunzione della seconda, si verifichi, e va accertato tramite ecografia, da eseguire dopo almeno una settimana, che nell’utero siano rimasti dei residui, e, quindi, debba essere praticato un intervento chirurgico, noto come raschiamento, anche un ginecologo obiettore, può, anzi deve, intervenire: in questo caso, infatti, nel feto non c’è più battito cardiaco”.
Prima della 194, arrivata nel 1978, per il codice penale una donna che praticava l’interruzione volontaria di gravidanza rischiava fino a quattro anni di carcere, e chi causava l’aborto a una donna consenziente addirittura cinque. Come si fa, oggi, a negare alle donne il diritto di decidere? È l’argomento principe di chi sostiene l’aborto. Si dice che il corpo è della donna, quindi spetta a lei la decisione. Lei cosa ne pensa?
“Per me è cosi, E’ la donna che deve decidere, si tratta di un diritto conquistato, da difendere. Anche se i limiti della legge 194, sono noti.
Essere obiettori di coscienza coincide sempre con l’essere cattolici? Ossia, l’aborto è un tema religioso?
“Per molti si, e direi che si tocca una percentuale del 90%, e non solo tra i cattolici, ma anche tra credenti di altre religioni. Poi ci sono anche scelte morali personali”.
La legalizzazione dell’aborto, un diritto acquisito dopo il referendum nel 1981, ha ridotto la piaga degli aborti clandestini?
“Assolutamente si, dalle “mammane” ormai, e per fortuna, non si rivolge nessuna donna che intenda abortire”
Gli aborti sono diminuiti in Italia grazie alla legge 194?
“Non direi, attualmente i numeri delle Ivg sono alti. Ma un grosso contributo lo ha dato, e lo sta dando, la prevenzione: dalla pillola anticoncezionale all’anello e a tutte le opportunità, incluso il preservativo”.
E per le interruzioni di gravidanza oltre i 180 giorni, il famoso aborto terapeutico, cosa ci può dire?
“Si tratta di casi diversi, anche se, per me, si tratta sempre di aborto volontario: quando la gravidanza e il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna e quando siano presenti processi patologici, compresi quelli relativi a malformazioni o malattie del nascituro, che determinano un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna. Non si interrompe, quindi, una gravidanza perché il feto è malato, o malformato – questa sarebbe eugenetica – ma perché la sua nascita comporterebbe ripercussioni negative sulla madre, mettendone a grave rischio il suo equilibrio, anche mentale. Per certificare le ripercussioni in caso di nascita di un bimbo con malformazioni il ginecologo può decidere di affidare la gestante ad uno psichiatra, per una consulenza, ma a seconda dei casi me ne assumo io personalmente la responsabilità”.
Auspica che anche la Regione Toscana segua la scelta siciliana?
“Sarebbe una buona cosa, anche se, per fortuna, nella nostra regione, al contrario di quanto accade in Sicilia, non ce n’è un estremo bisogno. Direi, piuttosto, di fare concorsi diversi, e specifici, per non obiettori e obiettori”.

