Taglio classi, il mondo della scuola in fermento: “Le istituzioni si facciano portavoce delle proteste”

Il coordinamento docenti, Ata, Rsu, genitori e studenti della Provincia di Lucca: "In alcuni istituti avremo classi anche da 29/30 studenti e classi da oltre 20 con 2 o 3 alunni con grave disabilità violando la normativa vigente"

Il coordinamento docenti, Ata, Rsu, genitori e studenti della Provincia di Lucca torna a farsi sentire con le istituzioni in vista del taglio di 49 classi sul territorio.

“Nonostante i 200 miliardi circa stanziati dall’Unione Europea per il Pnrr italiano e le gravi criticità evidenziate dalla pandemia, il governo, il Miur e gli uffici scolastici regionali e provinciali sembrano non aver nuovamente chiare le esigenze della comunità scolastica, visto il taglio di 49 classi in Provincia di Lucca rispetto alle richieste delle scuole e l’inaccettabile stato delle infrastrutture scolastiche, considerata la condizione di classi (in alcuni casi intere scuole) ancora collocate nei container – spiegano dal coordinamento -. Le denunce dei giorni scorsi da parte degli insegnanti del Liceo Paladini e del Comitato di genitori e insegnanti, nato alla Scuola Secondaria di primo grado Chelini di San Vito per il possibile taglio di una classe, sono solo gli ultimi casi saliti alla ribalta della cronaca dopo una lunga serie di denunce e proteste davanti alle scuole di ogni ordine e grado da parte di genitori, studenti e personale scolastico. Ricordiamo le proteste agli Istituti Comprensivi di Porcari, Camaiore e della Media Valle e le segnalazioni al Polo Fermi-Giorgi e al Liceo Barsanti e Matteucci per tagli di classi o accorpamenti in pluriclassi previsti dall’Ust in risposta alle richieste pervenute dagli Istituti”.

“In alcuni istituti, in cui non sono state autorizzate le classi richieste dai dirigenti, avremo classi anche da 29/30 studenti e classi da oltre 20 con 2 o 3 alunni con grave disabilità, violando la normativa vigente (DPR 81 del 2009), anche in materia di salute e sicurezza – proseguono dal coordinamento -. In particolare, in riferimento alla scuola superiore, si evidenziano maggiori disagi negli istituti tecnici e professionali, caratterizzati da una maggior dispersione scolastica e che richiederebbero quindi un’attenzione particolare al problema del sovraffollamento delle classi. Non bisogna dimenticare inoltre i costanti rinvii dei lavori al Paladini-Civitali e al Carrara, che continuano da ormai tre anni a fare lezione nei container o in aule inadeguate, e il recente spostamento nei container anche del Liceo Vallisneri, per finire con gli spazi assolutamente insufficienti e inadeguati al Polo Fermi-Giorgi, che, dopo i cambi di sede del Giorgi dello scorso anno con numerose criticità incontrate, rischia la rimozione del container dal piazzale del Fermi con ulteriori spostamenti di classi in altre sedi già sature”.

“Si fa presente inoltre che l’organico Ata, assegnato in organico di diritto, risulta in alcuni istituti comprensivi del tutto inadeguato, ad esempio al Comprensivo Pietrasanta II sono stati assegnati 15 collaboratori scolastici, a fronte di 9 plessi da gestire – continuano dal coordinamento -. Riteniamo tale situazione inaccettabile, in primis per gli studenti, ma anche per il personale scolastico e per la tutela del diritto allo studio. Tutto questo in un momento storico in cui l’Unione Europea sta adottando una politica economica espansiva immettendo una quantità di fondi pubblici senza precedenti nell’economia. Risulta evidente che il mantra del ‘non ci sono i fondi’ per scuola, sanità e servizi non regge più: a mancare è la volontà politica di indirizzarli verso questi settori. È assurdo continuare ad applicare i criteri di formazione delle classi e degli organici (docenti/Ata) previsti dalla Riforma Gelmini, che aveva l’unico scopo di tagliare 8 miliardi di euro per la scuola in applicazione delle politiche di austerità. Fin quando saranno in vigore tali criteri si tratterà solo di decidere come distribuire i tagli in modo meno doloroso possibile: ci rifiutiamo pertanto di fare la guerra tra i poveri per scaricare sulle altre scuole i disagi che non vogliamo nella nostra”.

“Non solo, ma il calo demografico verrà usato per tagliare classi e organico e non per ridurre il numero degli alunni per classe. Infine, separare il problema della formazione delle classi dagli organici dei docenti e degli Ata o da quelli degli spazi è veramente assurdo. Come si fa a fare più classi senza i posti in organico di docenti e Ata? Come si fa a fare più classi senza gli spazi adeguati? Tutto questo stride con il Pnrr che stanzia 32 miliardi di euro per la scuola e la ricerca che, però, non verranno usati per ridurre il numero degli alunni per classe e per ampliare gli organici. Chiediamo quindi agli enti preposti di farsi portavoce e parte attiva delle istanze del mondo della scuola
affinché vengano rivisti i criteri ed i parametri, con riferimento al Dpr 81/2009 che regola i criteri di formazione delle classi e degli organici, valutando criticamente le relative conseguenze sulla formazione delle classi e la quantificazione degli organici, tenendo conto, invece, delle necessità reali e dell’importanza del mantenimento della qualità dell’istruzione di ogni ordine e grado e chiediamo ai dirigenti dell’ Usr e dell’ Usp di prevedere fin da subito, a partire dall’anno scolastico 2022/2023, le compensazioni da operare in sede di organico di fatto utili a risolvere tutte queste situazioni critiche”.

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