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Cinghiali, gli attacchi non risparmiano nemmeno la vendemmia in Garfagnana

Lo sfogo del presidente Coldiretti che ha subito un grave danno nel suo vigneto, il più alto di tutta la Toscana

Nemmeno la vendemmia resta esente dagli attacchi dei cinghiali. Il bilancio è ancora quello di un dramma in Garfagnana.

“Grazie ai nostri amici cinghiali, cervi, caprioli, tassi, volpi, uccelli che nonostante dissuasori ed elettrorecinsioni hanno banchettato con i frutti del nostro sudore e dei soldi spesi in due anni per rimetterla in produzione. Ora basta”: è il duro sfogo di Andrea Elmi, presidente-viticoltore di Coldiretti che ha affidato ai social la sua testimonianza diretta, vissuta in prima persona, nell’Alta Garfagnana, a Careggine. La sua vigna, a 1.050 metri, con vista sulla Monte Pania, è la più alta di tutta la regione. La sua vendemmia l’ultima della Toscana. Gli ultimi grappoli di riesling, vitigno a bacca bianca molto diffuso nell’Alsazia, saranno infatti staccati tra la fine di ottobre e gli inizi di novembre.

“Vendemmia 2021? Ottima qualità ma ma purtroppo questo sarà’ il ricordo: una vigna da 15 quintali d’uva che ha fruttato solo 8 cassette. 1000 piante: una dopo l’altra è sempre cosi”. Il danno economico causato dalla presenza fuori controllo, ormai denunciata quasi quotidianamente dagli agricoltori in tutta la Toscana e diventata emergenza sociale sulle strade cittadine, è diventata una consuetudine. Secondo Coldietti in Toscana il rapporto tra la popolazione residente nella nostra regione (3,7 milioni di persone) e il numero di questi ungulati a spasso, che ha raggiunto la cifra record di 450.000 esemplari è uno a otto. I risarcimenti coprono più o meno il 50 per cento delle perdite subite dagli agricoltori ma i danni reali, non denunciati, sono molti di più. “E la domanda sorge spontanea. – scrive ancora Elmi sulla sua pagina dove incassa la solidarietà di tanti altri agricoltori – Se così fosse stato anche in passato: una vigna che è qui da più di cent’anni sarebbe ancora qui oggi? Poniamocela oggi questa domanda pensando al futuro prima che sia troppo tardi. E’ davvero l’ora di risolvere questo problema perché non si può’ pensare ad un agricoltura del futuro se non si risolve questa piaga del presente. Ora basta”.

Nel frattempo la presenza dei cinghiali, che durante il lockdown si sono moltiplicati indisturbati raggiungendo ormai la popolazione di mezzo milione di esemplari stimati (+15%), è sempre più un pericolo sulle strade. I cinghiali sono la causa di 1 incidente ogni 48 ore. Negli ultimi dieci anni il numero di incidenti gravi con morti e feriti causati da animali è praticamente raddoppiato (+81%) sulle strade provinciali secondo la stima Coldiretti su dati Aci Istat. L’ultimo caso nella Piana di Lucca, a Capannori, dove un’auto di una donna si è scontrata con un cinghiale per fortuna senza conseguenze gravi.

Coldiretti torna a chiedere misure straordinarie con la piena applicazione della possibilità, da parte degli agricoltori, di poter intervenire direttamente sui propri terreni così come previsto dalla modifica della delibera 310/2016. Ma non basta.

Da tempo Coldiretti chiede al parlamento di modificare la legge quadro sulla caccia n. 157 prevedendo opportune norme che consentano di intervenire per ridurre efficacemente il numero di nutrie, piccioni, corvidi e cinghiali. Proposta di modifica che è stata avanzata, anche recentemente, in un incontro con il Prefetto di Lucca.

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