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Assolto in via definitiva e interdittiva antimafia annullata, ma il Tar respinge la richiesta di risarcimento danni

Per il tribunale amministrativo non ci fu "negligenza inescusabile da parte della prefettura"

Assolto dalla giustizia penale definitivamente, annullata anche l’interdittiva antimafia a carico della sua azienda, ma il Tar, pur ammettendo l’errore, respinge la richiesta di risarcimento danni.

Pietro Raffaelli era stato negli anni scorsi al centro di alcune vicende giudiziarie tutte risolte a suo favore nella varie sedi ma i giudici amministrativi non hanno accolto la sua istanza di risarcimento danni richiesti alla prefettura di Lucca e quindi al Viminale per l’interdittiva antimafia che aveva bloccato le sue attività imprenditoriali.

L’imprenditore nell’agosto 2016, era titolare e socio unico di due imprese, entrambe con sede in Camporgiano, in provincia di Lucca. La prima, nell’anno 2015, aveva acquisito la disponibilità da una società agricola di un complesso aziendale comprendente un immobile turistico sempre Camporgiano, e nel maggio 2016 aveva stipulato con la seconda un contratto di partecipazione per la gestione di parti di edifici dell’agriturismo da destinare all’accoglienza di migranti. Le imprese stipularono distinte convenzioni per la messa a disposizione di posti per la prima accoglienza degli stranieri in un agriturismo con un consorzio e una società le quali però, a causa dell’intervento dell’interdittiva antimafia avevano deciso di recedere dal rapporto lavorativo. Secondo l’amministrazione emergeva un probabile tentativo di infiltrazione mafiosa. Ma nel 2019 gli ermellini avevano cassato senza rinvio la sentenza della Corte di appello di Firenze del gennaio 2018 che aveva condannato Pietro Raffaelli ed i suoi familiari e sottoposto tutti i loro beni a sequestro finalizzato alla confisca, in relazione alla ritenuta sussistenza in capo a Raffaelli della partecipazione ad associazione mafiosa e riciclaggio. Assoluzione definitiva per lui.

Nello stesso anno anche il Tar aveva annullato l’interdittiva antimafia ma ora in sede di ricorso per il risarcimento del danno i giudici amministrativi non hanno accolto le sue richieste. Si legge infatti in sentenza: “Non si ritiene conclusivamente che nel caso in esame sussistano elementi tali da poter ritenere l’esistenza di negligenza inescusabile da parte dell’amministrazione, come evidenziato anche dalla motivazione che assiste la decisione di compensare le spese nel processo di annullamento la quale non costituisce formula di stile, bensì valutazione in ordine alla difficoltà dei dati fattuali e della loro interpretazione”.

Ma per il risarcimento dei danni richiesti da Raffaelli al Viminale e alla prefettura di Lucca per l’interdittiva antimafia poi annullata l’ultima parola spetterà al Consiglio di Stato.

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