Da 20 giorni in casa con il papà che necessita di analisi, fanno il tampone ma “non è valido”

Il racconto di un figlio: "La nostra dottoressa è rimasta stupita. Vogliamo far sapere la nostra storia affinché non accada ad altri"

Un’odissea infinita in attesa degli esiti del secondo tampone per una famiglia di Corsagna, nel comune di Borgo a Mozzano. Un nucleo familiare di quattro persone – risultato positivo al coronavirs – costretto a rimanere in casa dallo scorso 30 ottobre, con la preoccupazione per il padre: “È sulla sedia a rotelle con gravi patologie – aveva raccontato n figlio al Serchio in Diretta lo scorso venerdì – e dovrebbe fare analisi di controllo di routine tutte le settimane. Temiamo per la sua salute“.

Una famiglia da 16 giorni in casa in attesa del tampone chiede aiuto: “Temiamo per la salute di papà”

Dopo l’articolo qualcosa si è smosso, ma la famiglia è incredibilmente ancora in attesa: “Grazie al nostro medico di famiglia – racconta il figlio – sono riuscito a prendere l’appuntamento per il tampone sulla piattaforma Usl per lunedì (16 novembre) al Campo di Marte. Come impegnativa da impegnativa del dottore facciamo il tampone naso faringeo. La sera per caso guardo sulla piattaforma internet dell’Usl: io e mio fratello siamo risultati negativi, mentre mio padre e mia madre niente. Però il problema non è che mi mancavano i due risultati, che sono arrivati il giorno (anche loro negativi). Il problema è che hanno scritto sul risultato dei tamponi test rapido e per legge non è valido per avere il certificato per uscire dall’isolamento. La dottoressa è rimasta stupita”.

La famiglia ha dovuto fare un secondo tampone: “Oggi pomeriggio – prosegue il racconto del figlio -, grazie alla mia dottoressa, siamo riusciti a fare un nuovo tampone al Susie Clarke a Bagni di Lucca. Domani scadrebbe il termine dei 21 giorni a casa, ma non è detto che ti possano dare il via libera: la mia dottoressa ha detto di aspettare l’esito del tampone perché non può giustamente dichiarare il falso. Senza il tampone mio papà deve stare in casa e non può fare analisi. È una vergogna, noi siamo disperati”.

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