Medici no vax in Toscana, il Tar rinvia i ricorsi al giudice ordinario: prosegue la battaglia contro l’obbligo vaccinale

Prime sentenze del tribunale amministrativo regionale sul tema: orientamento diverso rispetto a Veneto e Friuli che potrebbe aprire alla plenaria del Consiglio di Stato

Medici no vax in Toscana, pubblicate le prime sentenze del Tar di Firenze in risposta alle centinaia di ricorsi presentati contro l’obbligo vaccinale.

Per i giudici amministrativi toscani la competenza sulle decisioni spetta al giudice ordinario, quindi ogni medico dovrà riassumere il ricorso al tribunale di residenza. Queste le decisioni della giustizia amministrativa che consegna di fatto ai vari tribunali “la patata bollente” degli agguerriti medici no vax (a Lucca sono circa 40) che si erano schierati a centinaia in regione contro gli obblighi vaccinali chiedendo anche in subordine, oltre all’annullamento dei provvedimenti di sospensione, la rimessione alla Corte di giustizia europea e alla Corte Costituzionale.

“In conclusione, il ricorso e i motivi aggiunti devono essere dichiarati inammissibili per difetto di giurisdizione a favore del giudice ordinario, cui le parti vengono rimesse ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 11 del codice di procedura amministrativa”. Questa la risposta del Tar di Firenze. I ricorsi erano stati presentati contro le tre Asl regionali: nord ovest, centro e sud est.

L’obbligo vaccinale sarebbe del tutto sui generis, a loro dire, “in quanto sanzionato con il demansionamento o, ove questo non sia possibile, con la sospensione dall’esercizio della professione e del trattamento retributivo. Non costituendo un obbligo in quanto non sanzionato con la vaccinazione coatta, la sua somministrazione postula la sottoscrizione, da parte del soggetto che vi si sottopone, di un modulo per il “consenso informato” che risulta però estorto con la minaccia della sospensione dalla professione e della retribuzione, né informato in quanto non sono note le controindicazioni a lungo termine che potrebbero derivare dalla somministrazione dei vaccini. Si tratterebbe quindi di un trattamento sanitario imposto per il quale non vi è la garanzia che non arrechi, nemmeno potenzialmente, danni alla salute di colui che è costretto a sottoporvisi i quali non siano predefiniti nella loro natura, di lieve entità e temporanei”.

I medici no vax si dolgono poi della violazione dei principi di uguaglianza, ragionevolezza e proporzionalità. La misura dell’obbligatorietà del vaccino per gli operatori sanitari “non sarebbe idonea al raggiungimento degli scopi che si propone e, in ogni caso, comporterebbe un eccessivo sacrificio ai contrastanti interessi meritevoli di tutela (diritto alla salute e all’autodeterminazione) a fronte della possibilità di impiegare e privilegiare misure come l’uso di dispositivi di protezione che, pur raggiungendo il medesimo scopo, consentirebbero il rispetto dei predetti diritti. Non esisterebbe poi garanzia circa l’idoneità della vaccinazione ad evitare la trasmissione della malattia”.

L’obbligo vaccinale risulterebbe altresì in contrasto con il principio di uguaglianza di cui all’articolo 3 della Costituzione: i medici no vax lamentano che “la conseguenza prevista per l’inadempimento dell’obbligo vaccinale, ovvero la sospensione dall’esercizio della professione, contrasterebbe con la tutela del lavoro e del lavoratore”.

All’udienza del 2 febbraio scorso la causa è stata trattenuta in decisione con la sentenza pubblicata nei giorni scorsi. Nella sentenza il Tar regionale della Toscana dissente anche da alcune pronunce di altri tribunali amministrativi, Veneto e Friuli in particolare, che avevano comunque respinto i ricorsi dei medici no vax e questo apre le porte, quasi sicuramente, a una futura sentenza dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato che dovrà “mettere ordine” tra le diverse pronunce, come fa la Cassazione a sezioni unite nei giudizi ordinari.

Insomma la battaglia tra no vax e il resto del mondo prosegue senza tregua.

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